venerdì 30 settembre 2016

da: Madame Bovary - Gustave Flaubert

“L’amava; ma non era felice, non era mai stata felice. Ma donde, ma perché quella insufficienza della vita, quella putrefazione istantanea di tutte le cose su cui s’appoggiava?... Se in qualche luogo esisteva un essere forte e bello, un’anima valorosa, accesa e delicata al tempo stesso, un cuor di poeta in forme d’angelo, una lira dalle cui corde di bronzo s’esprimessero verso il cielo epitalami elegiaci, perché dunque non dovrebbe ella incontrarlo? Oh! Trovarlo non era possibile! Nulla nulla, del resto, valeva la fatica d’una ricerca: tutto mentiva! Ogni sorriso nascondeva uno sbadiglio di noia, ogni gioia una maledizione, ogni piacere il disgusto, e i baci migliori non lasciavan sulle labbra che il desiderio vano d’una voluttà più alta”

- Gustave Flaubert -

Madame Bovary




“Eh, no! Perché declamare contro le passioni? Non sono forse la sola cosa bella che ci sia sulla terra, la fonte dell’eroismo, dell’entusiasmo, della poesia, della musica, delle arti, di tutto infine?”

- Gustave Flaubert -
Madame Bovary


«Era in preda a una di quelle crisi in cui l’anima mostra tutto ciò che contiene, come l’oceano che nelle tempeste si spalanca dalle alghe della riva alle sabbie degli abissi».

- Gustave Flaubert -
Madame Bovary




“Eh, non sapete che ci sono anime in perenne tormento? Aspirano via via al sogno e all’azione, alle passioni più pure, ai godimenti più furibondi, e così sprofondano in ogni sorta di fantasie, di follie.”

- Gustave Flaubert -
Madame Bovary





Madame Bovary  di Gustave Flaubert - Riassunto


Emma Rouault, unica figlia di un agiato proprieta­rio terriero, sposa Carlo Bovary, un modesto medico di campagna alle sue seconde nozze. 
Emma, natura ro­mantica e sognante, è presto delusa dalla mediocrità del marito e di una vita priva di passione e fantasia e co­mincia a intristire e deperire. A Yonville dove Carlo si trasferisce nella speranza che il cambiamento d'aria giovi alla moglie, Emma si lascia corteggiare dal gio­vane Leon, sostituto notaio, che non osa dichiararsi e che parte per Parigi. 
Emma, ancora più infelice nono­stante la nascita d'una figlia, si lascia sedurre da Ro­dolfo Boulanger, un bellimbusto di provincia, che spa­ventato dalla proposta di una fuga a due, l'abbandona. 
L'ansia di rivalsa spinge Emma tra le braccia di Leon quando lo ritrova a Rouen, è un amore passionale che non ha nulla di romantico e vive su mille sotterfugi. Travolta dai debiti contratti con un usuraio, dopo aver chiesto inutilmente aiuto a Rodolfo e Leon, Emma di­sperata s'uccide col veleno. Carlo, venuto a conoscen­za dei tradimenti della moglie, la perdona e dopo po­chi mesi muore.



Buona giornata a tutti :-)







giovedì 29 settembre 2016

"Quis ut Deus?" Chi è come Dio - Anselm Grün

Michele è il più grande degli angeli.
Il suo nome significa "Chi è al pari di Dio?"
Dobbiamo farci questa domanda. Ė un bisogno profondo dell'uomo quello di essere come Dio. L’uomo vorrebbe non dipendere da Dio, vorrebbe essere assoluto, vorrebbe potersi determinare autonomamente.
Ma quanto più l'uomo prova a essere come Dio, tanto più fallisce nel suo essere uomo.
Adora se stesso al posto di Dio, trasforma se stesso in idolo e in criterio ultimo.
Quest’atteggiamento è la causa di molte sofferenze nel mondo.
Molti pensano che questo pericolo riguarderebbe tutt'al più le persone più potenti, i sovrani. Ma noi tutti corriamo il pericolo di voler essere pari a Dio. C'è chi ha la tentazione di voler essere perfetto. Vorrebbe essere senza errori e pensa che sia questa la volontà di Dio. In realtà è la sua ambizione a spingerlo a questo.
Un altro vuole porre i suoi criteri come assoluti, non vuole essere messo in discussione da nessuno. Vorrebbe fare e non fare quello che vuole, senza accettare indicazioni di sorta. […]
Un pericolo è che noi stessi vogliamo essere come Dio.
L’altro pericolo sta nel fatto che adoriamo idoli al posto di Dio.
Nella nostra epoca questi idoli sono soprattutto il potere, il denaro, la sessualità. Questi tre ambiti hanno in sé la caratteristica di porsi in modo assoluto e di determinare in modo totale il pensiero e l'aspirazione dell'uomo.
Michele ci lancia contro la frase che non ci lascia in pace: Chi è al pari di Dio?. Solamente se adoriamo Dio, saremo veramente persone, diventeremo capaci di vivere umanamente tra di noi.
Non siamo mai esenti dal pericolo di assolutizzare qualcosa che non ha valore assoluto.
Poniti sempre questa domanda: Chi è al pari di Dio?
Scoprirai allora dove corri il pericolo di assolutizzare ciò che è umano, di mettere te stesso sullo stesso piano dello splendore divino, del potere divino, di voler essere pari a Dio. Ė necessario che ti accetti nella tua limitatezza umana.
Solamente se conservi i tuoi limiti umani, riesci ad accogliere Dio in te e a essere trasparente per la Sua realtà.
(Anselm Grün)
Fonte: “Scoprire i Santi per la nostra vita” Anselm Grün,Queriniana Editrice, Brescia, 2004, pp. 183-186


Paolo Uccello - San Giorgio e il Drago, Londra, National Gallery, 1456

Si ha l'impressione che quando San Michele Arcangelo lanciò il suo grido "Quis ut Deus!" fu il primo a farlo - come d'altronde viene ammesso in generale - seguito poi da innumerevoli angeli che lo sostennero, essendo questi molti più numerosi degli angeli cattivi che allora furono precipitati nell'Inferno.
Vi fu comunque un primo momento in cui San Michele era solo. Egli non esitò a proclamare per le immensità celesti "Quis ut Deus!" e diede inizio alla guerra. Si intende quindi che, iniziato il contrasto, avvenne la sacrosanta insurrezione degli angeli buoni al seguito di San Michele. 

Dunque, ancorché ci trovassimo soli, non dubitiamo: giunto il momento, sfidiamo chiunque ed affrontiamolo.

Quantunque fossimo soli, gridiamo "Quis ut Deus! Quis ut Virgo!" e la vittoria sarà nostra.

- Plinio Corrêa de Oliveira -
7 Novembre 1994 - Riunione ai Soci e cooperatori della TFP, senza revisione dell'autore




Nel Nuovo Testamento il termine "arcangelo" è attribuito a Michele. 
Solo in seguito venne esteso a Gabriele e Raffaele, gli unici tre arcangeli riconosciuti dalla Chiesa, il cui nome è documentato nella Bibbia.
San Michele, "chi come Dio?", è capo supremo dell'esercito celeste, degli angeli fedeli a Dio. Antico patrono della Sinagoga oggi è patrono della Chiesa Universale, che lo ha considerato sempre di aiuto nella lotta contro le forze del male.

Martirologio Romano: Festa dei santi Michele, Gabriele e Raffaele, arcangeli. La Bibbia li ricorda con specifiche missioni: Michele avversario di Satana, Gabriele annunciatore e Raffaele soccorritore. Prima della riforma del 1969 si ricordava in questo giorno solamente san Michele arcangelo in memoria della consacrazione del celebre santuario sul monte Gargano a lui dedicato. Il titolo di arcangelo deriva dall’idea di una corte celeste in cui gli angeli sono presenti secondo gradi e dignità differenti. Gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele occupano le sfere più elevate delle gerarchie angeliche. Queste hanno il compito di preservare la trascendenza e il mistero di Dio. Nello stesso tempo, rendono presente e percepibile la sua vicinanza salvifica.




Questa stupenda grotta è la grotta dove è apparso l' Arcangelo Michele a Monte Sant' Angelo, in Puglia in provincia di Foggia.
Da sempre sul monte Gargano si dice che la grotta dell’arcangelo è per gli esseri umani di giorno e per gli angeli di notte. Nessuno infatti osa entrarvi dopo il calare delle tenebre.
L’ampia e suggestiva grotta dell’arcangelo è un luogo di estremo fascino, che suscita in chi vi entra una grandissima emozione. 
L’attuale basilica gotica sovrastante la grotta fu edificata da Carlo d’Angiò. La statua marmorea dell’arcangelo, opera dello scultore Andrea Cantucci detto il Sansovino (1507), rappresenta Michele, principe delle milizie celesti e vincitore del demonio, rappresentato come mostro orribile che giace ai suoi piedi.
Il santuario di san Michele è stato fin dalle origini meta di innumerevoli pellegrinaggi, divenendo il più famoso luogo di culto dell’Occidente. 
Le iscrizioni in tutte le lingue e di tutte le epoche rinvenute dagli archeologi attestano la presenza di pellegrini di moltissime nazionalità: goti, franchi, alemanni, angli, sassoni. Un culto che si rinnova da oltre 1500 anni: nel periodo delle crociate il santuario di san Michele divenne tappa d’obbligo prima di partire per la Terra Santa. Sovrani, santi, pontefici percorsero a piedi scalzi i duri tornanti del monte per pregare nella dimora dell’arcangelo.




Apparizione di San Michele Arcangelo

"Io sono l'Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta, io stesso ne sono vigile custode. 
Là dove si spalanca la roccia, possono essere perdonati i peccati degli uomini 
Quel che sarà chiesto nella preghiera, sarà esaudito. 
Quindi dedica la Grotta al culto cristiano". 

- San Michele Arcangelo apparso in sogno al vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano -



Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo .
Gloriosissimo Principe della Milizia Celeste, Arcangelo San Michele, difendeteci in questa ardente battaglia contro tutte le potenze delle tenebre e la loro spirituale malizia.
Venite in soccorso degli uomini creati da Dio a sua immagine e somiglianza e riscattati a gran prezzo dalla tirannia del demonio. 
Combattete oggi le battaglie del Signore con tutta l'armata degli Angeli beati, come già avete combattuto contro il principe dell'orgoglio lucifero ed i suoi angeli apostati; e questi ultimi non potettero trionfare e ormai non v'è più posto per essi nei cieli. Ma è caduto questo grande dragone, questo antico serpente che si chiama lo spirito del mondo, che tende trappole a tutti. 
Sì, è caduto sulla terra ed i suoi angeli sono stati respinti con lui.
Ora ecco che, questo antico nemico, questo vecchio omicida, si erge di nuovo con una rinnovata rabbia. 
Trasfiguratosi in angelo di luce, egli nascostamente invase e circuì la terra con tutta l'orda degli spiriti maligni, per distruggere in essa il nome di Dio e del suo Cristo e per manovrare e rubarvi le anime destinate alla corona della gloria eterna, per trascinarle nell'eterna morte.
Il veleno delle sue perversioni, come un immenso fiume d'immondizia, cola da questo dragone malefico e si trasfonde in uomini di mente e spirito depravato e dal cuore corrotto; egli versa su di loro il suo spirito di menzogna, di empietà e di bestemmia ed invia loro il mortifero alito di lussuria, di tutti i vizi e di tutte le iniquità.
La Chiesa, questa Sposa dell'Agnello Immacolato, è ubriacata da nemici scaltrissimi che la colmano di amarezze e che posano le loro sacrileghe mani su tutte le sue cose più desiderabili. 
Laddove c'è la sede del beatissimo Pietro posta a cattedra di verità per illuminare i popoli, lì hanno stabilito il trono abominevole della loro empietà, affinché colpendo il pastore, si disperda il gregge.
Pertanto, o mai sconfitto Duce, venite incontro al popolo di Dio contro questa irruzione di perversità spirituali e sconfiggetele. 
Voi siete venerato dalla Santa Chiesa quale suo custode e patrono ed a Voi il Signore ha affidato le anime che un giorno occuperanno le sedi celesti. 
Pregate, dunque, il Dio della pace a tenere schiacciato satana sotto i nostri piedi, affinché non possa continuare a tenere schiavi gli uomini e a danneggiare la Chiesa.
Presentate all'Altissimo, con le Vostre, le nostre preghiere, perché scendano presto su di noi le Sue Divine Misericordie e Voi possiate incatenare il dragone, il serpente antico satana ed incatenarlo negli abissi. 
Solo così non sedurrà più le anime. Amen.



Oggi si festeggiano gli Arcangeli Gabriele, Michele e Raffaele.


Auguri a tutti. :-)




mercoledì 28 settembre 2016

Intercedere: farsi carico dell'altro – cardinale Carlo Maria Martini

Dall'inizio desidero dirvi di non aspettarvi da me una lezione formale.
Io sono troppo avanti negli anni per questo tipo di esercizio, e per molto tempo ho lasciato il regolare contatto con la letteratura scientifica.
Dunque, posso solo offrirvi alcuni pochi pensieri che mi aiutano nella preghiera quotidiana. Per questa ragione, pur tenendo come sottofondo l'intera problematica dell'intercessione, il mio preciso oggetto sarà la preghiera di intercessione.
Mi baso in particolare su due scritti che costituiscono la mia principale fonte di ispirazione: la Bibbia Ebraica o Tanach e il Secondo Testamento, chiamato anche il Nuovo Testamento.
Desidero iniziare con le parole di Gesù tratte dall'Evangelo di Luca (Lc 10,21): «Ti ringrazio, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agl'intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così è piaciuto a te».
Testi simili a questo si trovano anche nella Tanach, precisamente in Isaia 29,14: «Perirà la sapienza dei suoi sapienti e scomparirà l'intelligenza degli intelligenti», o in Isaia 19,11-12: «Certamente stolti sono i prìncipi di Tanis, i più sapienti dei consiglieri del faraone formano un consiglio stupido. 

Come potete dire al faraone: "Io sono discepolo dei sapienti, discepolo di antichi regnanti"? Dove sono dunque i tuoi sapienti? Ti annuncino e facciano conoscere ciò che progettò il Signore degli eserciti a proposito dell'Egitto».
Dietro a queste istanze vi è una opposizione: da una parte, il dotto e il sapiente che pretendono di capire e, dall'altra, i piccoli e i fanciulli che sono immagine del popolo pronto ad accettare le cose del regno di Dio con la semplicità di un bambino.
Nel suo duro linguaggio Paolo afferma: «Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo non conobbe Dio con la sapienza, piacque a Dio di salvare quelli che credono con la stoltezza della predicazione» (1 Cor 1,21).

1. Il sapiente e il dotto
Con questa distinzione in mente, consideriamo dapprima il sapiente ed il dotto. Penso che la preghiera di intercessione è tra le cose che queste persone sono inclini a considerare come insignificanti e persino assurde.
Anche noi a volte apparteniamo a questa categoria, quando pensiamo che la preghiera di intercessione rimanga come sospesa nell'aria senza produrre frutto, o quando la consideriamo di seconda classe, come devozionale, da compiersi semmai nei ritagli di tempo.
Certamente il dotto ed il sapiente non obbietteranno al primitivo significato latino del termine «intercedere», che è «camminare nel mezzo», pronto ad aiutare ciascuna delle due parti o ad interporsi in favore di una di loro. Potrebbero anche non obbiettare all'intercessione compiuta da una persona verso un preciso uomo o donna o gruppo di persone. Vi sono molti esempi in questo, nell'antica letteratura ed altrettanto nella Bibbia.
Là, ad esempio, Giuseppe domanda al capo dei coppieri del re d'Egitto di ricordarsi di lui quando costui sarà uscito di prigione ed a parlare in suo favore al Faraone (Gen 40,14) (il capo dei coppieri dimenticò poi di compiere ciò quando fu liberato e reintegrato nel suo lavoro!).
Un uomo ed una donna possono parlare a nome di un altro uomo, o donna che sia, ad una terza persona affinché quest'ultima cambi i propri progetti e una sapiente intercessione può aiutare a trovare e a compiere una giusta decisione o a rovesciare una decisione sbagliata.
Ma Dio non pone in essere decisioni sbagliate, e quindi, quando noi veniamo alla preghiera di intercessione (cioè «stare alla presenza di Dio per un'altra persona») domandiamo forse a Lui di intervenire e modificare la situazione di quell'uomo o donna? Qui il sapiente e il dotto pongono molte obbiezioni. Come può Dio essere mosso a cambiare il suo modo di pensare e correggere una decisione sbagliata? La mente di Dio non è forse immodificabile dall'inizio?
Notiamo che questa obbiezione può essere portata a riguardo di ogni preghiera di petizione, ma essa diventa molto forte nel caso dell'intercessione, che è preghiera di petizione per altri. Infatti Dio generalmente dona un aiuto con la libera collaborazione della persona interessata. Quale può essere allora il senso dell'intrusione di altre persone? 



2. I piccoli
Ma contro il sapiente e il saggio stanno i piccoli, che ricevono dall'alto il dono dell'intercessione e danno grande valore a questo atteggiamento che è lo stare davanti a Dio per altri.
Esso è presente in molti esempi biblici, da Abramo che pregò per scongiurare la punizione di Sodoma (Gen 18,22-32), a Mosè che intercedette per l'intero popolo di Israele (Es 32,11-13), ed anche per un solo individuo come sua sorella Miriam (Nu 12,13); da Samuele che, nonostante l'avvenuta rottura col popolo, promise di continuare ad intercedere per esso (1 Sam 12,23), a Davide che pregò per la vita di suo figlio (2 Sam 12,16-17); da Amos che pregò il Signore Dio di perdonare Giacobbe perché "egli è così piccolo" (Amos 7,1-6), a Geremia che disse al popolo di pregare per il benessere della città in cui erano stati deportati (Ger 29,7) e così in molte altre situazioni.
Se noi potessimo considerare anche la letteratura intertestamentaria, questi esempi si moltiplicherebbero.
Questa attitudine la sento personalmente di grande interesse perché, dopo molti anni dedicati allo studio e all'insegnamento e a un ministero pubblico, ho deciso di vivere gli ultimi giorni della mia vita qui, a Gerusalemme, in una incessante intercessione per i bisogni delle mie sorelle e dei miei fratelli della Chiesa di Milano, che ho avuto l'onore di servire come Arcivescovo per più di ventidue anni, e per tutto il mondo e specialmente per le persone con le quali vivo, ricordando le parole dell'apostolo Paolo: «I giudei prima, e poi i greci». La preghiera di intercessione è dunque la mia prima priorità, la mia principale quotidiana occupazione. Come allora io posso praticarla se è considerata insignificante ed anche assurda?
Penso che questa sera siamo chiamati ad entrare nel cuore dei piccoli e degli umili, nel cuore cioè della grande intercessione che abbiamo menzionato or ora, cosicché possiamo intravedere quanto essi hanno compreso del valore di questa preghiera. 


3. Una rete di relazioni
Parto dallo scritto di una giovane ragazza ebrea, Etty Hillesum, morta ad Auschwitz nel 1943 all'età di ventinove anni.
All'inizio degli orrori della Shoah, quando ormai regnava confusione e terrore fra gli Ebrei in Olanda riguardo alla loro sorte, il giorno 11 di luglio del 1942 (quel giorno era Shabbat), ella scrisse nel suo Diario: «Se Dio non mi aiuterà più, allora sarò io ad aiutare Dio».
E il giorno successivo, di domenica, ella scrive una lunga preghiera nel suo diario, oltre ad altri pensieri: «Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dovere aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi... Sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch'esse fanno parte di questa vita? E quasi ad ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all'ultimo la tua casa in noi».
Etty Hillesum scrisse questa pagina quando viveva il difficile passaggio dall'ateismo alla fede e scopriva a poco a poco lo sconosciuto volto di Dio. Ma queste parole, che possono creare sospetto alle menti formate in teologia, contengono una grande verità: Dio vuole farci attenti al nostro prossimo. Dio vuole non solo chiamarci alla solidarietà, la quale è definita come «un accordo generale tra tutte le persone di un gruppo o tra gruppi differenti poiché hanno un comune scopo» (cf. Longman, Dictionary of Contemporary English). Dio vuole molto più di questo, egli desidera un reale interessarsi degli uni per gli altri, un aversi a cuore, ad immagine della cura di Dio per ognuno di noi. Egli è sempre pronto a porre ad ognuno di noi il primordiale interrogativo che fu posto a Caino: «Dov'è tuo fratello Abele?» (Gen 4,9).
Per questo il Signore spesso non mostra il suo volto, ma splende nell'aiuto dato ad un altro. Ciò è chiaramente espresso nella parabola dell'ultimo giudizio, nel vangelo di Matteo (25,31.46), dove il Signore dice a quelli che hanno aiutato il prossimo: «Tu l'hai fatto a me» (25,40).
Egli è presente in ogni opera amorevole, in tutti i gesti di perdono, nell'impegno di coloro che lottano contro la violenza, l'odio, la carestia, la sofferenza e via di seguito.
Come dice Sant'Agostino: «Non rattristatevi o lamentatevi perché nasceste in un tempo dove non potete più vedere Dio nella carne. Egli infatti non ti tolse questo privilegio. Come egli dice: Qualunque cosa voi fate ai miei fratelli, l'avete fatta a me».
Coloro che hanno il dono dell'intercessione vedono la luce di Dio nel volto di ogni essere umano. In altre parole noi possiamo dire che costoro considerano il mondo come una grande rete di relazioni (nel linguaggio dei computers il web), dove ciascuno è dipendente dagli altri.
Tutto ciò è espresso con forza nelle parole dello staretz Zosima, una delle figure chiave del capolavoro di Dostoevskij, I fratelli Karamazov.
Queste sono le parole di padre Zosima: «Amate il popolo di Dio. Noi non siamo più santi della gente del mondo perché siamo venuti qui e ci siamo chiusi fra queste mura, ma anzi chiunque è venuto qui, già per il fatto di esserci venuto, ha riconosciuto in se stesso di essere peggiore della gente del mondo e di ogni uomo sulla Terra? E quanto più a lungo vivrà un monaco fra le sue quattro mura, tanto più profondamente dovrà rendersene conto.
Poiché in caso contrario non valeva la pena che venisse quaggiù. Ma quando riconoscerà non solo di essere peggiore di tutta la gente del mondo, ma anche di essere colpevole di fronte a tutti gli uomini, sulla Terra intera, di tutti i peccati universali e individuali, solo allora sarà raggiunto il fine della nostra unione.
Giacché sappiate, miei cari, che ciascuno di noi è colpevole di tutto e per tutti sulla Terra, questo è indubbio, non solo a causa della colpa comune originaria, ma ciascuno individualmente, per tutti gli uomini e per ogni uomo sulla Terra. Questa consapevolezza è il coronamento della vita di un monaco e anzi di ogni uomo sulla Terra.
Poiché i monaci non sono uomini diversi dagli altri, ma sono soltanto come dovrebbero essere tutti sulla Terra. Unicamente allora il nostro cuore si abbandonerà a un amore infinito, universale, che non conosca mai appagamento.
Allora ciascuno di noi avrà la forza di conquistare con il suo amore il mondo intero e di purificare con le proprie lacrime tutti i peccati?».
Ed egli così conclude: «Non siate superbi. Non siate superbi con i piccoli, non siate superbi nemmeno con i grandi. Non odiate chi vi respinge e disonora, chi vi ingiuria e calunnia. Non odiate gli atei, né i cattivi maestri e i materialisti, neppure i malvagi fra loro ? per non parlare dei buoni giacché ve ne sono molti di buoni, specialmente ai nostri tempi.
Ricordateli così nella vostra preghiera: "Salva, o Signore, tutti coloro per i quali nessuno prega, salva anche quelli che non ti vogliono pregare".
E aggiungete anche: "Non per orgoglio ti prego, o Signore, perché anch'io sono un vile peggio di tutto e di tutti?"».
Certamente questa interdipendenza, questa profonda e necessaria interconnessione, per cui ognuno di noi è vincolato a tutti gli altri, è una profondo mistero spirituale, che sarà manifestato nella sua pienezza nell'ultimo giorno, quando la realtà di questo mondo sarà resa chiara a tutte le nazioni; quando?
Ricordando le parole del profeta Isaia?
Il Signore «distruggerà su questo monte il velo posto sulla faccia di tutti i popoli» (Is 25,7), allora noi potremo capire quanto tutto è stato tessuto e tenuto insieme dal Signore di tutti e che noi abbiamo formato insieme un grande web di relazioni reciproche.
Oggi noi siamo chiamati a riconoscere poco alla volta questa mutua appartenenza, che caratterizza tutti i nostri atti, secondo il comandamento: «Tu amerai il tuo prossimo come te stesso» (Lev 19,18).
Noi siamo chiamati ad osservare questo comandamento non solo attraverso le nostre azioni, ma anche nella preghiera di intercessione.




4. La preghiera di intercessione
Come spiegare ciò? Abbiamo visto che Dio stesso mostra nella Bibbia quanto egli abbia a cuore la preghiera di intercessione. Ma in questa preghiera noi non stiamo tentando di cambiare la mente di Dio.
Secondo la comune interpretazione teologica, il significato della preghiera di petizione e di quella di intercessione, non è di ottenere un cambiamento della volontà di Dio, ma di far sì che la creatura abbia parte ai doni di Dio.

Dio ci concede di desiderare quanto egli vuole donarci.
Ma noi abbiamo notato che vi è molto di più. Vi è il fatto di una mutua responsabilità, che deve essere espressa non solo attraverso l'agire, ma anche per mezzo della preghiera. Dio ci vuole gli uni per gli altri, egli desidera che mostriamo per gli altri interesse, compassione, carità, mutuo aiuto, amore in ogni cosa. Dio vuole creare una grande unità nell'umanità, attraverso l'essere gli uni per gli altri, come Lui è misteriosamente in se stesso un perpetuo dono di sé.
Così una piena comunione è realizzata tra gli esseri umani. Coloro che possono fare qualcosa per gli altri nel senso fisico, materiale, sono chiamati a farlo. Tutti gli altri sono invitati a unire la loro preghiera in una grande intercessione. Perciò la risposta soddisfacente riguardante la necessità della preghiera di intercessione sta nel mistero del piano di Dio, che vuole questa profonda comunione tra tutti i suoi figli. E Dio lo vuole perché egli è così, colui che dà se stesso, che ha cura degli altri, che li ama fino alla morte (cf. Gv 13,1).
Certamente l'intercessione presuppone che la persona che la compie sia accetta al Signore, sia in un certo qual senso suo amico, come è detto di Abramo, a cui Dio non volle nascondere nulla di quanto stava per fare (cf. Gen 18,17). L'intercessore è qualcuno che sceglie di vivere secondo il progetto di Dio, che spera fermamente che esso si verifichi anche negli altri. È una persona che ha cura realmente dei suoi fratelli e delle sue sorelle e desidera che essi vivano secondo la volontà di Dio. Perciò la presenza di molti intercessori è anche un mezzo per realizzare una comunità che corrisponda al piano di Dio e promuovere il lavoro di riconciliazione tra individui, popoli, culture e religioni e tra l'uomo e il suo Dio.
Queste sono alcune delle ragioni per cui mi sento inclinato alla preghiera di intercessione. Naturalmente so bene che la mia preghiera è molto povera, pigra, spesso piena di distrazioni. Ma non di meno la considero come un piccolo rigagnolo, che fluisce dentro il grande fiume che è l'intercessione della Chiesa e delle persone buone di tutta l'umanità.
Questo grande fiume di intercessione fluisce e si immerge, per me come cristiano, nel grande oceano dell'intercessione di Cristo, che «vive sempre per intercedere» a nostro favore (cf. Eb 7,25; Rom 8,34). Così la mia piccola intercessione è parte di un grande oceano di preghiera in cui il mondo viene immerso e purificato.
Lo stesso grande scrittore della fine del diciannovesimo secolo che ho citato prima, Dostoevskij, ci ha dato nello stesso libro una commovente descrizione della preghiera di intercessione. Lo staretz Zosima dice a un giovane: «Ragazzo, non scordare la preghiera. Nella tua preghiera, se è sincera, trasparirà ogni volta un nuovo sentimento e una nuova idea che prima ignoravi e che ti ridarà coraggio; e comprenderai che la preghiera educa. Rammenta poi di ripetere dentro di te, ogni giorno, anzi ogni volta che puoi: "Signore, abbi pietà di tutti coloro che oggi sono comparsi dinanzi a te". Poiché a ogni ora, a ogni istante migliaia di uomini abbandonano la loro vita su questa Terra e le loro anime si presentano al cospetto del Signore e quanti di loro lasciano la Terra in solitudine, senza che lo si venga a sapere, perché nessuno li piange né sa neppure se abbiano mai vissuto. Ma ecco che forse, dall'estremo opposto della Terra, si leva allora la tua preghiera al Signore per l'anima di questo morente, benché tu non lo conosca affatto né lui abbia conosciuto te. Come si commuoverà la sua anima, quando comparirà timorosa dinanzi al Signore, nel sentire in quell'istante che vi è qualcuno che prega anche per lei, che sulla Terra è rimasto un essere umano che ama pure lei. E lo sguardo di Dio sarà più benevolo verso entrambi, poiché se tu hai avuto tanta pietà di quell'uomo, quanto più ne avrà Lui, che ha infinitamente più misericordia e più amore di te. Egli perdonerà grazie a te».





5. Sommario in 6 punti
Possiamo ora sintetizzare ciò che abbiamo cercato di dire.

1. La preghiera di intercessione appare come un non senso per le persone che guardano solo a questo mondo e che misurano ogni cosa col metro dell'efficienza materiale e del frutto visibile.

2. La preghiera di intercessione è un dono dello Spirito di Dio che lavora per l'unità del piano divino per l'umanità. Questa preghiera è pregna di significato e potente nella sua dinamica, specialmente nel campo della riconciliazione tra gli uomini e tra l'uomo e il suo Dio.

3. La preghiera di intercessione è una conseguenza della legge della mutua appartenenza e della mutua responsabilità.
Guarda all'unità del genere umano proponendo a ciascuno l'invito a partecipare alle difficoltà e ai drammi di ogni essere umano e a cooperare al piano di Dio per questo universo.

4. La preghiera di intercessione non consiste soltanto nel raccomandare a Dio le intenzioni di molta gente, ma anche nel domandare il perdono dei peccati dell'umanità e di ogni singola persona.

5. La preghiera di intercessione è una espressione della struttura dell'essere. In essa il primato non è quello della persona che è preoccupata della propria identità e benessere, ma quello della persona-in-relazione, che è ha a cuore il bene-essere degli altri. In questo modo nasce un sistema di relazioni attraverso il quale alcune persone possono portare i pesi degli altri e soffrire per essi. Questa legge è molto misteriosa e perciò non sempre considerata, ma è uno dei pilastri del piano di Dio. Da questa struttura dell'essere deriva anche la possibilità e il valore di un vero dialogo interreligioso, dove ciascuno accetta di riconoscere non soltanto il valore dell'altro, ma anche di soppesare con pace le critiche che vengono fatte alla propria tradizione.

6. Da tutto questo deriva la necessità e l'urgenza della preghiera di intercessione. Essa è necessaria perché corrisponde all'intimo dell'Essere divino e porta in questo mondo l'immagine del mondo a venire e del grande mistero che sarà rivelato alla fine dei tempi. È urgente, perché la necessità dell'umanità di superare oggi la violenza è terribilmente pressante e chiama all'azione tutta la gente di buona volontà.

- cardinale Carlo Maria Martini -

 Lectio a Gerusalemme
20 gennaio 2008



Buona giornata a tutti. :-)



martedì 27 settembre 2016

Ci sono due uomini nel mondo.... - Tove Ditlevsen

Ci sono due uomini nel mondo, che
costantemente m'incrociano la strada,
l'uno è colui che amo,
l'altro colui che mi ama.
L'uno è un sogno notturno
e abita nella mia mente buia,
l'altro sta alla porta del mio cuore
ed io mai gli apro.
L'uno mi ha dato un primaverile soffio
di felicità che subito dispariva,
l'altro mi ha dato tutta la sua vita
e non è stato mai ripagato di un'ora.
L'uno freme del canto del sangue
dove l'amore è puro e libero,
l'altro ha a che fare con il triste giorno
in cui affogano i sogni.
Ogni donna si trova tra questi due,
innamorata e amata e pura..
una volta ogni cent'anni può succedere
che essi si fondano in uno.


- Tove Ditlevsen -


Per ogni tipo di personalità c'è una chiave, c'è una possibilità di migliorarsi. Chi sono io? Voi siete un valore, la vostra personalità, quello che decidete di diventare.
Il successo non si rincorre affannosamente ma si attrae attraverso la persona che si diventa. 
Ogni risultato che si ottiene è una conseguenza dei propri pensieri. 
Ogni sofferenza è causata dai propri pensieri di negatività, impossibilità, scarsità, così come ogni vincita è il risultato di pensieri di possibilità, ricchezza, prosperità. 
Questa è un'incontrovertibile legge universale. 
Cambiando i pensieri, in un modo o nell'altro, si cambia vita. E ognuno può scegliere la direzione.


- Matt Traverso -




Un giorno per volta è abbastanza. Non voltarti indietro o soffrire per il passato, perché non c'è più. E non ti preoccupare per il futuro perché non è ancora arrivato. Vivi nel presente, e fai sì che sia tanto bello da volerlo ricordare.


- Ida Scott Tayler -



Buona giornata a tutti. :-)


lunedì 26 settembre 2016

I ricordi e altre poesie - Giuseppe Ungaretti

I ricordi, un inutile infinito,
ma soli e uniti contro il mare, intatto
in mezzo a rantoli infiniti...

Il mare,
voce d'una grandezza libera,
ma innocenza nemica nei ricordi,
rapido a cancellare le orme dolci
d'un pensiero fedele...

Il mare, le sue blandizie accidiose
quanto feroci e quanto, quanto attese,
e nella loro agonia,
presente sempre, rinnovata sempre,
nel vigile pensiero l'agonia...

I ricordi,
il riversarsi vano
di sabbia che si muove
senza pesare sulla sabbia,
echi brevi protratti,
senza voci echi degli addii
a minuti che parvero felici...

- Giuseppe Ungaretti -


Il ricordo del piacere non è più piacere.
Il ricordo del dolore è ancora dolore.

- George Byron - 



In me il tuo ricordo - Vittorio Sereni

In me il tuo ricordo è un fruscio
solo di velocipedi che vanno
quietamente là dove l'altezza
del meriggio discende
al più fiammante vespero
tra cancelli e case
e sospirosi declivi
di finestre riaperte sull'estate.
Solo, di me, distante
dura un lamento di treni,
d'anime che se ne vanno.
E là leggera te ne vai sul vento,
ti perdi nella sera.

- Vittorio Sereni - 


Nel fumo - Eugenio Montale

Quante volte t’ho atteso alla stazione
nel freddo, nella nebbia. Passeggiavo
tossicchiando, comprando giornali innominabili,
fumando Giuba poi soppresse dal ministro
dei tabacchi, il balordo!
Forse un treno sbagliato, un doppione oppure una
sottrazione. Scrutavo le carriole
dei facchini se mai ci fosse dentro
il tuo bagaglio, e tu dietro, in ritardo.
poi apparivi, ultima. E’ un ricordo
tra tanti altri. Nel sogno mi perseguita.


- Eugenio Montale - 



A che serve passare dei giorni
se non si ricordano?

- Cesare Pavese -



Chi non ricorda, non vive

- Giorgio Pasquali - 


Buona giornata a tutti. :-)

domenica 25 settembre 2016

La gelosia, l’espediente sociale per dividere e governare - Osho

Che cos’è l’invidia?
La nostra invidia dimostra che siamo molto lontani dalla solitudine?
La società ha strumentalizzato l’individuo in così tanti modi che è praticamente impossibile averne un’idea. Ha creato artifici così ingegnosi e sottili che è praticamente impossibile riconoscere che si tratta di artifici tesi a manipolare l’individuo, a distruggere la sua integrità, con l’intento di privarlo di tutto ciò che possiede, senza destare in lui alcun sospetto né alcun dubbio su ciò che gli si sta facendo.
L’invidia è uno di questi incredibilmente potenti artifici.
Sin dalla prima infanzia tutte le società, tutte le culture, tutte le religioni insegnano a tutti il confronto. E il bambino è costretto a impararlo. Il bambino è una tabula rasa, un foglio bianco senza alcuna scritta; quindi, qualsiasi cosa i genitori, gli insegnanti, i preti scrivano su di lui, lui inizia a credere che quello sia il suo destino, la sua sorte.
L’uomo viene al mondo con tutte le porte aperte, tutte le direzioni disponibili; ha tutte le dimensioni possibili tra cui scegliere.
Ma prima che possa scegliere, prima che possa essere, prima che possa anche solo percepire il suo essere, viene devastato.
L’invidia è uno dei più grandi artifici.
Guardala a fondo: che cosa significa?
Invidia significa vivere nel confronto.
Qualcuno è più in alto di te, qualcuno è più in basso di te.
Tu sei sempre da qualche parte a metà della scala. Forse la scala è un cerchio, poiché nessuno riesce a trovarne la fine. Tutti sono bloccati da qualche parte nel mezzo, tutti sono nel mezzo: la scala sembra una ruota.
Qualcuno è sopra di te, e la cosa ferisce. Questo ti porta a lottare, a combattere, ad agire con qualsiasi mezzo; infatti, se hai successo a nessuno interessa se lo hai avuto correttamente o scorrettamente.
Il successo dimostra che hai ragione; il fallimento dimostra che hai torto.
Tutto quello che conta è il successo, quindi qualsiasi mezzo va bene.
Il fine giustifica i mezzi! Pertanto, non devi preoccuparti dei mezzi, e nessuno se ne preoccupa.
Il punto è come salire più in alto sulla scala. Ma non arrivi mai in cima. E chi si trova sopra di te crea invidia in te, perché lui ha avuto successo e tu hai fallito.
Si potrebbe pensare di trascorrere la vita passando da un gradino all’altro, per poi trovare sempre qualcuno un gradino più in alto.
Non puoi semplicemente saltare giù dalla scala? No, non puoi. La società è molto astuta, molto furba.
Ha perfezionato, ha raffinato i suoi metodi in migliaia di anni.
Come mai non riesci a uscire da quel cerchio?
Perché qualcuno è più in basso di te, e questo ti dà un’enorme soddisfazione.
Naturalmente, se vai avanti così, invidioso e competitivo verso tutti intorno a te, come puoi arrivare a te stesso? Il mondo è troppo grande, e ci sono molte persone e tu sei in competizione con tutti… e tu lo sei!
Qualcuno ha un bel viso, qualcuno ha bei capelli, qualcuno ha un corpo bello e proporzionato, qualcuno ha un grande intelletto, qualcuno è un pittore, qualcuno è un poeta…
Come puoi farcela? Tutto questo… e tu da solo a competere?
Diventerai soltanto matto e questo è ciò che l’intera umanità ha fatto.
Abbandona la competizione, abbandona l’invidia. È assolutamente inutile.
È davvero un artificio molto astuto creato in modo che tu non possa mai essere te stesso, perché questa è la sola cosa che tutte le vecchie religioni temono.
Se tu sei te stesso hai trovato soddisfazione, appagamento, estasi.

- Osho - 



Quando sei solo, non è che sei solo, è che ti senti isolato – ed esiste un’incredibile differenza tra l’essere soli e il sentirsi isolati.
Quando ti senti isolato, pensi all’altro, ne senti la mancanza: si tratta di una condizione negativa.
Hai la sensazione che le cose andrebbero meglio, se l’altro fosse presente – un amico, la moglie, la madre, la persona amata, il marito.
Sarebbe meglio se l’altro fosse presente, ma l’altro non c’è.
Sentirsi isolati è frutto dell’assenza dell’altro.
La solitudine è la presenza di se stessi: è un fenomeno estremamente positivo.
È una presenza, una presenza che straripa.
Sei così carico di presenza che puoi colmarne l’intero universo, e quindi non hai bisogno di nessuno.

- Osho Rajneesh -
La disciplina della trascendenza





Anziché pensare a come ricevere amore, inizia a darlo.
Se lo dai, lo riceverai.
Non esiste altra via.

- Osho Rajneesh -
Innamorarsi dell’amore





Buona giornata a tutti. :-)