sabato 31 marzo 2012

Il muro - Don Angelo Maria Zanzottera

In un deserto aspro e roccioso vivevano due eremiti.
Avevano due grotte che si spalancavano vicine, una di fonte all’altra.
Dopo anni di preghiere e di feroci mortificazioni, uno dei due eremiti era convinto di essere arrivato alla perfezione.
L’altro era un uomo altrettanto pio, ma anche buono e intelligente.
Si fermava a conversare con i rari pellegrini, confortava e ospitava coloro che si erano persi e coloro che fuggivano.
“Tutto tempo sottratto alla meditazione e alla preghiera” pensava il primo eremita, che disapprovava le frequenti, anche se minuscole, mancanze dell’altro.
Per fargli capire in modo visibile quanto ancora fosse lontano dalla santità, decise di posare una pietra all’imboccatura della propria grotta ogni volta che l’altro commetteva una colpa.
Dopo qualche mese davanti alla grotta c’era un muro di pietre grigio e soffocante.
E lui era murato dentro.
Talvolta intorno al cuore costruiamo dei muri, con le piccole pietre quotidiane dei risentimenti, le ripicche, i silenzi, le questioni irrisolte, e imbronciature.
Il nostro compito più importante è impedire che si formino muri intorno al nostro cuore.
E soprattutto cercare di non diventare “una pietra in più nei muri degli altri”.
 

(Don Angelo Maria Zanzottera)

Il Muro Occidentale, in ebraico HaKotel HaMa'aravi , è un muro di contenimento risalente all’epoca del Secondo Tempio di Gerusalemme, costruito da Erode il Grande e distrutto dai romani nel 70 d.C. È anche indicato come "Muro del Pianto". Secondo la leggenda l’imperatore Tito lasciò in piedi una parte del muro come monito ai giudei che si erano ribellati a Roma. Gli ebrei invece lo fanno risalire ad una promessa fatta da Dio, che avrebbe lasciato in piedi alcune parti del sacro tempio, come segno del suo immutato legame con il popolo eletto. Da duemila anni gli Ebrei vi pregano e lo considerano il luogo più sacro della Terra. Anche la tradizione di infilare piccoli fogli di carta (fituch) con preghiere nelle fessure del muro è antica di centinaia di anni.

Anche per i musulmani il luogo è importante: essi credono che Maometto abbia compiuto un viaggio spirituale a Gerusalemme con un cavallo alato, al-Buraq, che poi avrebbe legato a quel muro, il cui nome arabo è appunto "muro di al-Buraq". Nel 687 sul monte del Tempio vennero costruite la cupola della Roccia e la moschea al-Aqsa.
Nel corso della prima guerra arabo-israeliana (1948), l'area attorno al Muro fu conquistata dall'esercito giordano e agli Ebrei venne negato l'accesso al Muro. Nel corso della guerra dei sei giorni (1967) Israele lo riconquistò.

Papa Giovanni Paolo II si recò a Gerusalemme nel marzo del 2000 e pregò a lungo al Muro del Pianto, infilando tra le antiche pietre la sua "fituch", in cui chiedeva perdono per le sofferenze arrecate al popolo ebraico.
"Dio dei nostri padri, tu hai scelto Abramo e i suoi discendenti per portare il tuo Nome fra i popoli. Siamo profondamente rattristati per il comportamento di coloro che nel corso della storia hanno provocato sofferenze a questi tuoi figli e chiedendo il Tuo perdono vogliamo impegnarci in una fratellanza sincera con il popolo dell'Alleanza".

venerdì 30 marzo 2012

Senza di te posso solo seccare – Ernesto Olivero

Io non capisco
come non ti stanchi di me.
Tu sei continuamente alla mia presenza
ed io ti guardo
solo per qualche tratto,
poi scappo
e riprendo la mia libertà,
perché credo che solo così
sono me stesso.

Io non capisco
perché tu non ti stanchi di me
e non mi lasci al mio destino,
ma poi so
che solo tu sei il mio destino,
solo in te mi posso rispecchiare,
solo in te sono me stesso.



Solo in te posso riposare,
solo in te posso crescere.
Senza di te posso solo seccare.
(Ernesto Olivero)

"Che cosa sono gli orrori della guerra, le violenze sugli innocenti, la miseria e l’ingiustizia che infieriscono sui deboli, se non l’opposizione del male al regno di Dio?
E come rispondere a tanta malvagità se non con la forza disarmata dell’amore che vince l’odio, della vita che non teme la morte?"
(Papa  Benedetto XVI)

giovedì 29 marzo 2012

Signore, Dio di pace - Papa Paolo VI

Signore, Dio di pace,
che hai creato gli uomini,
oggetto della tua benevolenza,
per essere i familiari della tua gloria,
noi ti benediciamo e ti rendiamo grazie
perché ci hai inviato Gesù Cristo,
tuo Figlio amatissimo.
Hai fatto di lui
nel mistero della sua Pasqua
l'artefice di salvezza,
la sorgente di ogni pace,
il legame di ogni fraternità.
Noi ti rendiamo grazie
per i desideri, gli sforzi, le realizzazioni
che il tuo Spirito di pace
ha suscitato nel nostro tempo,
per sostituire l'odio con l'amore,
la diffidenza con la comprensione,
l'indifferenza con la solidarietà.
Apri ancor più i nostri spiriti ed i nostri cuori
alle esigenze concrete dell'amore
di tutti i nostri fratelli,
affinché possiamo essere sempre più
dei costruttori di pace.

Ricordati, Padre di misericordia,
di tutti quelli che sono in pena,
soffrono e muoiono,
nel sorgere di un mondo più fraterno.
Che per gli uomini di ogni razza, di ogni lingua
venga il tuo regno di giustizia,
di pace e di amore.
E che la terra sia ripiena della tua gloria.

Amen.
(Servo di Dio Paolo VI)
Preghiamo insieme per quanti in questi giorni soffrono, portando più vivo in sé stesso, l'impronta della Passione di Gesù: per i fratelli che piangono i loro cari stroncati dal compimento del loro dovere, da un insensato odio omicida, che ancora una volta ha voluto minare alla pacifica convivenza sociale. Preghiamo per l'onorevole Aldo Moro, a noi caro, sequestrato in vile agguato, affinché venga restituito ai suoi cari.
(dall'Angelus Domini del 19 marzo 1978)

mercoledì 28 marzo 2012

Allontanando i fantasmi - Paulo Coelho

Per anni Hitoshi tentò – inutilmente – di risvegliare l’amore di colei che credeva fosse la donna della sua vita. Ma il destino è alquanto ironico: proprio il giorno in cui lei lo accettò come futuro marito, scoprì che la donna aveva una malattia incurabile e che quindi non sarebbe vissuta per molto tempo. Sei mesi dopo, ormai sull’orlo della morte, lei gli disse: "Tu devi promettermi una cosa: che non t’innamorerai mai di nuovo. Se lo farai, io tornerò tutte le notti a spaventarti." E chiuse gli occhi per sempre.

Per molti mesi, Hitoshi evitò di avvicinarsi ad altre donne, ma il destino si rivelò ancora una volta ironico ed egli incontrò un nuovo amore. Mentre si preparava al matrimonio, il fantasma dell’antica amata compì quanto aveva promesso, e comparve a Hitoshi. "Mi stai tradendo", disse. "Per anni ti ho dedicato il mio cuore, ma tu non mi ricambiavi", le rispose Hitoshi. "Non pensi che io meriti una seconda possibilità di essere felice?". Ma il fantasma dell’antica innamorata non volle saperne e, tutte le notti, tornava a spaventarlo. Gli raccontava nei minimi particolari ciò che era accaduto durante il giorno, quali parole d’amore lui aveva rivolto alla fidanzata, quanti baci e abbracci si erano scambiati. Hitoshi non riusciva più a dormire, per questo andò a trovare il maestro zen Bashô.
"È un fantasma molto furbo," disse Bashô.
"Lei conosce tutto, nei minimi particolari! E in questo modo sta distruggendo il mio fidanzamento, perché non riesco a dormire e nei momenti d’intimità con la mia amata mi sento vessato." "Allontaneremo questo fantasma", lo rassicurò Bashô.
Quella notte, quando il fantasma fece ritorno, Hitoshi lo interruppe prim’ancora che pronunciasse la prima frase. "Tu sei un fantasma talmente saggio che possiamo fare un accordo. Visto che mi sorvegli sempre, ti domanderò qualcosa che ho fatto oggi: se indovinerai, io lascerò la mia fidanzata e non avrò mai più nessuna moglie. Se sbaglierai, tu prometterai di non ricomparire più, altrimenti sarai condannata dagli dèi a vagare per sempre nell’oscurità." "D’accordo", rispose il fantasma, fiducioso.
"Oggi pomeriggio mi trovavo nella drogheria e, a un certo punto, ho preso un pugno di grano da un sacco."
"L’ho visto", disse il fantasma.
"La domanda è questa: quanti chicchi di grano ho tenuto in mano?".
Il fantasma comprese all’istante che non sarebbe mai riuscito a rispondere alla domanda. Così, per evitare di essere perseguitato dagli dèi nell’oscurità eterna, decise di scomparire per sempre.

Due giorni dopo, Hitoshi si recò a casa del maestro zen: "Sono venuto a ringraziarvi".

"Approfittane per apprendere le lezioni che fanno parte di questa tua esperienza", rispose Bashô:

"In primo luogo, quello spirito tornava sempre perché tu avevi paura. Se vuoi allontanare una maledizione, non darle alcuna importanza.

Secondo: il fantasma traeva profitto dal tuo senso di colpa. Quando ci sentiamo colpevoli, desideriamo sempre – inconsapevolmente – il castigo.
E infine: nessuno che ti ami veramente ti obbligherebbe a fare questo tipo di promessa.
Se vuoi comprendere l’amore, impara la libertà".

(Paulo Coelho)

"Mi piaceva pensare che i problemi dell'umanità potessero essere risolti un giorno da una congiura di poeti: un piccolo gruppo si prepara a prendere le sorti del mondo perché solo dei poeti ormai, solo della gente che lascia il cuore volare, che lascia libera la propria fantasia senza la pesantezza del quotidiano, è capace di pensare diversamente. Ed è questo di cui avremmo bisogno oggi: pensare diversamente"
Tiziano Terzani (1938-2004)


martedì 27 marzo 2012

La pace verrà – Charles de Foucauld

La Pace verrà

Se tu credi che un sorriso è più forte di un'arma,
Se tu credi alla forza di una mano tesa,
Se tu credi che ciò che riunisce gli uomini è più importante di ciò che li divide,
Se tu credi che essere diversi è una ricchezza e non un pericolo,
Se tu sai scegliere tra la speranza o il timore,
Se tu pensi che sei tu che devi fare il primo passo piuttosto che l'altro, allora...

La Pace verrà.

Se lo sguardo di un bambino disarma ancora il tuo cuore,
Se tu sai gioire della gioia del tuo vicino,
Se l'ingiustizia che colpisce gli altri ti rivolta come quella che subisci tu,
Se per te lo straniero che incontri è un fratello,
Se tu sai donare gratuitamente un po' del tuo tempo per amore,
Se tu sai accettare che un altro, ti renda un servizio,
Se tu dividi il tuo pane e sai aggiungere ad esso un pezzo del tuo cuore, allora...


La Pace verrà.

Se tu credi che il perdono ha più valore della vendetta,
Se tu sai cantare la gioia degli altri e dividere la loro allegria,
Se tu sai accogliere il misero che ti fa perdere tempo e guardarlo con dolcezza,
Se tu sai accogliere e accettare un fare diverso dal tuo,
Se tu credi che la pace è possibile, allora...

La Pace verrà.

(Charles de Foucauld)
Chi oserà dire che la vita contemplativa è più perfetta della vita attiva, o viceversa, dal momento che Gesù ha condotto sia l'una che l'altra? Una sola cosa è veramente perfetta, è il fare la volontà di Dio. ([Charles de Foucauld, Opere Spirituali. Antologia, Edizioni Paoline, Roma, 1984]

lunedì 26 marzo 2012

Verso la Quaresima. Il vero digiuno – Card. Carlo Maria Martini

La Chiesa ci esorta all’inizio della Quaresima con le parole del profeta Isaia dicendoci che il vero digiuno, la genuina esperienza penitenziale consistono «nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua casa» (Is 58, 7).

Situazioni come quelle qui descritte non sono soltanto nel tempo di Isaia.
Non poche le vediamo anche tra noi. Altre esistono in maniera ben più grave e generalizzata nel Terzo Mondo.

Nell’Enciclica Dives in Misericordia, il Beato Giovanni Paolo II parla di «gigantesco rimorso costituito dal fatto che accanto agli uomini nelle società agiate e sazie… non mancano nella stessa famiglia umana degli individui, dei gruppi sociali che soffrono la fame… E il loro numero raggiunge decine e centinaia di milioni». Ma accanto a questo bisogno, pur così macroscopico e colossale, quanti altri bisogni, vicini e lontani, bussano alle nostre porte.

Non si tratta di esaurire soltanto la nostra attività in alcuni gesti concreti, si tratta anche qui di scavare nel profondo, di trovare quel luogo segreto nel quale le radici del nostro fare operoso, del dono di noi stessi e della nostra vita, dei nostri gesti di carità vengono irrorate dall’acqua della fede e dalla potenza della Parola di Dio.

All’uomo che rischia di dividersi in se stesso, di frazionarsi e di rompersi, dobbiamo offrire l’immagine di un uomo e di una comunità che vivano l’espressione orante della fede e il gesto generoso della carità come espressioni di un’unica realtà profonda: quella dell’uomo redento da Gesù Cristo, passato alla vita attraverso la morte per amore.

(Cardinale Carlo Maria Martini)
Spesso il linguaggio usato per parlare di Dio è stentato e fiacco, a volte imbarazzato, a volte generico; ci si divide facilmente in verticalisti e orizzontalisti, tradizionalisti e progressisti, si formulano giudizi che, alla luce del Vangelo, risultano perlomeno inadeguati.
 (Card. Carlo Maria Martini)


domenica 25 marzo 2012

"Tu non mi vuoi bene!" – Erma Bombeck

"Quante volte ve lo siete sentito dire dai vostri figli in tono accusatore?

E quante volte avete resistito alla tentazione di spiegar loro quanto li amavate?

Un giorno, quando i miei figli saranno abbastanza grandi da capire la logica che spinge una madre a comportarsi in un certo modo, glielo dirò.

Ti ho amato abbastanza da chiederti continuamente dove andavi, con chi e a che ora saresti tornato.

Ti ho amato abbastanza da insistere perché ti comprassi una bicicletta con i tuoi soldi, anche se noi potevamo permettercela e tu no.

Ti ho amato abbastanza da star zitta e lasciare che scoprissi da solo chi era l'amico che ti eri scelto.

Ti ho amato abbastanza da costringerti a restituire al proprietario del negozio la cioccolata già morsicata e confessare.

Ti ho amato abbastanza da restar lì come un gendarme per più di due ore a guardarti pulire la stanza, un lavoro che io avrei potuto fare in un quarto d'ora.

Ti ho amato abbastanza da dire "Si, vai pure al luna park. Non Importa se è il giorno della tua mamma."
Ti ho amato abbastanza da lasciare che vedessi la rabbia, la delusione, il disgusto e le lacrime nei miei occhi.

Ti ho amato abbastanza da non scusarmi mai con gli altri per le tue mancanze o cattive maniere.

Ti ho amato abbastanza da ammettere di aver avuto torto e chiederti scusa.

Ti ho amato abbastanza da ignorare quello che dicevano o facevano "le altre madri".

Ti ho amato abbastanza da lasciare che inciampassi, cadessi, ti facessi male, sbagliassi.

Ti ho amato abbastanza da lasciare che ti prendessi le responsabilità delle tue azioni, a sei, come a dieci, o a sedici anni.

Ti ho amato abbastanza da sospettare che avevi mentito sulla presenza dei genitori del tuo amico a quella festa, e lasciar correre... dopo aver scoperto che non mi sbagliavo.

Ti ho amato abbastanza da metterti a terra, lasciarti andare la mano, non rispondere alle tue suppliche... perché imparassi a stare in piedi da solo.

Ti ho amato abbastanza da accettarti per quello che sei, non per quello che avrei voluto che fossi.

Ma soprattutto ti ho amato abbastanza da continuare a dire "no",  anche sapendo che mi avresti odiato.

E' stata questa la decisione più difficile."



(Erma Bombeck)

Fonte:  "Se la Vita è un piatto di Ciliege, perché a me solo i Noccioli?" di Erma Bombeck

Il lavoro casalingo può ucciderti, se fatto bene.

sabato 24 marzo 2012

Preghiera di Sant’ Ambrogio :)

«Il Signore ci conceda di navigare,
allo spirare di un vento favorevole,
sopra una nave veloce;
di fermarci in un porto sicuro;
di non conoscere da parte degli spiriti maligni
tentazioni più gravi
di quanto siamo in grado di sostenere;
di ignorare i naufragi della fede;
di possedere una calma profonda,
e, se qualche avvenimento susciti contro di noi
i flutti di questo mondo,
di avere, vigile al timone per aiutarci,
il Signore Gesù,
il quale con la sua parola comandi,
plachi la tempesta,
stenda nuovamente sul mare la bonaccia.
A lui onore e gloria,
lode, perennità dai secoli e ora e sempre
e per tutti i secoli dei secoli.

Amen

(Sant’Ambrogio)

Sant’ Ambrogio assolve Teodosio dopo l'episodio di Tessalonica

Pierre  Subleytas (1699-1749)



Aurelio Ambrogio (Aurelius Ambrosius), meglio conosciuto come sant'Ambrogio Vescovo (339-340 – Milano 379) una delle personalità più importanti nella Chiesa del IV secolo. È venerato come santo da tutte le Chiese cristiane che prevedono il culto dei santi; in particolare, la Chiesa cattolica lo annovera tra i quattro massimi dottori della Chiesa, insieme a san Girolamo, sant’Agostino e san Gregorio I papa. Sant’Ambrogio è patrono della città di Milano insieme a san Carlo Borromeo e san Galdino.Fu vescovo di Milano dal 374 fino alla sua morte. Stupenda è la basilica a lui dedicata che ne conserva le spoglie.
Basilica di Sant'Ambrogio , Milan, Italy on PhotoPeach




Buona giornata a tutti. :-)

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venerdì 23 marzo 2012

Nostro fratello Giuda – Don Primo Mazzolari

Miei cari fratelli, è proprio una scena d’agonia e di cenacolo. Fuori c’è tanto buio e piove. Nella nostra Chiesa, che è diventata il Cenacolo, non piove, non c’è buio, ma c’è una solitudine di cuori di cui forse il Signore porta il peso. C’è un nome, che torna tanto nella preghiera della Messa che sto celebrando in commemorazione del Cenacolo del Signore, un nome che fa’ spavento, il nome di Giuda, il Traditore.

Un gruppo di vostri bambini rappresenta gli Apostoli; sono dodici. Quelli sono tutti innocenti, tutti buoni, non hanno ancora imparato a tradire e Dio voglia che non soltanto loro, ma che tutti i nostri figlioli non imparino a tradire il Signore. Chi tradisce il Signore, tradisce la propria anima, tradisce i fratelli, la propria coscienza, il proprio dovere e diventa un infelice.
Io mi dimentico per un momento del Signore o meglio il Signore è presente nel riflesso del dolore di questo tradimento, che deve aver dato al cuore del Signore una sofferenza sconfinata.
Povero Giuda. Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. E’ uno dei personaggi più misteriosi che noi troviamo nella Passione del Signore. Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo nel linguaggio del Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimenticare: "Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo!"
Amico! Questa parola che vi dice l’infinita tenerezza della carità del Signore, vi fa’ anche capire perché io l’ho chiamato in questo momento fratello. Aveva detto nel Cenacolo non vi chiamerò servi ma amici. Gli Apostoli son diventati gli amici del Signore: buoni o no, generosi o no, fedeli o no, rimangono sempre gli amici. Noi possiamo tradire l’amicizia del Cristo, Cristo non tradisce mai noi, i suoi amici; anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di Lui, anche quando lo neghiamo, davanti ai suoi occhi e al suo cuore, noi siamo sempre gli amici del Signore. Giuda è un amico del Signore anche nel momento in cui, baciandolo, consumava il tradimento del Maestro.
Vi ho domandato: come mai un apostolo del Signore è finito come traditore? Conoscete voi, o miei cari fratelli, il mistero del male? Sapete dirmi come noi siamo diventati cattivi? Ricordatevi che nessuno di noi in un certo momento non ha scoperto dentro di sé il male. L’abbiamo visto crescere il male, non sappiamo neanche perché ci siamo abbandonati al male, perché siamo diventati dei bestemmiatori, dei negatori. Non sappiamo neanche perché abbiamo voltato le spalle a Cristo e alla Chiesa. Ad un certo momento ecco, è venuto fuori il male, di dove è venuto fuori? Chi ce l’ha insegnato? Chi ci ha corrotto? Chi ci ha tolto l’innocenza? Chi ci ha tolto la fede? Chi ci ha tolto la capacità di credere nel bene, di amare il bene, di accettare il dovere, di affrontare la vita come una missione. Vedete, Giuda, fratello nostro! Fratello in questa comune miseria e in questa sorpresa!
Qualcheduno però, deve avere aiutato Giuda a diventare il Traditore. C’è una parola nel Vangelo, che non spiega il mistero del male di Giuda, ma che ce lo mette davanti in un modo impressionante: "Satana lo ha occupato". Ha preso possesso di lui, qualcheduno deve avervelo introdotto. Quanta gente ha il mestiere di Satana: distruggere l’opera di Dio, desolare le coscienze, spargere il dubbio, insinuare l’incredulità, togliere la fiducia in Dio, cancellare il Dio dai cuori di tante creature. Questa è l’opera del male, è l’opera di Satana. Ha agito in Giuda e può agire anche dentro di noi se non stiamo attenti. Per questo il Signore aveva detto ai suoi Apostoli là nell’ orto degli ulivi, quando se li era chiamati vicini: "State svegli e pregate per non entrare in tentazione".

E la tentazione è incominciata col denaro. Le mani che contano il denaro. Che cosa mi date? Che io ve lo metto nelle mani? E gli contarono trenta denari. Ma glieli hanno contati dopo che il Cristo era già stato arrestato e portato davanti al tribunale. Vedete il baratto! L’amico, il maestro, colui che l’aveva scelto, che ne aveva fatto un Apostolo, colui che ci ha fatto un figliolo di Dio; che ci ha dato la dignità, la libertà, la grandezza dei figli di Dio. Ecco! Baratto! Trenta denari! Il piccolo guadagno. Vale poco una coscienza, o miei cari fratelli, trenta denari. E qualche volta anche ci vendiamo per meno di trenta denari. Ecco i nostri guadagni, per cui voi sentite catalogare Giuda come un pessimo affarista.

C’è qualcheduno che crede di aver fatto un affare vendendo Cristo, rinnegando Cristo, mettendosi dalla parte dei nemici. Crede di aver guadagnato il posto, un po’ di lavoro, una certa stima, una certa considerazione, tra certi amici i quali godono di poter portare via il meglio che c’è nell’anima e nella coscienza di qualche loro compagno. Ecco vedete il guadagno? Trenta denari! Che cosa diventano questi trenta denari?
Ad un certo momento voi vedete un uomo, Giuda, siamo nella giornata di domani, quando il Cristo sta per essere condannato a morte. Forse Lui non aveva immaginato che il suo tradimento arrivasse tanto lontano. Quando ha sentito il crucifigge, quando l’ha visto percosso a morte nell’atrio di Pilato, il traditore trova un gesto, un grande gesto. Va’ dov’erano ancora radunati i capi del popolo, quelli che l’avevano comperato, quella da cui si era lasciato comperare. Ha in mano la borsa, prende i trenta denari, glieli butta, prendete, è il prezzo del sangue del Giusto. Una rivelazione di fede, aveva misurato la gravità del suo misfatto. Non contavano più questi denari. Aveva fatto tanti calcoli, su questi denari. Il denaro. Trenta denari. Che cosa importa della coscienza, che cosa importa essere cristiani? Che cosa ci importa di Dio? Dio non lo si vede, Dio non ci da’ da mangiare, Dio non ci fa’ divertire, Dio non da’ la ragione della nostra vita. I trenta denari. E non abbiamo la forza di tenerli nelle mani. E se ne vanno. Perché dove la coscienza non è tranquilla anche il denaro diventa un tormento.

C’è un gesto, un gesto che denota una grandezza umana. Glieli butta là. Credete voi che quella gente capisca qualche cosa? Li raccoglie e dice: "Poiché hanno del sangue, li mettiamo in disparte. Compereremo un po’ di terra e ne faremo un cimitero per i forestieri che muoiono durante la Pasqua e le altre feste grandi del nostro popolo".

Così la scena si cambia, domani sera qui, quando si scoprirà la croce, voi vedrete che ci sono due patiboli, c’è la croce di cristo; c’è un albero, dove il traditore si è impiccato. Povero Giuda.
Povero fratello nostro. Il più grande dei peccati, non è quello di vendere il Cristo; è quello di disperare. Anche Pietro aveva negato il Maestro; e poi lo ha guardato e si è messo a piangere e il Signore lo ha ricollocato al suo posto: il suo vicario. Tutti gli Apostoli hanno abbandonato il Signore e son tornati, e il Cristo ha perdonato loro e li ha ripresi con la stessa fiducia. Credete voi che non ci sarebbe stato posto anche per Giuda se avesse voluto, se si fosse portato ai piedi del calvario, se lo avesse guardato almeno a un angolo o a una svolta della strada della Via Crucis: la salvezza sarebbe arrivata anche per lui.

Povero Giuda. Una croce e un albero di un impiccato. Dei chiodi e una corda. Provate a confrontare queste due fini. Voi mi direte: "Muore l’uno e muore l’altro". Io però vorrei domandarvi qual è la morte che voi eleggete, sulla croce come il Cristo, nella speranza del Cristo, o impiccati, disperati, senza niente davanti.

Perdonatemi se questa sera che avrebbe dovuto essere di intimità, io vi ho portato delle considerazioni così dolorose, ma io voglio bene anche a Giuda, è mio fratello Giuda. Pregherò per lui anche questa sera, perché io non giudico, io non condanno; dovrei giudicare me, dovrei condannare me. Io non posso non pensare che anche per Giuda la misericordia di Dio, questo abbraccio di carità, quella parola amico, che gli ha detto il Signore mentre lui lo baciava per tradirlo, io non posso pensare che questa parola non abbia fatto strada nel suo povero cuore. E forse l’ultimo momento, ricordando quella parola e l’accettazione del bacio, anche Giuda avrà sentito che il Signore gli voleva ancora bene e lo riceveva tra i suoi di là. Forse il primo apostolo che è entrato insieme ai due ladroni. Un corteo che certamente pare che non faccia onore al figliolo di Dio, come qualcheduno lo concepisce, ma che è una grandezza della sua misericordia.

E adesso, che prima di riprendere la Messa, ripeterò il gesto di Cristo nell’ ultima cena, lavando i nostri bambini che rappresentano gli Apostoli del Signore in mezzo a noi, baciando quei piedini innocenti, lasciate che io pensi per un momento al Giuda che ho dentro di me, al Giuda che forse anche voi avete dentro. E lasciate che io domandi a Gesù, a Gesù che è in agonia, a Gesù che ci accetta come siamo, lasciate che io gli domandi, come grazia pasquale, di chiamarmi amico.

La Pasqua è questa parola detta ad un povero Giuda come me, detta a dei poveri Giuda come voi. Questa è la gioia: che Cristo ci ama, che Cristo ci perdona, che Cristo non vuole che noi ci disperiamo. Anche quando noi ci rivolteremo tutti i momenti contro di Lui, anche quando lo bestemmieremo, anche quando rifiuteremo il Sacerdote all’ultimo momento della nostra vita, ricordatevi che per Lui noi saremo sempre gli amici.

(don Primo Mazzolari)
L'intervento riportato qui sotto è stato registrato a Bozzolo il Giovedì Santo del 1958.


Il dipinto con Il bacio di Giuda fa parte degli affreschi realizzati da Giotto nella CappellaScrovegni a Padova, Italia. È una scena molto animata.C’è una grande confusione dovuta all'arresto di Cristo e della conseguente rissa tra sgherri e apostoli.
Le figure si muovono con assoluta libertà, girano perfino di spalle, cosa inaudita nella pittura prima di Giotto.
Ogni personaggio vive una particolare emozione e ha una sua gestualità e modo di reagire. San Pietro, sulla sinistra si scaglia con violenza e si sbilancia in avanti per aggredire con il coltello l'uomo davanti a sè. L'altro, non ha tempo di difendersi nè di girarsi, sembra preso alla sprovvista e ha un'espressione di sorpresa. L'uomo incappucciato, di spalle, cerca di fermare san Pietro afferrandolo per le vesti, ma non riesce a bloccarlo. Gli altri hanno espressioni alterate, gesti concitati. Bellissimo, intenso è il dialogo muto che si svolge tra Gesù e Giuda.



Quasi a simboleggiare il raggiro, Giuda, con un gesto ampio, avvolge Gesù nel suo mantello e lo bacia.I due si guardano negli occhi, Gesù con un'espressione consapevole e ferma, Giuda con un'aria dubbiosa e già colpevole.

giovedì 22 marzo 2012

Dio non è autore del male - frère Roger di Taizé

Alcuni si dicono: se Dio esistesse, non permetterebbe le guerre, l’ ingiustizia, la malattia, l'oppressione, neppure per un solo essere umano; se Dio esistesse impedirebbe all'uomo di commettere il male.

Quasi tremila anni fa il profeta Elia si reca un giorno nel deserto per ascoltare Dio. Si scatenano gli elementi: dapprima un uragano, poi un terremoto ed infine un fuoco violento. Ma Elia capisce che Dio non si trova nello scatenarsi degli elementi naturali.

Tutto poi si placa ed Elia percepisce Dio nel mormorio d'una brezza leggera. Ed è colpito da questa toccante realtà: la voce di Dio si trasmette all'uomo spesso in un soffio di silenzio.

È una delle prime volte della storia in cui si registra questa limpida intuizione: Dio non terrorizza nessuno con mezzi violenti.
Dio mai è autore del male, dei sismi naturali, delle guerre, delle disgrazie terrene.

Né la sofferenza, né la miseria degli uomini sono volute da Dio.

Dio non  s'impone. Ci lascia liberi di amare o di non amare, di perdonare o di rifiutare il perdono. Ma Dio non assiste mai passivamente  ai dolore degli esseri umani.

Soffre  con l'innocente,
in Dio, c'è una sofferenza del Cristo.

(frère Roger di Taizé)


Roger Louis Schutz, detto frère Roger  (1915-2005) di origine svizzera è stato il  fondatore della comunità monastica ecumenicaed  internazionale di Taizè.

Figlio di un pastore protestante rimase lui stesso protestante per tutta la vita

Durante la seconda guerra mondiale si fermò nel villaggio di Taizè (in Borgogna). Questo villaggio era vicinissimo alla linea di demarcazione che divideva in due la Francia ed era adatto per accogliere i rifugiati che fuggivano la guerra. Lì creò una comunità i cui valori fondamentali erano la semplicità e la benevolenza del cuore, nella fedeltà al Vangelo. Cominciò quindi ad accogliere e ad aiutare i profughi della guerra, soprattutto ebrei. In considerazione del fatto che gli ospiti avevano fedi diverse , Roger pregava da solo nella sua stanza. Nell’autunno del 1942 dovette fuggire perchè la Gestapo aveva individuato il villaggio. Vi ritornò del 1944 con alcuni fratelli che avevano iniziato insieme a lui una vita comune che continuarono a Taizé. Nel 1945 creò a Taizè un’associazione che si faceva carico dei ragazzi rimasti orfani a causa della guerra.

Di domenica, poi, i fratelli accoglievano anche dei prigionieri di guerra tedeschi internati in un campo vicino a Taizé. Poco alla volta qualche altro giovane venne ad unirsi ai primi fratelli e il giorno di Pasqua 1949  si impegnarono tutti al celibato, alla vita comune e alla semplicità di vita.

Frère Roger morì accoltellato da una squilibrata, il 16 agosto 2005, durante la preghiera pubblica serale.


Buona giornata a tutti. :-)

mercoledì 21 marzo 2012

Senza il perdono non c’è guarigione – don Tonino Lasconi

Quanto sarebbe stato più bello se Gesù avesse subito sistemato il corpo dell’uomo senza quel perdono dei peccati, non richiesto né dai parenti né dal direttamente interessato, che ha complicato le cose agli scribi e le complica anche noi…
Che bel miracolo quello del paralitico di Cafarnao! Tutta la casa di Pietro piena zeppa di gente, quei parenti che fanno di tutto per portare davanti a Gesù quel poveretto, e non si rassegnano a costo di farlo passare dal tetto, il miracolato che se ne va via con la sua barella sotto braccio “davanti agli occhi di tutti”…
Ma quanto sarebbe stato più bello se Gesù avesse subito sistemato il corpo dell’uomo senza quel perdono dei peccati, non richiesto né dai parenti né dal direttamente interessato, che ha complicato le cose agli scribi e le complica anche noi.

Agli scribi per due motivi. Prima di tutto perché giustamente scandalizzati che un uomo si arrogasse il potere esclusivo di Dio. Poi perché Gesù, anche se in modo non così esplicito come farà più volte in seguito (Gv 9,34; Lc 13,4-5), smentisce la loro radicata convinzione (che purtroppo resiste anche dentro di noi) che la malattia sia una punizione divina per un comportamento peccaminoso. Gesù, infatti, perdona i peccati dell’uomo senza guarirgli il corpo. Se tra peccato e malattia ci fosse stato un nesso di causa ed effetto, con il perdono dei peccati sarebbe scattata subito la guarigione.

A noi perché facciamo fatica a capire a cosa serva il perdono dei peccati, dal momento che non siamo affatto sicuri che il peccato esista. Esiste l’infrazione della legge, ma tutto ciò che la legge non proibisce non ha bisogno di essere perdonato. Se l’aborto e il divorzio sono consentiti dalla legge, perché non li si può fare? Infatti non si capisce perché mai la Chiesa insista a dire che, se uno li fa, non può accostarsi alla comunione, e nemmeno fungere da padrino per il battesimo e la cresima. Se l’eutanasia, com’è probabile, diventerà legale, non sarà che i preti ricominceranno con la storia che impedisce di fare la comunione?

È così! Facciamo fatica a credere che esista il peccato, cioè pensieri, parole, opere e omissioni intrinsecamente sbagliati, anche se nessuna legge umana li proibisce, perché vanno contro la legge di Dio, scritta nel profondo del cuore di tutti gli uomini, e che non possono essere sanati con una multa, con il carcere, con l’amnistia, o con un buon avvocato, ma soltanto con il perdono di Dio.


Attenzione! Non stiamo parlando degli “altri”, di quelli che non credono in Dio e in Gesù. Il paralitico di Cafarnao è un grande stimolo per noi credenti. Gesù, dice il Vangelo;, “vedendo la loro fede, disse al paralitico: Figlio, ti sono perdonati i peccati”, affermando così che la salute dello spirito è più importante di quella del corpo o, quanto meno, che è inutile sanare il corpo senza sanare lo spirito.

È questa la convinzione che siamo chiamati a riconquistare.
In questo impegno dovremmo essere incoraggiati anche dall’osservazione della realtà che manifesta in modo sempre più evidente come i malesseri profondi dell’umanità non possono essere sanati dall’esterno senza sanare il cuore. Se infatti non c’è il nesso tra malattia e punizione divina, è però evidente quello tra male del corpo e male dello spirito. Da dove nascono, infatti, le grandi crisi, i grandi problemi e le grandi sofferenze dei nostri giorni se non dal fatto che ci si illude di sostituire i comandamenti di Dio, indelebili e intoccabili, con le sole leggi umane che qualsiasi autorità può scrivere a suo vantaggio e raggirare con facilità?

È necessario che noi cristiani ritroviamo l’impegno e la forza di testimoniare che non si deve rubare, non si deve mentire, non si deve uccidere, non si deve approfittare degli altri non perché c’è la legge umana che lo proibisce, o quando non è possibile farla franca, ma perché c’è un unico Signore che chiede alla nostra vita di essere come quella di Gesù: non un “sì” e “no”, ma soltanto un “sì”.
(don Tonino Lasconi)
Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto.La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non s’è ancora rimarginata. In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto. Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione.
(Beato Giovanni Paolo II)

martedì 20 marzo 2012

Quando un povero ... – Madre Teresa di Calcutta

Quando un povero muore di fame,
non è perchè Dio si sia dimenticato di lui.
Accade perchè nè io nè voi,
ci siamo preoccupati di offrirgli ciò di cui aveva bisogno.


Ci siamo rifiutati di agire
come strumenti di amore nelle mani di Dio,
per offrire al povero,
uomo o donna che sia, un pezzo di pane,
per procurargli una veste con cui ripararsi da freddo.

Questo accade perchè non abbiamo riconosciuto Cristo
quando, ancora una volta, si è mostrato
sotto le sembianze del dolore
nel corpo di un fratello intirizzio dal freddo,
morente di fame,
quando si è rivolto a noi come un essere solo,
come un bambino perduto
alla ricerca di un luogo in cui ripararsi.


                                                            
(Madre Teresa di Calcutta)

Guarda che viscere di misericordia ha la giustizia di Dio! Nei giudizi umani si castiga colui che confessa la propria colpa: nel giudizio divino, lo si perdona.(Josemaria Escrivà de Balaguer)