giovedì 30 settembre 2010

Amare, la preghiera dell'adolescente - Padre Michel Quoist *

Signore, vorrei amare, ho bisogno d'amare.
Tutto il mio essere non è che desiderio:
il mio cuore, il mio corpo,
si protendono nella notte verso uno sconosciuto da amare.

Le mie braccia brancicano nell'aria verso uno sconosciuto da amare.
Sono solo mentre vorrei essere due.
Parlo e nessuno è presente ad ascoltarmi.
Vivo e nessuno coglie la mia vita.

Perché essere così ricco e non aver nessuno da arricchire?
Donde viene quest'amore? Dove va?
Vorrei amare, Signore,

ho bisogno d'amare.
Ecco stasera, Signore, tutto il mio amore inutilizzato.

Ascolta, Mio caro, fermati,
fai, in silenzio, un lungo pellegrinaggio fino in fondo al tuo cuore.

Cammina lungo il tuo amore nuovo,
così come si risale un ruscello per scoprirne la sorgente.
E al termine, laggiù in fondo, nell'infinito mistero della tua
anima turbata, Mi incontrerai,
perché io mi chiamo Amore piccolo,
ed Io non sono altro che Amore, da sempre,
E l'amore è in te.

Io ti ho fatto per amare, per amare eternamente.
Ed il tuo amore sarà un altro te stesso.

Lei sta cercando;

Rassicurati, è già sulla tua strada,
In cammino da sempre,

sulla strada del Mio Amore.
Bisogna aspettare il suo passaggio,
lei si avvicina,

tu ti avvicini,
vi riconoscerete,
perché Io ho fatto il suo corpo per te,
ho creato il tuo per lei,

ho fatto il tuo cuore per lei, ho creato il suo per te,
e voi vi state ricercando nella notte,
nella mia notte che diventerà luce
se voi avrete fiducia in Me.

Conservati per lei, piccolo mio,

come lei si conserva per te.
Io vi custodirò l'uno per l'altra,
e, giacché hai fame d'amore,
ho posto sul tuo cammino tutti i tuoi fratelli da amare.

Credimi, è un lungo tirocinio l'amore,
e non vi sono diverse specie di amore:
Amare, vuol sempre solo dire abbandonare se stessi
per darsi agli altri.....

Signore, aiutami a dimenticarmi per gli uomini miei fratelli,
perché dando me stesso impari ad amare.


(Padre Michel Quoist)

http://leggoerifletto.blogspot.com/2010/09/lamore-non-e-gia-fatto-si-fa.html


Foto by Pierpaolo Lo Monaco - Indonesia 2010





Buona giornata a tutti. :-)



mercoledì 29 settembre 2010

Inno alla Vergine - Dante Alighieri *

Vergine Madre,
figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo Fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’eterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridiana face
di caritate; e giuso, intra i mortali,
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disianza vuol volar sanz’ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate.

Dante, Paradiso XXXIII, 1-21

Incoronazione della Vergine in Paradiso
Antonio Vivarini e Giovanni D’Alemagna
1444 - Venezia, Chiesa di san Pantalon
"Vergine e madre, figlia di Dio e madre di Dio, la più umile di tutte le creature (nella Bibbia Maria si era proclamata «ancilla Dei», "serva di Dio") e la più alta (la creatura umana più vicina alla divinità), oggetto di un decreto eterno di Dio, tu sei colei che nobilitasti tanto la natura umana che il suo Artefice non disdegnò di farsi propria creatura: nel tuo ventre si riaccese l'amore grazie al quale è fiorita questa rosa (la Candida Rosa ove siedono i beati); qui in Paradiso sei luminosa guida di carità, e in terra inesauribile fonte di speranza. Signora («donna», dal latino domina, "padrona") sei tanto grande e potente che chiunque voglia una grazia e non ricorra a te, desidera volare senza ali: la tua bontà non solo soccorre chi prega, ma molte volte spontaneamente previene la  richiesta; in te si concentra tutto ciò che di buono vi è nei mortali (misericordia, pietà, magnificenza e ogni virtù, introdotte dall'anafora «in te ...»).

Domenico da Michelino, Dante e Firenze, Duomo

 Buona giornata a tutti. :-)

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martedì 28 settembre 2010

Ti amo.... - Nazim Hikmet *

Ti amo come se mangiassi il pane
spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l'acqua con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so che cosa contenga e da chi pieno di gioia
pieno di sospetto agitato
ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me quando

il crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.


(Nazim Hikmet)


Buona giornata a tutti. :-)



Nazim Hikmet - Biografia

Nazim Hikmet (Salonicco, 20 novembre 1902 - Mosca, 3 giugno 1963). Premio Nobel per la Pace  nel 1950. Nacque a Salonicco (oggi Grecia) nel 1901, città della quale il nonno paterno era stato governatore. La famiglia era benestante, il padre Nazim Hikmet Bey (già console ad Amburgo) era funzionario di stato e la madre, Aisha Dshalila, pittrice. Studiò nel liceo di lingua francese di Galatasaray (Istanbul). Fu esponente di spicco della cultura turca del '900 ed uno dei primi poeti, in quel paese, ad adottare il verso libero. Divenuto, in vita, uno dei poeti turchi più conosciuti in occidente, riconosciuto dalla comunità internazionale come il primo poeta turco moderno, le sue opere sono state tradotte in più di cinquanta lingue. Si iscrisse al partito comunista turco all'inizio degli anni '20. Nel 1922, fu condannato per marxismo, nella realtà venne condannato per le sue idee, infatti fu uno dei pochi scrittori celebri a denunciare il  massacro degli  armeni del 1915-1922. Dovette trasferirsi in Russia in esilio volontario; paese verso il quale lo spinse certamente anche il fascino della recente rivoluzione d'Ottobre. Poté tornare in Turchia soltanto nel 1928, a seguito dell'amnistia generale, ma, una volta in patria, dato che il partito comunista era stato dichiarato fuorilegge, si trovò sotto costante sorveglianza da parte della polizia e dei servizi segreti; continuamente incarcerato per una serie di reati spesso totalmente pretestuosi (una volta, ad esempio, fu arrestato per affissione illegale di manifesti politici). Nel 1938 fu nuovamente arrestato, per attività anti-naziste e anti-franchiste e con l'accusa di aver tentato di incitare, con le sue opere, la marina turca alla rivolta. Questa volta la condanna fu molto dura: 28 anni di carcere (a dimostrare che, a torto o a ragione, il potere teme più la penna che la spada...). In prigione, dove sarebbe rimasto per quattordici anni, colpito da un primo infarto, scrisse le sue opere più belle, tra cui il capolavoro assoluto "Paesaggi Umani" (1941-1945). Fu  rimesso in libertà nel 1949 per intercessione di una commissione internazionale che comprendeva, tra gli altri, Jean-Paul Sartre,  Pablo Ricasso, Triastn Tzara, Paul Robenson e dopo uno sciopero della fame di diciotto giorni reso ancora più drammatico dal recente attacco cardiaco. Nel 1950, Hikmet, ricevette il premio Nobel per la Pace; ma già l'anno successivo fu costretto a fuggire a Mosca. In Turchia la sua figura fu messa al bando e a nessun editore  fu concesso di pubblicare  sui libri e ne fu proibita anche la vendita. I libri, stampati all'estero, poterono circolare solo clandestinamente. Nel 1959 perse  la cittadinanza turca e  accettando  l'offerta della Polonia, prese il passaporto e, in seguito, la cittadinanza  polacca. Morì a Mosca, il 3  giugno 1963 in seguito ad una crisi cardiaca.




fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Naz%C4%B1m_Hikmet

lunedì 27 settembre 2010

Io la ricordo così.....+ Cardinale Angelo Comastri

Mi guardò con due occhi limpidi e penetranti.
Poi mi chiese: «Quante ore preghi ogni giorno?». Rimasi sorpreso da una simile domanda e
provai a difendermi dicendo: «Madre, da lei
mi aspettavo un richiamo alla carità, un invito ad amare di più i poveri. Perché mi chiede
quante ore prego?». Madre Teresa mi prese le mani e le strinse tra le sue quasi per
trasmettermi ciò che aveva nel cuore; poi mi confidò: «Figlio mio, senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri!
Ricordati: io sono soltanto una povera donna che prega.
Pregando, Dio mi mette il Suo Amore nel cuore e così posso amare i poveri. Pregando!»
Non ho più dimenticato questo incontro: il segreto di Madre Teresa
sta tutto qui. Ci siamo rivisti tante altre volte (l'ultima il 22 maggio scorso), ma ogni azione e ogni decisione di Madre Teresa li ho trovati meravigliosamente coerenti con questa convinzione di fede:
«Pregando, Dio mi mette il Suo Amore nel cuore, e così …».
Nel 1979 ricevette il Premio Nobel per la Pace: lo accolse stupendosi
e restando quietamente piccola nelle mani di Dio. Andò a ritirare il premio con la corona del Santo Rosario stretta tra le grosse mani, abituate alla fatica del lavoro e alla dolcezza della carezza: nessuno osò rimproverarla per il suo affetto verso la Madonna, neppure in
una terra rigidamente luterana!
Tornando da Oslo Madre Teresa fece tappa a Roma. Vari giornalisti
si accalcarono nel cortile esterno della povera dimora delle Missionarie della Carità sul Monte Celio. Madre Teresa non si sottrasse ai giornalisti, ma li accolse come figli, mettendo nella mano di ciascuno una piccola medaglia dell'Immacolata. I giornalisti furono generosi in foto e domande; una domanda fu un po' birichina: «Madre, lei ha settanta anni! Quando lei morirà, il mondo sarà come prima. Che cosa è cambiato dopo tanta fatica?» Madre Teresa avrebbe potuto reagire con un po' di santo sdegno ed invece fece un sorriso luminoso, come se le avessero dato un bacio affettuosissimo. E aggiunse: «Vede, io non ho mai pensato di poter cambiare il mondo! Ho cercato soltanto di essere una goccia di acqua pulita, nella quale potesse brillare l'amore di Dio.
Le pare poco?».
Il giornalista non riuscì a rispondere, mentre attorno alla Madre
si era creato il silenzio dell'ascolto e della emozione. Madre Teresa riprese la parola e chiese al giornalista "sfacciatello":
«Cerchi di essere anche lei una goccia pulita e così saremo in due.
È sposato?». «Sì, Madre». «Lo dica anche a sua moglie e così
saremo in tre. Ha dei figli?». «Tre figli, Madre». «Lo dica anche
ai suoi figli e così saremo in sei …».
Non c'era bisogno di aggiungere altro: Madre Teresa aveva
detto chiaramente che ognuno di noi ha in mano un piccolo, ma indispensabile capitale d'amore; è questo personale capitale
d'amore che dobbiamo preoccuparci di investire: il resto è
divagazione inutile o polemica sterile o maschera di disimpegno.
Nel 1988 venne a Porto Santo Stefano (GR), dove ero parroco: fu un dono immenso, inatteso, meraviglioso. Era il 18 maggio e il cielo, dopo una insolita burrasca, era tornato limpido e azzurro, confondendosi con il mare sorridente. Madre Teresa fissò come una bambina lo scenario unico del Monte Argentario e parlò così: «Come è bello questo luogo! In un luogo così bello, anche voi dovreste preoccuparvi di avere anime belle». Bastarono queste parole per far scattare una attenzione e una vibrazione del cuore di oltre ventimila persone. Madre Teresa, allora, con la coerenza della fede, aggiunse:
«La vita è il più grande dono di Dio. È per questo che è penoso vedere quanto accade oggi: la vita viene volontariamente distrutta dalle guerre, dalla violenza, dall'aborto. E noi siamo creati da Dio per cose più grandi: amare ed essere amati! Il più grande distruttore di pace nel mondo è l'aborto. Se una madre può uccidere il proprio figlio nella culla del suo grembo, chi potrà fermare me e te nell'ucciderci reciprocamente?».
Queste parole sembravano raggi luminosi lanciati nel cielo buio: ciascuno si sentiva scoperto e ogni briciola di egoismo bruciava e diventava salutare rimprovero. Al termine della Veglia di Preghiera accadde un fatto, che ho sempre vivo nella memoria, ricordandolo, ancora mi emoziono profondamente. Un ricco industriale mi aveva manifestato l'intenzione di regalare a Madre Teresa la sua villa per accogliere i malati di Aids ed aveva in mano le chiavi per consegnarle alla Madre. Riferii la proposta a Madre Teresa, che prontamente rispose: «Debbo pregare, debbo pensarci: non so se è cosa buona portare i malati di Aids in un luogo di grande turismo. E se fossero rifiutati? Soffrirebbero due volte!». Quale saggezza! Quale libertà interiore!
Però a tutti noi, uomini di poca fede, sembrava che Madre Teresa stesse per perdere una bella e rara occasione. Un distinto signore, che aveva assistito al dialogo, si sentì in dovere di consigliare: «Madre, intanto prenda la chiave e poi si vedrà…». Madre Teresa, senza alcuna esitazione, forse sentendosi ferita in ciò che aveva di più caro e di più prezioso, chiuse il discorso dicendo risolutamente: «No, signore! Perché ciò che non mi serve, mi pesa!»
Queste parole sono un capolavoro. Mi richiamarono alla memoria ciò che San Bonaventura scrisse riguardo a San Francesco: «Nessuno amò tanto la ricchezza, quanto Francesco amò la povertà!». Madre Teresa era così. Era un limpido fiume di fede che sbocciava in opere di carità: la fede, e soltanto la fede, stava alla sorgente del suo agire.
Nel 1991, sempre nel mese di maggio, venne a Massa Marittima (GR). Con mia grande sorpresa mi comunicò la decisione di aprire a Piombino una casa per le Suore Contemplative delle Missionarie della Carità: «Pregheranno davanti a Gesù nel Tabernacolo – mi disse – e così si diffonderà attorno la luce della bontà. Ci vogliono cuori puri per accogliere l'Amore! Cuori puri!».
Da Massa Marittima, in elicottero, andammo all'Isola d'Elba per un secondo incontro di preghiera. Durante il tragitto indicavo a Madre Teresa i vari luoghi della costa tirrenica, mentre lei inviava a tutti il regalo di un'Ave Maria. A un certo punto un uomo, che ci accompagnava nel volo, cadde in ginocchio accanto a me e, con voce tremante, mi disse: «Padre, io non so che cosa mi stia accadendo! Mi sembra che Dio, Dio stesso mi stia guardando attraverso gli occhi di quella donna».
Riferii subito alla Madre le parole appena ascoltate. Ella, con tranquillità disarmante, commentò: «Gli dica che Dio lo sta guardando da tanto tempo: era lui che non se ne accorgeva…! God is love: Dio è Amore!». E, rivolta all'uomo, gli strinse la mano con affetto e gli consegnò alcune medagliette della Madonna: sembravano baci, che portavano il profumo dell'amore di Dio. Madre Teresa era così: semplice, umile, limpida, evangelicamente trasparente.
Il 22 maggio scorso mi scrisse un messaggio per la VI Giornata Mondiale del Malato, che verrà celebrata a Loreto l'11 febbraio 1998. Il messaggio dice così: «Cari fratelli e sorelle che soffrite! Voi siete così vicini al cuore di Gesù Crocifisso che, senza staccarsi dalla Croce, egli può baciarvi e parteciparvi il Suo Amore. Siate Santi! Tutti per Gesù attraverso Maria». È il suo testamento: amare… amare! Lasciando però che sia Gesù, Volto e Presenza dell'Amore di Dio, a riempirci di Carità!
+ Cardinale Angelo Comastri
Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano

fonte: http://www.vatican.va/jubilee_2000/magazine/documents/ju_mag_01091997_p-18_it.html


domenica 26 settembre 2010

Come nacque la lettera T - Testa Annamaria

Molto ma moooolto tempo fa il mondo non esisteva ancora.
Non c'erano nè alberi nè montagne nè città nè bambini nè mamme nè giocattoli nè patatine o marmellata. Proprio niente.
C'era un grande vuoto, un pò blu e un pò celestino, e lì in mezzo c'era solo un trattino verticale luminoso.
Il trattino luminoso era una lettera I.
La lettera galleggiava nel vuoto perchè non c'erano neanche la terra o il cielo, neanche le stelle o le montagne. Galleggiava nel vuoto, faceva le capriole e diceva, Io, Io, Io, Io..........
Io, Io, Io, si perdeva nel vuoto un pò blu e un pò celestino.
Così la lettera I sussurrava Io, canticchiava Io, strillava Io, Io, Io.........
E mentre lo sussurrava o lo strillava qualche volta le sembrava di cadere, qualche volta le sembrava di volare. All'inizio fu molto divertente.
Ma dopo un pò di tempo la lettera I comunciò a sentirsi stanca.
Pigolò Io, Io ancora un pò di volte, sempre più piano, e poi si addormentò.
Quando si svegliò (non esisteva ancora il tempo, e quindi non poteva capire quanto a lungo aveva dormito) la lettera I sapeva di aver fatto un sogno, ma non si ricordava com'era. Sapeva solo che si sentiva un pò triste, lì da sola in mezzo a tutto quel blu e a quel celestino.
Io, Io, e fece una capriola. Non cambiava niente.
Io, Io, e provò a volare e a sprofondare. Non cambiava niente.
Fu allora che la lettera I si fermò, mentre tutto il niente sembrava girarle attorno.
Si fermò e allargò le braccia.
Si fermò e allargò le braccia perchè avrebbe voluto qualcuno da abbracciare.
Così da una I che allargava le braccia perchè si sentiva sola nacque, nel vuoto che girava, una lettera T. la lettera T diceva Tu, Tu, Tu.
Quando T e I, Tu e Io, furono di fronte capirono di essere due cose ma anche una cosa sola, e si dissero "Io", "Tu", e si scambiarono di posto, e cominciarono a fare le capriole insieme, allora nacque il mondo.
A ogni capriola nasceva qualcosa: nacquero le galline, le stelle, la signora Clotilde che abitava al piano di sotto, le patatine, le rose, le mamme e i papà, il cioccolato, i libri, i pompieri.
Fu così che dalle capriole di T e I, Tu e Io, nacquero anche tutte le parole e tutte le storie che Tu mi racconti, che Io ti racconto.

(Annamaria Testa)


giovedì 23 settembre 2010

Le mie mani - Charles Singer

Le mie mani, coperte di cenere,
segnate dal mio peccato e da fallimenti,
davanti a te, Signore, io le apro,
perché ridiventino capaci di costruire
e perché tu ne cancelli la sporcizia.
Le mie mani, avvinghiate ai mie possessi
e alle mie idee già assodate,
davanti a te, o Signore, io le apro,
perché lascino andare i miei tesori...
Le mie mani, pronte a lacerare e a ferire,
davanti a te, o Signore, io le apro,
perché ridiventino capaci di accarezzare.
Le mie mani, chiuse come pugni di odio e di violenza,
davanti a te, o Signore, io le apro,
deponi in loro la tua tenerezza.
Le mie mani, si separano dal loro peccato,
davanti a te, o Signore, io le apro: attendo il tuo perdono.


(Charles Singer)

Isaac Bashevis Singer,  nasce a Radzymin [Polonia] nel 1904. Di ascendenza rabbinica, trascorse l'infanzia nel quartiere popolare di Varsavia dove il padre aveva il suo "Beth Din" (tribunale religioso ebraico).  Premio Nobel per la letteratura nel 1978 con questa motivazione: "for his impassioned narrative art which, with roots in a Polish-Jewish cultural tradition, brings universal human conditions to life".


Mani di un apostolo di A.Durer

mercoledì 22 settembre 2010

Preghiera Semplice - attribuita a San Francesco d'Assisi *

Signore,
 fa di me uno strumento della Tua Pace:
dove è odio, fa ch'io porti l'Amore,
dove è offesa, ch'io porti il Perdono,
dove è discordia, ch'io porti l'Unione,
dove è dubbio, ch'io porti la Fede,
dove è errore, ch'io porti la Verità,
dove è disperazione, ch'io porti la Speranza,
dove è tristezza, ch'io porti la Gioia,
dove sono le tenebre, ch'io porti
la Luce.
O Divino Maestro
, fa che io non cerchi tanto:
ad esser consolato, quanto a consolare;
ad essere compreso, quanto a comprendere;
ad essere amato, quanto ad amare.
Poiché, così è:
Dando, che si riceve;

Dimenticando che si trova comprensione
Perdonando, che si è perdonati;
Morendo, che si risuscita a Vita Eterna.

(Preghiera attribuita dalla tradizione a san Francesco d'Assisi)



Buona giornata a tutti. :-)

martedì 21 settembre 2010

Non ti arrendere mai - Papa San Leone Magno

Non ti arrendere mai,
neanche quando la fatica si fa sentire,
neanche quando il tuo piede inciampa,
neanche quando i tuoi occhi bruciano,
neanche quando i tuoi sforzi sono ignorati,
neanche quando la delusione ti avvilisce,
neanche quando l'errore ti scoraggia,
neanche quando il tradimento ti ferisce,
neanche quando il successo ti abbandona,
neanche quando l'ingratitudine ti sgomenta,
neanche quando l'incomprensione ti circonda,
neanche quando la noia ti atterra,
neanche quando tutto ha l'aria del niente,
neanche quando il peso del peccato ti schiaccia...
 Invoca il tuo Dio, stringi i pugni, sorridi... e ricomincia!
 (+Papa San Leone Magno)

Nel 1754 papa Benedetto XIV lo innalzò alla dignità di dottore della Chiesa (doctor ecclesiae). La Chiesa Cattolica Romana, fino al 1971, celebrava la sua festa l' 11 aprile. Da quella data in poi, invece, la memoria viene celebrata il 10 novembre. Le Chiese Ortodosse orientali lo commemorano, invece, il 18 febbraio.

Per saperne di più leggiamo il discorso che  Papa Benedetto XVI  ha tenuto nell'Udienza Generale di mercoledì, 5 marzo 2008 http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2008/documents/hf_ben-xvi_aud_20080305_it.html

lunedì 20 settembre 2010

Ci impegniamo noi e non gli altri - don Primo Mazzolari *

Ci impegniamo noi e non gli altri
unicamente noi e non gli altri,
né chi sta in alto né chi sta in basso,
né chi crede né chi non crede.
Ci impegniamo
senza pretendere che altri s’impegnino,
con noi o per suo conto,
come noi o in altro modo.
Ci impegniamo
senza giudicare chi non s’impegna,
senza accusare chi non s’impegna,
senza condannare chi non s’impegna,
senza disimpegnarci perche altri non s’impegna.
Ci impegniamo
perche non potremmo non impegnarci.
C’è qualcuno o qualche cosa in noi,
un istinto, una ragione, una vocazione, una grazia,
più forte di noi stessi.
Ci impegniamo
per trovare un senso alla vita,
a questa vita, alla nostra vita,
una ragione che non sia una delle tante ragioni,
che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore.
Si vive una sola volta
e non vogliamo essere “giocati”.
in nome di nessun piccolo interesse.
Non ci interessa la carriera,
non ci interessa il denaro,
non ci interessa la donna o l’uomo
se presentati come sesso soltanto,
non ci interessa il successo né di noi né delle nostre idee,
non ci interessa passare alla storia.
Ci interessa di perderci
per qualche cosa o per qualcuno
che rimarrà anche dopo che noi saremo passati
e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci.
Ci impegniamo
a portare un destino eterno nel tempo,
a sentirci responsabili di tutto e di tutti,
ad avviarci, sia pure attraverso un lungo errare,
verso l’amore.
Ci impegniamo
non per riordinare il mondo,
non per rifarlo su misura, ma per amarlo;
per amare
anche quello che non possiamo accettare,
anche quello che non è amabile,
anche quello che pare rifiutarsi all’amore,
poiche dietro ogni volto e sotto ogni cuore
c’è, insieme a una grande sete d’amore,
il volto e il cuore dell’amore.
Ci impegniamo
perché noi crediamo all’amore,
la sola certezza che non teme confronti,
la sola che basta per impegnarci perpetuamente.

(don Primo Mazzolari)
http://leggoerifletto.blogspot.com/2010/10/so-di-essere-amato-don-primo-mazzolari.html

Primo Mazzolari, la sorella Giuseppina e Arcigatto
 (Fondazione don Primo Mazzolari, www.fondazionemazzolari.it)




Buona giornata a tutti. :-)

sabato 18 settembre 2010

Il perdono dei peccati……- Papa Giovanni Paolo II

Il perdono dei peccati sperimentato per la prima

volta nel Battesimo è un bisogno ricorrente nella vita

di ogni cristiano.

Far rinascere un adeguato senso del

peccato è il primo passo da compiere per affrontare

in modo decisivo la grave crisi spirituale che incombe

 attualmente su uomini e donne,

una crisi che possiamo ben descrivere come

“un’eclissi della coscienza”

(Papa Giovanni Paolo II)
fonte: Il Perdono, pensieri d'amore e di misericordia, Sonzogno Editore

Una donna vietnamita chiede perdono dei propri peccati
a un confessionale "portatile" (foto AP/R. VOGEL).

venerdì 17 settembre 2010

La giovinezza….- Generale Douglas Mac Arthur *

La giovinezza non è un periodo della vita
essa è uno stato dello spirito,
un effetto della volontà,
una qualità dell’immaginazione,
un’intensità emotiva,
una vittoria del coraggio sulla timidezza,
del gusto dell’avventura sull’amore del conforto.

Non si diventa vecchi per aver vissuto un certo numero di anni,
si diventa vecchi perché si è abbandonato il nostro ideale.

Gli anni aggrinziscono la pelle,
la rinuncia al nostro ideale aggrinzisce l’anima.

Le preoccupazioni, le incertezze, i timori e i dispiaceri
sono i nemici che, lentamente, ci fanno piegare verso la terra
e diventare polvere prima della morte.

Giovane è colui che si stupisce e si meraviglia,
che domanda come un ragazzo insaziabile: “E dopo?”
che sfida gli avvenimenti e trova la gioia nel gioco della vita.

Voi siete così giovani come la vostra fede,
così vecchi come la vostra incertezza,
così giovani come la vostra speranza,
così vecchi come il vostro scoramento.

Voi resterete giovani fino a quando resterete ricettivi,
ricettivi a ciò che è bello, buono e grande,
ricettivi ai messaggi della natura, dell’uomo, dell’infinito.
Se un giorno il vostro cuore dovesse essere morso dal pessimismo
e corroso dal cinismo,
possa Dio aver pietà delle vostre anime di vecchi.

(Generale Douglas Mac Arthur)

Discorso ai cadetti di West Point - 1945

mercoledì 15 settembre 2010

A voi inquieti di Dio…. - don Tonino Bello

E ora, visto che mi sono messo ad assicurare preghiere un po' per tutti,
vorrei rivolgermi anche a voi che,
pur non essendovi mai allontanati da Dio,
non riuscite ugualmente a trovargli posto nella vostra vita.
Per sé parrebbe un controsenso.
Perché Dio è la fontana della Pace,
e chi si lascia da lui possedere non può soffrire i morsi dell'inquietudine.
Però sta di fatto che, o per difetto di affido alla sua volontà,
o per eccesso di calcolo sulle proprie forze,
o per uno squilibrio di rapporti tra debolezza e speranza,
o chi sa per quale misterioso disegno,
è tutt’altro che rara la coesistenza di Dio con l’insoddisfazione cronica dello spirito.
 Mi rivolgo perciò a voi, icone sacre dell’irrequietezza,
per dirvi che un piccolo segreto di pace ce l’avrei anch’io da confidarvelo.
A voi, per i quali il fardello più pesante che dovete trascinare siete voi stessi.
A voi, che non sapete accettarvi e vi crogiolate nelle fantasie di un vivere diverso.
A voi, che fareste pazzie per tornare indietro nel tempo e dare un’altra piega all’esistenza.
A voi, che ripercorrete il passato per riesaminare mille volte gli snodi fatali delle scelte che oggi rifiutate.
A voi, che avete il corpo qui, ma l’anima ce l’avete altrove.
A voi, che avete imparato tutte le astuzie del «bluff» perché sapete che anche gli altri si sono accorti della vostra perenne scontentezza, ma non volete farla pesare su nessuno e la mascherate con un sorriso quando, invece, dentro vi sentite morire.
A voi, che trovate sempre da brontolare su tutto,
e non ve ne va mai a genio una,
e non c’è bicchiere d’acqua limpida che non abbia il suo fondiglio di detriti.
A tutti voi voglio ripetere: non abbiate paura.
La sorgente di quella pace, che state inseguendo da una vita,
mormora freschissima dietro la siepe delle rimembranze presso cui vi siete seduti.
Non importa che, a berne, non siate voi.
Per adesso, almeno.
Ma se solo siete capaci di indicare agli altri la fontana,
avrete dato alla vostra vita il contrassegno della riuscita più piena.
Perché la vostra inquietudine interiore si trasfigurerà in «prezzo da pagare» per garantire la pace degli altri.
O, se volete, non sarà più sete di «cose altre», ma bisogno di quel «totalmente Altro» che, solo,
può estinguere ogni ansia di felicità.
Vi auguro che stasera, prima di andare a dormire,
abbiate la forza di ripetere con gioia le parole di Agostino, vostro caposcuola:
«O Signore, tu ci hai fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te».
Buona notte.

(don Tonino Bello)


Foto by Pierpaolo Lo Monaco - Indonesia 2010