venerdì 31 agosto 2012

Il Guerriero dell'amore di Dio – don Bruno Ferrero


“Essendo il messer Girolamo Emiliani, nobile veneziano, provveditore in Castel Nuovo di Quero con 300 fanti, fu circondato dall’esercito imperiale.
Il castello fu preso. Tutti gli uomini vennero uccisi, mentre il provveditore, messi i ceppi, fu posto in fondo ad una torre e cibato con pane e acqua.


Essendo tutto afflitto per la situazione in cui si trovava e per i tormenti a cui era sottoposto, avendo sentito nominare la Madonna di Treviso, con cuore umile a lei si raccomanda, promettendo di visitare questo luogo miracoloso, venendo scalzo, in camicia e a far dir messe.
In quel momento gli apparve una donna vestita di bianco, delle chiavi in mano, gli dice:
“Coraggio Girolamo,la tua implorazione e’ stata ascoltata ed esaudita”. In quel momento le catene si spezzarono.


La Signora continuò : “ Prendi queste chiavi, apri i ceppi e la torre e fuggì via. Ma ricordati di mantenere quello che hai promesso”. La visione scomparve,la cella ripiombò nel buio.


Guardingo,Girolamo rasentò le mura e riuscì ad allontanarsi indisturbato.
Ma dovendo passare in mezzo all’ esercito nemico e non conoscendo la via, si trovò di nuovo disperato. Ancora si raccomandò alla Madonna.
E ancora la Madonna apparve . Lo prese per mano e lo accompagnò in mezzo ai nemici, che nessuno si accorse di niente, e lo accompagnò per la via. 

E come si poterono vedere le mura della Città di Treviso, ella disparve.
E proprio lui raccontò: questo miracolo."


Siamo tutti prigionieri di qualcosa: orgoglio,istinti,impulsività, difetti, abitudini, amicizie che ci condizionano. Abbiamo bisogno della chiave che apre le porte della nostra prigione. Una chiave che si chiama volontà: voglia di cambiare davvero. La Madonna vuole aiutarci.

( Don Bruno Ferrero)


Fondatore della Società dei Servi dei poveri (Somaschi), Girolamo Emiliani si dedicò a malati, giovani abbandonati e al riscatto delle prostitute. Nato a Venezia nel 1486, intraprese la carriera militare. Nel 1511, in prigionia, maturò la vocazione, similmente a sant'Ignazio ferito a Pamplona. Consacratosi a Dio nel 1518, si prodigò in una carestia e in un'epidemia di peste a Verona, Brescia, Como e Bergamo. Qui, nel paesino di Somasca, nacque l'ordine di chierici regolari. Essi intuirono il ruolo di promozione sociale delle scuole e ne aprirono di gratuite con un metodo pedagogico innovativo. Il fondatore morì di peste nel 1537, mentre assisteva dei malati. Santo dal 1767, dal 1928 è patrono della gioventù abbandonata. (Avvenire)
San Girolamo Emiliani,  dopo una giovinezza violenta e lussuriosa, gettato in carcere dai nemici, si convertì a Dio; si dedicò, quindi, appieno, insieme ai compagni radunati con lui, a tutti i miserabili, specialmente agli orfani e agli infermi; fu questo l’inizio della Congregazione dei Chierici Regolari, detti Somaschi; colpito in seguito dalla peste mentre curava i malati, morì a Somasca vicino a Bergamo.
Fonte: www.santiebeati.it




Salve, o saldo fondamento della fede; salve, o splendido contrassegno della grazia!
Salve, Tu per cui fu spogliato l'inferno; salve, Tu per cui fummo rivestiti di gloria!
Salve, o voce perpetua degli Apostoli; salve, o degli atleti invincibile coraggio!
Salve, o difesa contro i nemici invisibili; salve, o ingresso alle porte del Paradiso!
Salve, perche' i cieli rallegransi insieme con la terra; salve, perche' la terra tripudia insieme con i cieli!
Amen. 

Ave Maria!



Aggiornamento delle ore 16.00

Il Cardinale Carlo Maria Martini è morto. 
Lo accolgano gli Angeli e lo conducano davanti al Trono dell'Altissimo.
 Amen.Riposi in Pax Christi

Rèquiem aetèrnam,
dona eis, Domine,
et lux perpètua lùceat eis.
Requiéscant in pace.
Amen.






giovedì 30 agosto 2012

Perché sono nato, dice Dio – Lambert Noben

Sono nato nudo, dice Dio
perché tu sappia spogliarti di te stesso.
Sono nato povero
perché tu possa considerarmi l'unica ricchezza.
Sono nato in una stalla
perché tu impari a santificare ogni ambiente.
Sono nato debole, dice Dio
perché tu non abbia mai paura di me.
Sono nato per amore
perché tu non dubiti mai del mio amore.
Sono nato di notte
perché tu creda che posso illuminare
qualsiasi realtà.
Sono nato persona, dice Dio
perché tu non abbia mai a vergognarti
di essere te stesso.
Sono nato uomo
perché tu possa essere "dio".
Sono nato perseguitato
perché tu sappia accettare le difficoltà.
Sono nato nella semplicità
perché tu smetta di essere complicato.
Sono nato nella tua vita, dice Dio
per portare tutti alla casa del Padre.


(Lambert Noben)




Il Battesimo, lo sappiamo, non produce automaticamente una vita coerente: 
questa è frutto della volontà e dell’impegno perseverante di collaborare con il dono, 
con la Grazia ricevuta. 
E questo impegno costa, c’è un prezzo da pagare di persona. 

(Benedetto XVI - Lectio Divina 4 marzo 2011)


Non desiderare che i tuoi figli siano ciò che desideri, 
ma che siano ciò che Dio desidera che loro siano.




Liberami
Signore, dalla pigrizia che si agita,
                                                           sotto la maschera del fare
e dalla mollezza che compie
ciò che non è stato richiesto
per riuscire a eludere un sacrificio! 
Ma donami l’umiltà, nella quale soltanto è il riposo,
e liberami dall’orgoglio che è il fardello più pesante.
Penetra tutto il mio cuore, tutta la mia anima,
con la semplicità dell’amore.

(Thomas Merton)



mercoledì 29 agosto 2012

Così è scritto – Paulo Coelho

"Maktub" significa "Così è scritto".
Gli Arabi pensano che "Così è scritto" non sia una buona traduzione, perché, sebbene ogni cosa sia già scritta, Dio ha compassione, e ha scritto tutto solo per aiutarci.

L'errante è a New York. E' in ritardo ad un appuntamento, e quando lascia il suo hotel, trova che la sua macchina è stata rimossa dalla polizia. Arriva tardi al suo appuntamento, il pranzo dura più del necessario, ed egli sta pensando alla multa che dovrà pagare. Sarà una fortuna. 
Improvvisamente, ricorda la banconota che trovò per strada il giorno prima, e vede una qualche strana relazione tra la banconota e quello che gli è accaduto la mattina. "Chissà, forse ho trovato quei soldi prima che la persona che avrebbe dovuto trovarli ne avesse avuta la possibilità. Forse ho rimosso la banconota dal cammino di qualcuno che ne aveva realmente bisogno. Chissà chi ho interferito con ciò che era scritto!?". Egli sente il bisogno di liberarsi della banconota, e in quel momento vede un mendicante seduto sul marciapiede. Gli porge velocemente la banconota, e sente di aver riportato un certo equilibrio alle cose.
"Aspetta un attimo", dice il mendicante. "Non sto cercando aiuto. Io sono un poeta, e voglio leggerti una poesia in cambio". 
"Scegline una breve, perché vado di fretta", dice l'errante.
Il mendicante risponde: "Se sei ancora vivo, è perché non sei ancora arrivato al punto in cui dovresti essere".

(Paulo Coelho)

Fonte: I racconti del Maktub



Bisogna chiudere i cicli.
Non per orgoglio, per incapacità o per superbia... 
semplicemente perchè quella determinata cosa esula ormai dalla mia vita.
Chiudi la porta, cambia musica,  pulisci la casa, rimuovi la polvere. 
Smetti di essere chi eri e trasformati  in chi sei.
(Paulo Coelho)      


Unisciti a coloro che cantano, raccontano storie, si godono la vita e hanno la gioia negli occhi. Perché la gioia è contagiosa, e riesce sempre a impedire che gli uomini si lascino paralizzare dalla depressione, dalla solitudine e dalle difficoltà. 
Unisciti a chi procede a testa alta, anche se ha gli occhi pieni di lacrime. 
(Paulo Coelho)
     

martedì 28 agosto 2012

Passato e Futuro

Una piccola civetta aveva un gran desiderio di cantare nella luce del giorno. La notte non le piaceva, la rendeva triste e depressa.
“Ma le civette hanno sempre cantato di notte: si è sempre fatto così”, spiegò, con molta fermezza, la madre, alla sua piccola civetta.
“Lo so. Ma si può anche cambiare”, rispose convinta la giovane civetta.
“Non è possibile. Cosa diranno tutte le altre civette che non la pensano come te?”, continuò la madre, rimproverandola!
“Spiegherò loro che voglio tentare una cosa nuova. Voglio solo provare”.
“Ci sarà senz’altro un gran chiacchierare di te e sarai considerata senza cervello, pericolosa; poi… ti isoleranno”.
“Ma è perché ho cervello che voglio tentare una cosa nuova  (insistè la piccola)
; forse si aprirà una nuova strada per la nostra specie e non saremo  più chiamate - gli uccelli della notte -, o - gli uccelli del malaugurio - ”.
E così, quando si avvicinò l’alba, la civetta cominciò a cantare tra gli alberi del parco nazionale. Le ultime stelle impallidivano per lasciare il posto alla luce del giorno. Infatti, cominciarono a spuntare i primi raggi del sole dietro le colline. La piccola civetta, vedendoli, si emozionò e si commosse alla vista di tanta bellezza: vedeva sorgere il sole per la prima volta e godeva del suo calore. Anzi, a mano a mano che cantava, le note le uscivano sempre più melodiose, più chiare, più belle e più allegre.
“Il giorno è pieno di bellezza e di armonia (disse a se stessa); non tornerò più a cantare di notte sulle case diroccate del paese e sui cipressi dei cimiteri; io voglio cantare alla luce del sole e annunciare il giorno; io voglio annunciare la vita”, esclamò tutta contenta e piena di gioia. E con questi bellissimi sentimenti voló allegramente verso casa.
Era così felice che raccontò subito la sua straordinaria esperienza alla madre e alle civette, vicine di casa. Ma quelle la guardarono con diffidenza, come una che si sta allontanando dalla giusta strada. Era una cosa nuova ed esse ne avevano paura. E la abbandonarono. La piccola civetta rimase sola. Ma, il mattino dopo, non rinunciò a cantare nella luce del sole.
La costanza
nel credere
alle proprie intuizioni
puó cambiare il futuro
tuo e degli altri.
Il difficile è
farlo accettare
da chi è ancora
legato fortemente

al passato.


La vita è troppo corta per svegliarsi la mattina con i rimpianti. Quindi, ama le persone che ti trattano bene e dimenticati di quelle che non lo fanno. E credi che tutto accada per una ragione.. se hai un'opportunità, coglila; se cambia la tua vita, lasciala fare. Nessuno ha detto che sarebbe stato facile... hanno solo promesso che ne sarebbe valsa la pena.




La civetta di Minerva è stata rappresentata anche nella moneta di un euro greco, così com'era raffigurata in un'antica tetradracma ateniese del V secolo a.C., per ricordare le loro tradizioni mitologiche e la cultura, soprattutto quella filosofica e quella scientifica che per secoli e secoli ha accompagnato questa popolazione.



lunedì 27 agosto 2012

Il dono del Signore – Donata Doni

 Ti è passato accanto il Signore
e non hai aperta la porta
della tua casa.

Le luci di tutti gli smeraldi,
i nitidi occhi delle stelle più pure,
l'alito della vita che spira
tra selve d'uomini e di foglie
sono povere cose nel nulla
di fronte al dono che il Signore
voleva recarti, quando,
forte di un silenzio d'amore,
ha sostato davanti alla soglia
della tua casa.


(Donata Doni)

Chi vuol raggiungere qualcosa ha l'ardore del desiderio.
Il desiderio è la sete dell'anima.
(Sant' Agostino)


‎"La Chiesa non vuol perdere la sua clientela, anzi vuol guadagnarne di nuova. Ciò produce una specie di mondanizzazione davvero deplorevole. Il mondo corre verso la perdizione, e la Chiesa corre a perdersi nel mondo (...) Ho sentito un parroco dire, in chiesa: "Rallegriamoci, stringiamoci la mano...Gesù vi augura cordialmente una bella giornata, il buon giorno! (...) Presto allestiremo un bar per la comunione del pane e del vino, offriremo tramezzini e spumante...Non c'è rimasto nulla, nulla di stabile, tutto è in movimento. Invece di tutto questo, noi abbiamo bisogno d'una roccia, salda" 


Eugene Ionesco (in un'intervista del 1975)

citato in J. Ratzinger, "Collaboratori della verità", Cinisello B., San Paolo, 1994, p. 397.




domenica 26 agosto 2012

Non tutte le piccole cose, sono insignificanti – Mucci Renata


Se non riterrai superfluo insegnare a tuo figlio:


- che è bene dare del lei agli adulti come forma di rispetto;
- che sui mezzi pubblici, il posto si lascia alle donne incinte e a chi è in   difficoltà;
- che i beni comuni vanno rispettati più dei propri;
- che l´onestà è un valore imprescindibile;
- che non è lo zainetto firmato che dà valore;
- che «l´uomo nero» non è quello con la pelle scura;
- che prima di lamentarsi per un castigo bisogna impegnarsi a non meritarlo;
- che il rispetto per gli insegnanti é la prima regola;
- che il bullo di oggi, sarà un fallito domani;
- che non esiste denaro facile;
- che una buona reputazione è un capitale che non si svaluta;
- che se non rispetti chi è più debole sei un farabutto;
- che se hai bisogno del gruppo per sentirti qualcuno, non sei nessuno;
- che niente ti è dovuto;
- che i veri eroi combattono senz´armi...

potrai dire di aver dato una grande mano al cambiamento della società, alla quale aspiri.



(Renata Mucci)

Versione simile presa dal web


-Se vi hanno insegnato a salutare quando entrate in un ambiente,
-se vi hanno abituato a dare del lei agli adulti come forma di rispetto,
-se vi hanno detto che negli autobus il posto si lascia alle donne incinte e a quelli più grandi di voi,
-se vi hanno insegnato che i beni comuni vanno rispettati più dei propri,
-se vi hanno insegnato che l'onestà è un valore imprescindibile,
-se siete cresciuti con il cibo fatto in casa,
-se avete giocato per strada per ore,
-se non avevate i vestitini firmati,
-se la vostra casa non era a prova di bambino,
-se vi punivano quando vi comportavate male,
-se non siete stati da uno psicologo e uno scappellotto ogni tanto l'avete preso,
-se i negozi erano chiusi la domenica e avete bevuto l' acqua del rubinetto.
-se il rispetto per gli insegnanti era la prima regola,
-se non conoscevate l'inglese a 6 anni e non avevate il telefonino a 9 ma sapevate bene cos'era l'educazione

dimostrate che siete sopravvissuti in un mondo di valori e regole ancora VALIDISSIMI






Dolcezza e gentilezza

Quando scopriamo di non essere dolci e gentili nelle nostre relazioni significa che abbiamo smarrito la strada e ci siamo allontanati dalla nostra sorgente. 
Lo stato naturale dei nostri cuori è caratterizzato da dolcezza e gentilezza, quindi quando ci rendiamo conto di essere aggressivi, severi, inclementi, insensibili e irritabili con gli altri, stiamo avendo paura e ascoltando la voce dell'io e non quella dell'Amore. 
Ricordiamo, in ogni pensiero che nutriamo e in ogni cosa che facciamo, che la dolcezza e la gentilezza vanno di pari passo, in quanto espressioni della purezza dell'Amore divino che abitano sempre in noi. 
Ricordiamo che quando dolcezza e gentilezza camminano mano nella mano, stiamo percorrendo una scorciatoia verso Dio.

(Gerald Jampolsky, Scorciatoie verso Dio)


sabato 25 agosto 2012

Non incolpare nessuno – Pablo Neruda


Non incolpare nessuno,
non lamentarti mai di nessuno, di niente,
perché in fondo

Tu hai fatto quello che volevi nella vita.

Accetta la difficoltà di costruire te stesso
ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo
proviene delle ceneri del suo errore.

Non lamentarti mai della tua solitudine 
o della tua sorte,
affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro
è il risultato delle tue azioni e la prova
che tu sempre devi vincere.

Non amareggiarti del tuo fallimento
né attribuirlo agli altri.

Accettati adesso o 
continuerai a giustificarti come un bimbo.
Ricordati che qualsiasi momento 

è buono per cominciare
e che nessuno 

è così terribile per cedere.

Non dimenticare
che la causa del tuo presente 

è il tuo passato,
come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.


Apprendi dagli audaci,
dai forti
da chi non accetta compromessi,
da chi vivrà malgrado tutto
pensa meno ai tuoi problemi
e più al tuo lavoro.


I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno.
Impara a nascere dal dolore
e ad essere più grande, che è
il più grande degli ostacoli.


Guarda te stesso allo specchio
e sarai libero e forte
e finirai di essere una marionetta delle circostanze,
perché tu stesso sei il tuo destino.


Alzati e guarda il sole nelle mattine
e respira la luce dell'alba.
Tu sei la parte della forza della tua vita.


Adesso svegliati, 
combatti, 
cammina,
deciditi e trionferai nella vita.


Non pensare mai al destino,
perché il destino
è il pretesto dei falliti.


(Pablo Neruda)




Un giorno da qualche parte, 
in qualche posto inevitabilmente ti incontrerai con te stesso.. 
E questa, solo questa, 
può essere la più felice o la più amara delle tue giornate. 
(Pablo Neruda)



Un giorno di sveglierai
e non ci sarà più tempo
per fare le cose che ha sempre sognato.
Falle adesso!

(Paulo Coehlo)





venerdì 24 agosto 2012

Le beatitudini oggi – don Tonino Bello

Ce l'hanno spiegata con mille sfumature, e vien quasi da pensare che ogni biblista abbia un suo modo di leggere questa pagina delle beatitudini: l'unica che vorremmo salvare, se di tutti i libri della terra si dovesse sottrarre all'incendio solo il Vangelo e di tutto il Vangelo si dovesse preservare dalle fiamme soltanto una sequenza di venti righe.

Si intuisce subito che queste parole pronunciate da Gesù nascondono promesse ultraterrene.

Alludono a quegli appagamenti di gioia completa che andiamo inseguendo da tutta una vita, senza essere riusciti mai ad afferrare per intero.
Fanno riferimento a quel senso di benessere pieno di gioia totalizzante che esiste solo nei nostri sogni.
Traducono, come nessun altro frasario umano, le nostre nostalgie di futuro, e ci proiettano verso quei cieli nuovi e terre nuove in cui la settimana si accorcia a tal punto da conoscere solo il sabato eterno.

Imprigionano il "non ancora" - sempre abbozzato e mai esploso pienamente - di quel "risus paschalis" che ora sperimentiamo solo nella smorfia delle nostre troppo rapide convulsioni di letizia per cedere subito il posto all'amarezza del pianto.

Non ci vuol molto a capire, insomma, che sotto queste sentenze veloci del discorso della montagna c'è qualcosa di grande. E che, di quel misterioso "regno dei cieli", la cosa più ovvia che si possa dire è che rappresenta il vertice della felicità.


Sì, Gesù vuol dare una risposta all'istanza primordiale che ci assedia l'anima da sempre. Noi siamo fatti per essere felici. La gioia è la nostra vocazione. E' l'unico progetto, dai nettissimi contorni, che Dio ha disegnato per l'uomo.
Una gioia raggiungibile, vera, non frutto di fabulazioni fantastiche, e neppure proiezione utopica del nostro decadentismo spirituale.

(Don Tonino Bello)
Fonte: Alle porte del regno


Amare è una parola sconvolgente: è interessarsi veramente a qualcuno;
è rispettarlo com’è, con le sue ferite, le sue tenebre e la sua povertà,
ma anche con le sue potenzialità, con i suoi doni nascosti;
è credere in lui;
è nutrire verso di lui una speranza folle;
è gioire della sua presenza e della bellezza del suo cuore,
anche se resta ancora nascosta. 
(Padre Jean Vanier)










giovedì 23 agosto 2012

L’anello prezioso come le nostre vite davanti a Dio

Uno studente andò dal suo professore con un problema: “Mi sento una nullità, non ho la forza di reagire. Dicono che sono un buono a nulla, che non faccio niente di bene, che sono un idiota. Come posso migliorare? Che posso fare perché mi stimino di più?”
Il professore senza guardarlo rispose: “Mi spiace, ragazzo, ma ora non posso aiutarti. Devo prima risolvere un problema mio. Poi, forse.” E facendo una pausa aggiunse: “Se mi aiuti, posso risolvere il mio problema più rapidamente e poi forse posso aiutarti a risolvere il tuo...”
”Certo, professore!” balbettò il giovane, ma ancora una volta si sentì mortificato.
Il professore si tolse un anello dal mignolo e lo diede al ragazzo: “Monta a cavallo e va’ al mercato. Devi vendere questo anello perché devo pagare un debito. Occorre ricavarne il più possibile. Ma non accettare meno di una moneta d’oro. Va e torna con la moneta al più presto!”


Il giovane prese l’anello e partì.
Appena giunto al mercato cominciò ad offrire l’anello ai mercanti. Essi lo guardavano con qualche interesse, finché il giovane non diceva quanto chiedeva per l’anello. Quando il giovane menzionava la moneta d’oro, alcuni ridevano, altri se ne andavano senza nemmeno guardarlo; solo un vecchietto fu abbastanza gentile da spiegare che una moneta d’oro era troppo per quell’anello.
Tentando di venire incontro al giovane, arrivarono ad offrirgli una moneta d’argento e una coppa di rame, ma il giovane seguiva le istruzioni di non accettare meno di una moneta d’oro e rifiutava ogni offerta.
Dopo aver offerto il gioiello a tutti quelli che passavano per il mercato, abbattuto dal fallimento salì a cavallo e tornò indietro. Rimpiangeva di non avere una moneta d’oro per poter comprare egli stesso l’anello in modo da liberare dalle preoccupazioni il suo professore e poter così ricevere i suoi consigli.


Giunto in casa e disse: “Professore, mi spiace tanto, ma è impossibile ottenere quello che mi ha chiesto. Forse potrei ottenere due o tre monete d’argento, tutti dicono che il suo valore è molto inferiore e mi hanno riso dietro ma, non si dovrebbe ingannare nessuno sul valore dell’anello, non le pare? “
”E’ importante quello che dici, giovanotto.” rispose sorridendo “Dobbiamo prima sapere il valore esatto dell’anello. Riprendi il cavallo e vai dal gioielliere. Chiedigli a quanto si può vendere l’anello. Ma non importa quanto lo valuterà, non venderlo. Riportalo poi qui.”


Il giovane col solito cavallo andò dal gioielliere e gli chiese di valutare l’anello.
Il gioielliere esaminò l’anello con una lente, lo pesò e disse: “Di’ al tuo professore che se vuole venderlo subito non posso dargli più di 58 monete d’oro.”
“58 monete d'oro?” esclamò il giovane.
“Sì, “ rispose il gioielliere, “in un altro momento potrei arrivare ad offrire anche settanta monete, ma se ha urgenza di vendere...”


Il giovane corse emozionato a casa del professore per raccontare quel che era successo.
”Siediti.” disse il professore e dopo aver ascoltato tutto il racconto, parlò con calma: “Tu sei come questo anello, un gioiello prezioso e unico. Può essere valutato solo da un esperto. Pensavi forse che qualunque persona fosse in grado di scoprire il suo vero valore?”
Così dicendo, si rimise l’anello al dito.



Tutti noi siamo come quel gioiello.
Preziosi e unici, andiamo per tutti i mercati della vita pretendendo che persone inesperte ci valutino. Solo lo specialista, Gesù, il grande Gioielliere, conosce il tuo vero valore.
Dio ci ha comprati a prezzo di sangue ed Egli ci ama come la pupilla dell’occhio Suo e da parte nostra, abbiamo solo il dovere di non buttare al vento la nostra vita peccando, ma se Gli siamo fedeli - Dio sarà magnifico in noi!



‎"Restare bambino dinanzi a Dio è riconoscere il proprio nulla, sperare tutto da Dio misericordioso, come un bambinello attende tutto dal suo babbo; è non inquietarsi di alcunché, non guadagnare ricchezze… Essere piccoli vuol dire anche non attribuire affatto a noi stessi le virtù che pratichiamo, non crederci capaci di nulla, ma riconoscere che Dio misericordioso pone il tesoro della virtù in mano al suo bimbo, perché questi se ne serva quando ne ha bisogno; ma il tesoro è sempre di Dio" (Teresa di Gesù Bambino)


Madonna del Dialogo (1989)
Ave Cerquetti, New York

C'era uno scultore che trovò una pietra, un'ottima pietra. La portò a casa e ci lavorò per dei mesi. Finalmente compì l'opera. Poi invitò i suoi amici a vederla e tutti dissero che aveva creato una statua stupenda. E lo scultore disse che non aveva creato niente: la statua era già nella pietra, lui aveva semplicemente tolto il più.
 E così noi a te come macchina da guerra abbiamo appena smussato qualche angolo. Tu continuerai sempre a tormentarti finchè non verrai a patti con quello che sei, finchè non ti sarai...completamente realizzato !

(dal film "Rambo")


mercoledì 22 agosto 2012

L'albero dell'amicizia - Jorge Luis Borges

Nelle nostre vite esistono persone che ci rendono felici per la semplice casualità di averle incrociate nel nostro cammino.
Alcune percorrono il cammino al nostro fianco, vedendo molte lune passare, altre che vediamo appena tra un passo e l’altro. Tutte le chiamiamo amici e ce ne sono di diversi tipi. Forse ogni foglia di un albero rappresenta uno dei nostri amici.

Il primo che nasce da un germoglio è il nostro amico papà e nostra amica mamma che ci mostrano com’è la vita. Poi vengono gli amici fratelli, con i quali dividiamo il nostro spazio perché possano fiorire come noi. Passiamo a conoscere tutta la famiglia di foglie che rispettiamo e alle quali auguriamo ogni bene.

Ma il destino ci presenta altri amici, che non sapevamo di incontrare nel nostro cammino . Molti di loro li chiamiamo amici dell’anima, del cuore. Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene, sanno ciò che ci rende felici. E a volte uno di quegli amici dell’anima si installa nel nostro cuore e allora viene chiamato innamorato. Questo amico da luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra, salti ai nostri piedi.

Ma ci sono anche gli amici “del momento“, di una vacanza di alcuni giorni o di alcune ore. Sono soliti collocare molti sorrisi sul nostro volto, per tutto il tempo in cui siamo vicini. Parliamo di quelli vicino, non possiamo dimenticare gli amici lontani, quelli che sono nella punta dei rami e che quando soffia il vento appaiono sempre tra una foglia e l’altra. 

Il tempo passa, l ‘estate se ne va, l’autunno si avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono un’altra estate e altre resteranno per molte stagioni.
Però ciò che ci rende più felici è che quelle che sono cadute continuano vicine, aumentando la nostra radice con allegria. Sono momenti di ricordi meravigliosi di quando le incontrammo nel nostro cammino.

Ti auguro, foglia del mio albero, pace, amore, salute, fortuna e prosperità. Oggi e sempre… semplicemente perché ogni persona che passa nella nostra vita è unica. Sempre lascia un po’ di sé, e si porta via un po’ di noi. 
Ci sarà chi si è portato via molto, ma non ci sarà mai chi non ci avrà lasciato nulla.
Questa è la più grande responsabilità della nostra vita e la prova evidente che due anime non si incontrano per caso.
(Jorge Luis Borges)



"E' come nelle grandi storie, padron Frodo, in quelle che contano davvero. 
Erano piene di oscurità e pericolo, e a volte non volevi nemmeno sapere come andavano a finire, perchè come poteva esserci un finale allegro? 
Come poteva il mondo tornare come prima dopo che erano successe tante cose brutte? Ma alla fine, era solo una cosa passeggera, quest'ombra. 
Anche l'oscurità deve finire. 
Arriverà un nuovo giorno, e quando il sole sorgerà, sarà ancora più luminoso. Quelle erano le storie che ti restavano dentro, che ti insegnavano qualcosa, anche se eri troppo piccolo per capire perchè. Ma credo, padron Frodo, di capire. 
Ora, so. I protagonisti di quelle storie avevano molte occasioni per tornare indietro, ma non l'hanno fatto. Sono andati avanti, perchè erano aggrappati a qualcosa.
 - Noi a cosa siamo aggrappati, Sam? - C'è ancora del buono a questo mondo, padron Frodo. Ed è giusto combattere per questo."

J.R.R. Tolkien, Il signore degli anelli.



A ridere c'è il rischio di apparire sciocchi, a piangere c'è il rischio di essere chiamati sentimentali. Ad esporre le vostre idee e i vostri sogni c'è il rischio d'essere chiamati ingenui. Ad amare c'è il rischio di non essere corrisposti. Ma bisogna correre i rischi, perché il rischio più grande nella vita è quello di non rischiare nulla. (Leo Buscaglia)







martedì 21 agosto 2012

Cosa offrire alla morte - Rabindranath Tagore

Il giorno che la morte busserà alla tua porta,

cosa le offrirai?

Porgerò alla mia ospite la coppa colma della mia vita:

non lascerò che se ne vada a mani vuote.
Tutta la dolce vendemmia di tutti i miei giorni d'autunno,

di tutte le notti d'estate,
tutto quello che ho guadagnato,

tutto quello che ho spigolato nella mia vita operosa,
lo porgerò a lei,

quando alla fine dei miei giorni
la morte busserà alla mia porta.

(Rabindranath Tagore)
  Fonte: Poesie

Painting Erika Hopper


Esiste una stanchezza dell'intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze.
Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell'emozione.
È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l'anima.

(Fernando Pessoa)


Edward Munch
L'urlo

Camminavo lungo la strada con due amici quando
il sole tramontò,
il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue.
Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad un recinto.
Sul fiordo neroazzurro e sulla città c'erano sangue
e lingue di fuoco.
I miei amici continuavano a camminare
e io tremavo ancora di paura...
e sentivo che un grande urlo infinito
pervadeva la natura.

(Edvard Munch)