mercoledì 31 agosto 2011

Aiutaci a ritrovare noi stessi – Card. Angelo Comastri


Signore Gesù,
si sta spegnendo l’amore
e il mondo diventa freddo, inospitale, invivibile.
Spezza le catene
che ci impediscono di correre verso gli altri.
Aiutaci a ritrovare noi stessi nella carità.
Signore Gesù,
il benessere ci sta disumanizzando,
il divertimento
è diventato una alienazione, una droga,
e lo "spot" monotono di questa società
è un invito a morire nell’egoismo.
Signore Gesù,
riaccendi in noi la scintilla dell’umanità
che Dio ci pose nel cuore
all’inizio della creazione.
Liberaci dalla decadenza dell’egoismo
e ritroveremo subito
la gioia di vivere e la voglia di cantare.

(Card. Angelo Comastri)

1° maggio 2011
Santa Messa per la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II,
siamo tra Piazza San Pietro e Via della Conciliazione

martedì 30 agosto 2011

La Befana per la catechesi: carbone e cenere – don Tonino Lasconi *

E’ da tanto che ci penso,
ma quest’anno lo farò:
di cenere e carbone
le calze riempirò.
“A chi?”, voi mi chiedete.


A quelle catechiste
che han gli occhi sempre fissi
sui testi e i contenuti,
ma troppo poco sanno
sul conto dei bambini:
chi sono, cosa fanno,
da dove sono venuti.


Ai parroci  che spendono
per coppi e per mattoni,
ma non hanno una lira
per foto, dia e visori
che rendono efficaci
i messaggi più audaci.


A tutti i genitori
che scarrozzano i figli
a ginnastica artistica
ritmica e correttiva,
al karatè e alla scherma,
al calcio e a pallavolo,
a corsi di inglese,
ma per educarli nella fede,
tempo trovar non sanno.


Da tanto lo prometto
quest’anno lo farò:
a tutta questa gente
di cenere e carbone
le calze riempirò.

La Befana

Fonte: “Doppio clic sulla catechesi, buone idee, stimoli, spunti.." Tonino Lasconi, Ed. Paoline 2003


Buona giornata a tutti. :-)






lunedì 29 agosto 2011

Signore mio Dio, mia unica speranza – Sant’Agostino

Signore mio Dio,
mia unica speranza,
esaudiscimi e fa sì che non cessi di cercarti per stanchezza, ma cerchi sempre la tua faccia con ardore.
Dammi Tu la forza di cercare,
Tu che hai fatto sì di essere trovato e mi hai dato la speranza di trovarti con una conoscenza sempre più perfetta.
Davanti a Te sta la mia forza e la mia debolezza:
conserva quella, guarisci questa.
Davanti a Te sta la mia scienza e la mia ignoranza;
dove mi hai aperto ricevimi quando entro;
dove mi hai chiuso, aprimi quando busso.
Fa’ che mi ricordi di te,
che comprenda te,
che ami te.
Aumenta in me questi doni.

(Sant’Agostino)
Fonte: La Trinità XV, 28.51
Trinità (1425-1427)
Masaccio (1401-1428)
Basilica di Santa Maria Novella, Firenze, (Italy)

domenica 28 agosto 2011

“Carpe Diem” Prima Lezione – regia di Peter Weir

“Carpe diem”
I^ lezione : Cogliere l’attimo per rendere speciale la nostra esistenza

Fischiettando, il professor Keating entra in aula, si avvicina agli alunni, gira trai banchi e si dirige verso il fondo dell’aula, guadagnando l’uscita, poi, sporgendo la testa dentro, invita gli studenti a seguirlo fuori.

Keating: “Su, andiamo!”

Risatine ironiche da parte dei ragazzi.
Un alunno: “Dov’è andato?”
Un altro: “E chi lo sa!”
Molti: Dai, andiamo, su forza!”

I ragazzi si dirigono nell’atrio

Keating: “O Capitano, mio capitano!” Chi conosce questi versi? Non lo sapete? È una Poesia di Walt Whitman, che parla di Abramo Lincon. Ecco, in questa classe potete chiamarmi professor Keating o se siete un po’ più audaci, “O Capitano, mio Capitano”.
Ora dissiperò alcune voci anziché non inquinino i fatti. Certo, anch’io ho frequentato Welton e sopravvivo, comunque, a quel tempo non ero la mente eletta che avete di fronte, ero l’ equivalente intellettuale di un gracile corpicino. Andavo sulla spiaggia e tutti mi tiravano i libri di Byron in piena faccia. Allora, vediamo, Pitts, da qualcuno bisogna cominciare, dunque, chi di voi è Pitts? Molto bene, vuole aprire il suo libro a pagina 503?

Pitts: “O vergine cogli l’attimo che fugge?”

Keating: “Sì, proprio quella, è appropriata, no?”

Pitts. “Cogli la rosa quando è il momento, che il tempo, lo sai, vola e lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà”.

Keating: “Grazie mille, Pitts. “Cogli la rosa quando è il momento” in latino, invece, si dice “Carpe diem”. Chi lo sa che cosa significa?”

Maeks alza il dito e risponde: “Carpe diem, cioè cogli l’attimo”.

Keating: “Molto bene, signor?”

Maeks: “Maeks”.

Keating: “Maeks, mi ricorderò il suo nome. “Cogli l’attimo, cogli la rosa quando è il momento”. Perché il poeta usa questi versi?

Charlie: “Perché va di fretta!”

Keating: “No, (finge di premere un pulsante) diing! Grazie per aver partecipato al nostro gioco. Perché siamo cibo per i vermi, ragazzi! Ognuno di noi, un giorno smetterà di respirare, diventerà freddo e morirà. Adesso, avvicinatevi tutti e guardate questi visi del passato – e indica le foto di classe del passato esposte insieme ai trofei e alle coppe nella vetreria dell’Accademia – Lì avete visti mille volte, ma non credo che li abbiate mai guardati, non sono molto diversi da voi: stesso taglio di capelli, pieni di ormoni come voi, invincibili come vi sentite voi. Il mondo è la loro ostrica, pensano di essere destinati a grandi cose, come molti di voi, i loro occhi, pieni di speranza, proprio come i vostri. Avranno atteso finché non è stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale?

Perché vedete, questi ragazzi, ora, sono concime per i fiori, ma se ascoltate con attenzione, li sentirete bisbigliare il loro monito. Coraggio, accostatevi, sentite?
Abbassa la voce, si porta la mano all’orecchio e sussurra:
“Carpe diem, carpe diem… cogliete l’attimo, ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita”.

(Peter Weir, regista
Tom Schulman, soggetto e scenografia)


“L’attimo fuggente” (Dead Poets Society) regia di Peter Weir. Vincitore nel 1990 del premio Oscar per la miglior sceneggiatura (Tom Schulman) e 4 nomination, una delle quali a Robin Williams per la straordinaria interpretazione del Prof. Keating. Innumerevoli sono stati gli altri premi raccolti in tutto il mondo.
Il film è ambientato nel 1959 all’interno dell’accademia maschile "Welton", in Vermont. Personaggio principale è il professor Keating (Robin Williams), insegnante modello che impartisce lezioni di anticonformismo ed educa i suoi ragazzi a vivere pensando con la propria testa, senza influenze esterne, servendosi della letteratura e della poesia. Non è un caso che è anche per merito di questo film che l’espressione “Carpe Diem” di Orazio è diventata sempre più di uso comune. Un aneddoto interessante è che Robin Williams basò il suo ritratto del professor Keating su John C. Campbell, un suo reale professore di storia di scuola.

sabato 27 agosto 2011

Quando i figli ci “divorano” - don Bruno Ferrero :)

Come don Bosco - l’educatore

Il guaio di avere un figlio è che poi uno ce l’ha davvero. E un figlio non è un bambolotto, né un piccolo robot e neppure un cagnolino. Quando un bambino diventa esasperante, non si può premere un bottone per farlo smettere.
La salmodia dei genitori che si sentono “divorati” dai figli riempie bar e uffici: «Mia figlia, che ha due anni, mi segue dappertutto, e non fa che chiedere», «Non fa altro che ribellarsi tutto il giorno, siamo sempre in conflitto. Quando non ne posso più, lo chiudo in camera sua. E’ una lotta continua, estenuante», «Piange per un niente. Ho i nervi a pezzi», «Per qualunque cosa entra in conflitto, dice no a tutto, è violento, piange, picchia, si rotola per terra, mai una volta che le cose si svolgano in modo tranquillo», «Sono tre anni che non riesco a dormire una notte intera!», « Mia figlia mi sta tra i piedi tutto il giorno: non mi molla un attimo, mi sta appiccicata. Mi succhia il sangue da quando è nata». Molti genitori hanno davvero la sensazione che i figli li mangino, che si nutrano del loro tempo, delle loro attenzioni, dei loro soldi, della loro vita. Permettere che questa sensazione si faccia strada nei rapporti quotidiani può rendere la vita pesante e creare un effetto “tunnel” velenoso. I genitori si sentono usati e non riescono più a godere il tempo trascorso con i figli, diventa così difficile anche regalare loro gesti d’amore e di tenerezza.

Possono essere utili alcune semplici riflessioni.

La prima cosa da fare è liberarsi dagli stereotipi che condizionano e mortificano:

· Quello della donna pimpante, in piena forma, che si divide tra figli, marito, lavoro, sempre calma e disponibile, tutto amore per i suoi cari.
· Quello dell’uomo dinamico, che si divide tra moglie, figli, lavoro e si destreggia  allegramente tra cellulare, carrozzina, giocattoli.
· Quello della famiglia «Mulino Bianco» dove è tutto perfetto, a colazione il sole brilla e tutti sono belli, gentili e allegri.

Si tratta di prendere seriamente la realtà: nessuno ha mai detto che sia facile essere genitori, non per questo deve essere considerato un lavoro forzato: non si è genitori per dovere. C’è  una certa normalità nel sentirsi di tanto in tanto nervosi, consumati da coloro che vivono con noi. Imparare a convivere significa necessariamente mettere in conto di imparare a gestire le proprie aggressività. Non esiste amore vero senza trattamento adeguato dell’ aggressività in cui possano essere superati il conflitto, lo scontro, la critica e questo sia nei rapporti genitori-figli, sia nei rapporti di coppia o di amicizia.

I genitori hanno però il diritto di sbuffare, quanto più potranno esprimere e soprattutto condividere le proprie esasperazioni, tanto meno terranno tutto nascosto dentro di sé e lo faranno pesare sui figli.

· È importantissimo però ricordare e raccontare, tutte le volte che si può, i momenti felici e le intense emozioni vissuti con i figli. Il potere del ricordo è trasformante.
· Amare non significa dare tutto e permettere tutto.
· Essere un bravo genitore non vuol dire accettare qualunque cosa.
· Significa non temere di dire “no”.
· Significa farsi rispettare e non lasciarsi divorare sempre.
· Significa dare senza perdersi.
· Anche i figli devono essere accompagnati a poco a poco ad accettare il principio di realtà e la realtà esteriore.

Bisogna far uscire i figli  dall'illusione dell'onnipotenza: è questa una delle missioni dei genitori.

I limiti posti nel modo giusto strutturano e non traumatizzano. Un fiume senza sponde si trasforma in una palude. Anche una famiglia. Il genitore che vuole essere sempre e solo buono, a costo di crollare, trasmette un messaggio ambiguo. Ciò che il bambino registra non è di avere un genitore buono, bensì fragile, cosa nient’affatto rassicurante.
I genitori devono essere felici della propria vita di uomo o di donna per non chiedere ai figli ciò che non possono dare, tenersi alla giusta distanza da loro, non essere né troppo lontani, né troppo assenti, né troppo intrusivi. Allevare un figlio non vuol dire cercare di conquistarlo. Significa aiutarlo a non farsi sottomettere dall'onnipotenza delle sue pulsioni, a imparare a rinunciare o a rimandare la soddisfazione dei suoi desideri.

È importantissima una buona gestione del tempo.
La vita familiare richiede un minimo di organizzazione o cola a picco nello stress. È vitale evitare lo zapping frenetico da un'attività all'altra. I genitori sappiano prendersi il tempo di respirare, di creare una camera di decompressione per riprendere fiato quando non se ne può più. È salutare accorgersene e cercare allora di far calare la pressione prima di rientrare in contatto con i figli: fermarsi un minuto a gustarsi un caffè, telefonare, leggere qualche pagina, non correre, camminare lentamente mentre si va all'asilo, ascoltare musica, ecc.

Sapendo che talvolta bisognerà sacrificare le faccende domestiche e le commissioni per fare il genitore: per ascoltare, per dare e per amare i propri figli come anche per giocare, ridere, fare i “matti”. È importante trasformare i momenti obbligati in momenti di condivisione, facendo dei piccoli incarichi domestici occasioni di scambio e di educazione concreta alla responsabilità: in famiglia tutti devono dare una mano.

È necessario anche aiutare il bambino ad acquisire la capacità di stare da solo per periodi progressivamente più lunghi via via che cresce, sviluppando in lui il gusto della lettura, della passione per qualche attività. Bisogna anche aiutarlo a inserirsi nell’oratorio, in una squadra sportiva, ecc. in modo che il ritrovarsi insieme come famiglia sia sempre un momento di intenso e vero piacere.

(don Bruno Ferrero)
fonte:http://oratorio.crocetta.org/



Don Bosco chiama Filippo Rinaldi:  particolare del quadro (Fumagalli) nella “Cappella delle vocazioni” di Lu Monferrato.
La "Cappella delle vocazioni" a Lu Monferrato, ricorda che da questo piccolo paese sono uscite 323 vocazioni alla vita consacrata: 152 sacerdoti (e religiosi) e 171 religiose appartenenti a 41 diverse congregazioni. Don Rinaldi amava molto ricordare la fede delle famiglie di Lu: "Una fede che faceva dire ai nostri genitori: il Signore ci ha donato dei figli e se Egli li chiama noi non possiamo certo dire di no!”





Buona giornata a tutti. :-)


venerdì 26 agosto 2011

Affidiamo a te le nostre preoccupazioni – Fausto Negri *

Signore, siamo pieni di stupore
di fronte a questo bambino
che già ci sorride e ci affascina.
E’ una gioia per noi e accettiamo volentieri
le preoccupazioni, i timori, gli impegni
che ci derivano dalla sua presenza.
Affiorano però nel nostro cuore
molti interrogativi: Che ne sarà di lui?
Crescerà sano e felice?
In che mondo vivrà?
Quali valori coltiverà?
Saremo capaci di accompagnarlo,
di sostenerlo nei momenti difficili
e di guidarlo verso la piena maturità?
Signore, ce la stiamo mettendo tutta
perché lui si senta amato ed accolto.
Ma tu solo conosci il nostro cuore e il suo bene.
Ci affidiamo perciò a te,
e ti chiediamo di donarci persone amiche,
così da non affrontare da soli
questo nuovo ed esaltante compito.
Amen.

(Fausto Negri)
Fonte: “Eccoti, finalmente! Pensieri e preghiere per mamma e papà”, Luigi Guglielmoni e Fausto Negri, Ed. Paoline


Buona giornata a tutti. :-)


giovedì 25 agosto 2011

Tu ci hai amati per primo, o Dio - Søren Kierkegaard *

                                         Tu ci hai amati per primo, o Dio.
Noi parliamo di te
come se ci avessi amato per primo
 una sola volta.
Invece continuamente,
di giorno in giorno per la vita intera
tu ci ami per primo.
Quando al mattino mi sveglio
ed elevo a te il mio spirito,
tu sei il primo,
tu mi ami per primo.
Se mi alzo all' alba
e immediatamente
elevo a te il mio spirito
e la mia preghiera,
tu mi precedi,
tu già mi hai amato per primo.
E' sempre così.

E noi ingrati,
che parliamo come se tu
ci avessi amati per primo
una volta sola!
Perdonaci, o Signore.

(Søren Kierkegaard)

                                                            
Soren Kierkegaard
 (Copenaghen 5 maggio 1813-11 novembre 1855)
 filosofo e teologo danese


Buona giornata a tutti. :-)

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mercoledì 24 agosto 2011

Educazione al senso personale e al mistero di Dio – don Tonino Bello

Che oggi sia difficile parlare di Dio, lo dicono in genere tutti gli studiosi di scienze umane. I quali, da tempo, puntellano questa loro convinzione esplicitando i molteplici fenomeni legati alla galassia della secolarizzazione, ben visibile del resto anche a occhio nudo.
Che poi, oltre che difficile, il discorso su Dio sia diventato oggi anche molto tribolato, lo dicono tutti gli educatori pastorali. per i quali l'antico vocabolario che serviva a dare i nomi alle orme della presenza divina è da tempo entrato in disuso.
Un fatto è certo: gli articolati sillogismi dei manuali, impressionanti per rigore scientifico e per lucidità filosofica, ti muoiono sulle labbra ogni volta che devi tentare un approccio che non voglia rimanere sospeso sulle trame della sterile accademia. Le solide costruzioni del pensiero, in cima alle quali, gradino dopo gradino, la ragione consolidava un tempo l'immagine di Dio, rischiano di ruzzolare alla prima argomentazione di segno contrario. Le stesse trionfanti conclusioni, a cui talvolta è dato di giungere senza che si siano frapposti ostacoli dialettici, non scaldano più che tanto gli interlocutori.
Il parlare di Dio, insomma, è diventato sempre più pro­blematico, sia per il cambio del vocabolario, sia per le in­terferenze che ne disturbano la comunicazione, sia perché il mondo, soddisfatto da idoli più appaganti sul piano della fruizione immediata, se non proprio non ne avverte il biso­gno, lo relega per lo meno nell'area dell'insignificanza.
Eppure, Dio è nascosto nel cuore di tutti, se non come presenza, almeno come nostalgia. «O Signore, noi siamo stati fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non ri­posa in te». Così affermava Agostino. E la liturgia, facen­dogli eco, geme nelle gramaglie del Venerdì santo: «O Dio, tu hai messo nel cuore degli uomini una così profonda no­stalgia di te, che solo quando ti trovano hanno pace! ... ».
Si tratta, allora, per un educatore,  di fare leva su questa nostalgia che l'uomo si porta incorporata. Non sul falli­mento delle ideologie, o sulla catastrofe del pensiero, o sulla caduta delle mode culturali. Sarebbe ben triste che l'idea di Dio dovesse prender corpo alimentandosi delle macerie degli idoli.
E allora, per educare al senso personale di Dio e all'ac­coglimento del suo mistero, pur essendoci tanti sentieri di­versificati, ‑ forse ce n'è uno personale e irripetibile per ciascuno di noi, ‑ possiamo indicare alcune linee privile­giate su cui oggi far leva.



(don Tonino Bello)
Fonte: "Dire Dio oggi. Dallo stupore alla trascendenza"
Scrigni, collana diretta da don Ciccio Savino, Ed. Insieme, pagg.5 e 6

martedì 23 agosto 2011

Come vorrei che tu venissi – Beato Giovanni Paolo II

Come vorrei che tu venissi tardi,
per avere ancora tempo di annunciare
e di portare la tua carità agli altri.

Come vorrei che tu venissi presto,
per conoscere subito, alla fonte, il calore della carità.
Come vorrei che tu venissi tardi,
per poter costruire nell'attesa,
un regno di solidarietà, di attenzione ai poveri.
Come vorrei che tu venissi presto,
per essere subito in comunione piena e definitiva con te.
Come vorrei che tu venissi tardi,
per poter purificare nell'ascesi
,
nella penitenza, nella vita cristiana la mia povera esistenza.
Come vorrei che tu venissi presto,
per essere accolto, peccatore, nella tua infinita misericordia.
Come vorrei che tu venissi tardi,
perché è bello vivere sapendo che tu ci affidi
un compito di responsabilità.
Come vorrei che tu venissi presto,
per essere nella gioia piena.
Signore, non so quello che voglio,
ma di una cosa sono certo:
il meglio è la tua volontà.
Aiutami ad essere pronto a compiere
in qualsiasi tempo e situazione
la tua volontà d'amore per noi,
adesso e al tempo della mia morte.



Amen.
(Beato Giovanni Paolo II)


Papa Giovanni Paolo II, ultima Via Crucis




lunedì 22 agosto 2011

Preghiera del coraggio, A Prayer For Courage – Rabindranath Tagore *

Che io non preghi per essere al riparo dai pericoli, 
ma per avere il coraggio di affrontarli.
Che io non preghi perché venga lenito il mio dolore,
ma per riuscire a superarlo.
Che io non mi affidi agli alleati sul campo di battaglia della vita,
ma piuttosto alla mia propria resistenza.
Che io non brami mai,
angosciato di paura,
d’essere salvato,
ma speri piuttosto nella pazienza necessaria a conquistare la mia libertà.
Fa’ che io non sia un vigliacco,
e non riconosca la tua misericordia solo nel successo,
ma fammi trovare la stretta della tua mano nel fallimento.




(Rabindranath Tagore)



A Prayer For Courage – Rabindranath Tagore


Let me not pray to be sheltered from dangers,
But to be fearless in facing them.
Let me not beg for the stilling of my pain,
But for the heart to conquer it.
Let me not look for allies in life’s battlefield,
But to my own strength.
Let me not crave in anxious fear to be saved,
But hope for the patience to win my freedom.
Grant me that I may not be a coward,
feeling your mercy in my success alone,
But let me find the grasp of your hand in my failure.



(Rabindranath Tagore)

Icona della Trinità - Corfù (Grecia)

Buona giornata a tutti. :-)






domenica 21 agosto 2011

Aurora della vita nuova – Madre Anna Maria Cànopi :)

Vergine purissima,
innocenza del mondo,
tu sei l’aurora
che si dischiude ogni mattina
davanti al nostro sguardo;
con te ogni cosa rinasce limpida e buona,
e in ogni cuore fiorisce la speranza.
Il tuo immacolato candore
ci attiri alla bellezza dell’eterno Amore,
il tuo dolce sorriso
sia luce ai nostri passi,
dissipi le nubi dei nostri timori.
Accanto a te, Maria,
la nostra vita scorra
nella serenità e nella pace:
tu, che sei nata
per donare al mondo Gesù,
Figlio di Dio e nostro Salvatore,
fa’ che nelle nostre case
fiorisca la vita, regni l’amore,
abbondi la gioia
a lode e gloria di Dio,
Padre, Figlio e Spirito Santo.
Amen.

(Madre Anna Maria Cànopi)
Fonte: Il respiro dell’anima,Ed. Paoline, pag.103, Preghiere mariane

Madonna del Cardellino, 1505
 Raffaello, (1483-1520)
 Palazzo Medici Riccardi in Firenze, Italy



Buona giornata a tutti. :-)

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sabato 20 agosto 2011

Colloquio notturno – Padre David Maria Turoldo

E quando la notte fonda
ha già inghiottito uomini e case,
una cella mi accoglie
esule del mondo. Gli altri
nulla sanno di questa mia pace,
di questi appuntamenti.


Forse neppure io stesso
saprei rifare l'itinerario del giorno,
ripetere la danza del mio Amore.
Quasi nulla avanza di me
la sera: poche ossa, poca carne
odorosa di stanchezze,
curvata sotto il peso
di paurose confidenze.

Allora Egli mi attende solo,
a volte seduto sulla sponda del letto,
a volte abbandonato sul parapetto
della grande finestra. E iniziamo
ogni notte il lungo colloquio.

Io divorato dagli uomini, da me stesso,
a sgranare ogni notte il rosario
della mia disperata leggenda.
Ed Egli a narrarmi ogni notte
la Sua infinita pazienza.
E poi all'indomani io, a correre
a dire il messaggio incredibile
ed Egli fermo al margine delle strade
a vivere d'accattonaggio.




(Padre David Maria Turoldo)
Fonte: da “Udii una voce” (1952)