venerdì 31 marzo 2017

Trenta consigli per genitori frettolosi - don Bruno Ferrero

Qualche semplice regola che può migliorare la vita familiare e l'educazione.

1. I primi anni di vita sono importanti: è in questo periodo che si posano le strutture fondamentali della persona.
2. I bambini sono persone con carattere, temperamento, bisogni, desideri, cambiamenti di umore proprio come voi. Lasciate che anche i vostri figli qualche volta diano in escandescenze.
3. I bambini imitano quello che fate voi. Non faranno mai quello che ordinate. Soprattutto non fate prediche. I bambini imparano solo quello che vivono.
4. I due genitori devono avere la stessa idea di educazione. Questo non significa che devono fare le stesse cose o apparire un muro di cemento armato.
5. Non entrate in conflitto con i vostri figli. Ogni volta che entrerete in conflitto con i vostri figli voi avrete già perso.
6. Siate pazienti. Anche con voi stessi. Nessuno ha mai detto che sia facile essere un genitore.
7. I genitori non sono i soli educatori: c'è anche la società in cui i figli sono immersi.
8. Dite "no". In questo modo i vostri figli sapranno che li proteggete anche dai loro errori. Insegnate ai vostri figli che non possono avere tutto e subito. 
È prudente, perciò, usare con cautela il sistema di assecondare: i bambini devono imparare a manovrare le frustrazioni, perché la vita dell'adulto ne è piena. 
È pura assurdità partire dal principio che il bambino sarà in grado di affrontarle quando sarà più grande; che cosa, infatti, c'è di magico nella crescita per fornire una capacità che si dovrebbe rivelare fin dai primi anni di vita?
9. Riservate del tempo per ridere insieme e divertitevi insieme. Vivete i vostri valori nella gioia. Se fate la morale tutto il giorno ai vostri figli verrà voglia di scappare.
10. Scambiatevi dei regali.
11. Imparate a relativizzare i problemi, ma risolveteli.
12. Accogliete in casa gli amici dei vostri figli.
13. L'incoraggiamento è l'aspetto più importante nella pratica di educazione del bambino. E' tanto importante, che la mancanza di esso si può considerare quale causa fondamentale di certe anomalie del comportamento. 
Un bambino che si comporta male è un bambino scoraggiato.
14. Consentite ai vostri figli di non avere il vostro parere. E soprattutto ascoltateli veramente. 
Fa parte del nostro pregiudizio comune sui bambini pretendere di capire quello che vogliono dire senza in realtà ascoltarli. 
I figli hanno una diversa prospettiva e spesso soluzioni intelligenti da proporre. Il nostro orgoglio ci impedisce di ascoltarli.
Quante volte potremmo approfittare della loro sensibilità se li trattassimo alla pari e li ascoltassimo davvero.
15. Sottolineate i lati positivi dei vostri figli. I bambini non ne sono sempre coscienti. I complimenti piacciono a tutti, anche ai vostri figli.
16. Consentite loro di prendere parte alle decisioni della famiglia. Spiegate bene i motivi delle vostre scelte. Rispondete ai loro «perché».
17. Mantenete la parola. Siate coerenti. 
Attenetevi alle decisioni prese. Non promettete o minacciate a vanvera.
18. Riconoscete i vostri errori e scusatevi. 
Abbiate il coraggio di essere imperfetti e consentite ai vostri figli di esserlo.
19. Giocate con i vostri figli.
20. Quando dovete fare un "discorso serio" con i vostri figli, aspettate che siano in posizione orizzontale. Non fatelo mai quando sono in posizione verticale.
21. Ricordate che ogni bambino è unico. Non esiste l'educazione al plurale.
22. Alcuni verbi non hanno l'imperativo. Non potete dire: «Studia!», «Metti in ordine!», «Prega!» e sperare che funzioni.
23. Spiegate ai vostri figli che cosa provate. Raccontate come eravate voi alla loro età.
24. Aiutateli a essere forti e a riprendersi quando le cose vanno male.
25. Raccogliete la sfida della TV. La televisione non è tanto pericolosa per quello che fa quanto per quello che non fa fare.
26. Non siate iper/protettivi. Cercate le occasioni giuste per tirarvi indietro e consentire ai vostri figli di mettere alla prova la loro forza e le loro capacità.
27. Un bambino umiliato non impara nulla. 
Eliminate la critica e minimizzate gli errori. Sottolineando costantemente gli errori, noi scoraggiamo i nostri figli, mentre dobbiamo ricordarci che non possiamo costruire sulla debolezza, ma soltanto sulla forza.
28. Non giudicate gli altri genitori dai loro figli e non mettetevi in competizione per i figli con parenti e amici.
29. Date loro il gusto della lettura.
30. Raccontate loro la storia di Gesù. Tocca a voi.

- don Bruno Ferrero - 
Bollettino Salesiano 2006



Non preoccupatevi. Per tre volte Gesù ribadisce il suo invito pressante: non abbiate quell'affanno che toglie il respiro, per cui non esistono feste o domeniche, non c'è tempo di fermarsi a guardare negli occhi la vita, a parlare con chi si ama.
Non lasciatevi rubare la serenità e salvate la capacità di godere delle cose belle che ogni giorno il Padre mette sulla vostra strada, che accadono dentro il vostro spazio vitale.

- padre Ermes Ronchi - 


Signore, le Tue parole e il Tuo esempio cambiano il cuore.
Accogli, alla fine di questo giorno,
il mio cuore e la mia mente increduli e testardi
di fronte alle difficoltà della vita.

Accogli il desiderio non realizzato di seguirTi.
Il Padre non lascia soli, Tu non mi hai lasciato solo.
Illumina con la Tua presenza le tenebre della fede!
Cambia il mio cuore di pietra in cuore di carne,
capace di amare come hai fatto Tu.
Amen.




Buona giornata a tutti. :-)





giovedì 30 marzo 2017

Dio è più grande del nostro peccato - Papa Francesco

Dio è più grande del nostro peccato. 
Non dimentichiamo questo: Dio è più grande del nostro peccato! "Padre, io non lo so dire, ne ho fatte tante, grosse!". 
Dio è più grande di tutti i peccati che noi possiamo fare. Dio è più grande del nostro peccato. Lo diciamo insieme? Tutti insieme: "Dio è più grande del nostro peccato!". 
Un'altra volta: "Dio è più grande del nostro peccato!". 
Un'altra volta: "Dio è più grande del nostro peccato!". 
E il suo amore è un oceano in cui possiamo immergerci senza paura di essere sopraffatti: perdonare per Dio significa darci la certezza che lui non ci abbandona mai. Qualunque cosa possiamo rimproverarci, lui è ancora e sempre più grande di tutto (cfr 1 Gv 3,20), perché Dio è più grande del nostro peccato...
Dio non nasconde il peccato, ma lo distrugge e lo cancella; ma lo cancella proprio dalla radice, non come fanno in tintoria quando portiamo un abito e cancellano la macchia. 
No! Dio cancella il nostro peccato proprio dalla radice, tutto! Perciò il penitente ridiventa puro, ogni macchia è eliminata ed egli ora è più bianco della neve incontaminata. Tutti noi siamo peccatori. È vero questo? 
Se qualcuno di voi non si sente peccatore che alzi la mano... 
Nessuno! Tutti lo siamo.
Noi peccatori, con il perdono, diventiamo creature nuove, ricolmate dallo spirito e piene di gioia. Ora una nuova realtà comincia per noi: un nuovo cuore, un nuovo spirito, una nuova vita. 
Noi, peccatori perdonati, che abbiamo accolto la grazia divina, possiamo persino insegnare agli altri a non peccare più. "Ma Padre, io sono debole, io cado, cado". "Ma se cadi, alzati! Alzati!". Quando un bambino cade, cosa fa? Solleva la mano alla mamma, al papà perché lo faccia alzare. 
Facciamo lo stesso! Se tu cadi per debolezza nel peccato, alza la tua mano: il Signore la prende e ti aiuterà ad alzarti. 
Questa è la dignità del perdono di Dio! 
La dignità che ci dà il perdono di Dio è quella di alzarci, metterci sempre in piedi, perché Lui ha creato l'uomo e la donna perché stiano in piedi.

- Papa Francesco - 
Udienza Generale del 30 marzo 2016



Una volta ho sentito un detto bello: "Non c'è santo senza passato, e non c'è peccatore senza futuro!". La Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di discepoli in cammino, che seguono il Signore, bisognosi del suo perdono.

- Papa Francesco - 
Udienza generale del 13 aprile 2016



Anche Giuda risorgerà!

Almeno un istante della propria vita
ognuno di noi è stato Giuda.
Nelle relazioni con gli altri
è sempre in agguato il Giuda che è dentro di noi.
E quando viene il tempo dell'ultima cena
non riusciamo a spiegarci come possa un amico
tramutarsi in nemico
senza perché.
Pasqua è festa di misericordia
Perché dis-vela che ciascuno di noi è Giuda
senza essere Giuda
ma proprio come Giuda
è stato perdonato e chiamato a risorgere
dall'infinita misericordia di Dio.



Buona giornata a tutti. :-)






mercoledì 29 marzo 2017

Le opere di misericordia (1) - Anselm Grün

Il testo biblico da cui derivano le sette opere di misericordia è il grande Discorso sul giudizio finale nel Vangelo di Matteo (Mt 25,31-46). 
In esso Gesù parla di sé come del Figlio dell'uomo e del re. 
Durante il giudizio finale egli convocherà gli uomini di tutta la terra e separerà gli uni dagli altri. 
A coloro che inviterà nella sua gloria dirà:
Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fino dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi (Mt 25,34-36).
Matteo chiama 'giusti' coloro che hanno compiuto queste opere d'amore. 

I giusti non si stupiscono di aver compiuto queste opere buone per gli altri, ma del fatto di aver dato da mangiare e da bere, di aver visitato e vestito Cristo in persona. Hanno visto soltanto la persona concreta, ma non Cristo. Eppure Gesù risponde loro: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (Mt 25,40). Gesù si identifica con gli affamati, gli assetati, i forestieri, gli ignudi, i malati e i carcerati.

1. La storia: dai vangeli fino ad oggi
Da sempre questo testo ha toccato i cristiani. È stato definito la sintesi per eccellenza dell'intero vangelo. Gesù giudica il nostro essere cristiani in base al nostro comportamento nei confronti del prossimo. 
Alla fine della nostra esistenza ciò che conterà sarà come siamo andati incontro al nostro prossimo e come l'abbiamo trattato. Ma Gesù qui non parla per farci la morale. 
Il nostro rapporto con il prossimo, più che altro, concerne la nostra relazione con Gesù Cristo, la realtà determinante della nostra fede. Anche se non ne siamo consapevoli, in fondo ciò che facciamo al prossimo lo facciamo a Cristo.
Per Immanuel Kant di questo testo era importante soprattutto il fatto che compiamo atti d'amore in funzione dell'amore stesso e non per aspettarcene una ricompensa. 

La teologia della liberazione ha posto questo brano al centro del suo messaggio: Gustavo Gutiérrez vede quel testo come dimostrazione che nessuna via porta a Dio evitando il sacramento del prossimo: «L'amore a Dio si esprime necessariamente nell'amore al prossimo. Più ancora: si ama Dio nel prossimo».
Il discorso di Gesù ha anche un ruolo importante soprattutto nel dialogo con le altre religioni. 

Ritroviamo l'elenco delle opere d'amore che Gesù esige dai suoi discepoli anche in altre religioni e nei loro testi, per esempio nel Libro egiziano dei morti, in testi del buddhismo antico e in Ovidio. 
Gli esseri umani non sanno affatto di servire Cristo nel prossimo: «La norma in base alla quale il Figlio dell'uomo in Mt 25,31-46 giudica gli uomini non sembra aver nulla a che fare con una particolare religione: è universale» [3]. Paul Tillich vede in Mt 25 un testo che «libera l'interpretazione di Gesù da un particolarismo che lo avrebbe trasformato nella proprietà di un gruppo religioso particolare». 
Anche se noi qui non seguiamo Tillich, questo testo apre però il messaggio di Gesù per tutti gli esseri umani, in tutte le religioni. 
Nel modo in cui ci comportiamo nei confronti degli altri, in fondo, si fa visibile il nostro rapporto con Gesù Cristo, non importa se crediamo in lui o meno, non importa se nel fratello o nella sorella riconosciamo Cristo oppure no.
Già la chiesa delle origini ha aggiunto alle sei opere che Gesù qui elenca la settima: seppellire i morti. 
Lattanzio, l'eloquente predicatore, fece questa aggiunta all'inizio del secolo, tenendo presente un passo del libro di Tobia (Tb 1,17). Come tutta la chiesa delle origini, era ancora consapevole del fatto che l'elenco delle opere di bene ha uno sfondo biblico. Già nell'Antico Testamento Dio esorta gli uomini a dimostrare misericordia al prossimo. Così, nel libro del profeta Isaia, Dio esige qualcos'altro invece del digiuno esteriore:
Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? (Is 58,6s.).
Nell'interpretazione ebraica dei testi dell'Antico Testamento, il Talmud, l'essere umano viene regolarmente esortato a seguire Dio, che visita gli ammalati (Abramo a Mamre), veste gli ignudi (Adamo) e seppellisce i morti (Mosè). 
La teologia rabbinica distingue le 'opere d'amore' dalle elemosine. 
Le elemosine si riferiscono a sovvenzioni in denaro. 
Le opere d'amore, invece, sono opere che esigono l'impegno di tutta la persona. Secondo un testo ebraico, il mondo poggia su tre colonne: la Torah, il culto e le opere d'amore. E in base alle opere d'amore si decide anche se l'ebreo pio resiste al vaglio del giudizio.
Già Origene non intendeva le opere di misericordia soltanto in maniera puramente esteriore, ma le interpretava dal punto di vista spirituale. 
Dar da mangiare agli affamati per lui diventa: alimentare i fratelli e le sorelle con il cibo spirituale. 
A proposito del vestire pensa alla veste della sapienza che dobbiamo offrire agli altri. 
Far visita al fratello può anche significare consolarlo. 
Sulla scia di Origine, l'interpretazione spirituale delle Scritture ha visto le opere di misericordia come metafore della nostra relazione con Gesù Cristo. Macario, per esempio, intende l'ospitalità come un sostare di Cristo nell'animo umano: non dobbiamo soltanto accogliere il fratello nella nostra casa, ma lasciar entrare Cristo nella dimora della nostra anima. Sant'Agostino porta avanti questa tradizione: distingue tra opere di bene che riguardano il corpo del prossimo e opere di bene che si riferiscono alla sua anima.
Questa divisione in opere di misericordia corporale e opere di misericordia spirituale fu poi sviluppata ulteriormente nel Medioevo. Tommaso d'Aquino spiega queste quattordici opere come virtù della carità. 

Nel Medioevo memorizzavano le quattordici opere di misericordia per mezzo di versi in latino. L'arte stessa si occupò delle opere di misericordia. 
La rilegatura del Salterio di Melisenda [5], del 1131, raffigura le sette opere di misericordia. 
Chi legge il salterio è tenuto a ricordarsi che la sua preghiera si deve esprimere in un comportamento nuovo. 
Spesso le opere di misericordia appaiono anche nelle raffigurazioni del giudizio universale, per esempio sulla porta di San Gallo nel duomo di Basilea (Svizzera) [6], realizzata intorno al 1170, oppure nel battistero di Parma, del 1196. 
Il reliquiario di santa Elisabetta a Marburgo (Germania) rappresenta le opere di misericordia: per il Medioevo Elisabetta era la santa che aveva vissuto in maniera esemplare ciò che Gesù esige dai cristiani nel suo Discorso sul giudizio finale.
All'epoca della Riforma le opere di misericordia passarono in secondo piano. Si discuteva soprattutto se le opere siano determinanti per il giudizio o se non sia soltanto la grazia di Dio a contare. 
Il Discorso sul giudizio finale non si adattava tanto alla dottrina della giustificazione per la sola fede. Perciò lo si perse di vista. 
In età moderna le opere di misericordia vennero poi istituzionalizzate: si crearono ospedali, asili per i senzatetto e mense per i poveri. 
Si sorrideva delle opere di misericordia personali, considerate poco efficaci: se si vogliono aiutare le persone, si affermava, bisogna farlo sul piano politico e sociale. La beneficenza andava organizzata. 
Negli ultimi decenni, perciò, non sono quasi stati scritti libri sulle opere di misericordia. 
Nel 1958 due emittenti radiofoniche tedesche invitarono poeti e scrittori cattolici e protestanti a parlare delle opere di misericordia corporale e spirituale. Scrittori celebri come Josef Martin Bauer, Otto Karrer, Albrecht Goes, Luise Rinser, Edzard Schaper e Reinhold Schneider parlarono del tema in modo molto coinvolgente, a partire dalla situazione del dopoguerra.
Soltanto cinquant'anni dopo il vescovo Joachim Wanke, in occasione dell'ottocentesimo anniversario della nascita di santa Elisabetta di Turingia, ha invitato teologi e personaggi pubblici a riflettere sulle opere di misericordia e a trasporle nel nostro tempo. 

Alla vigilia del 2007, l'anno in cui cadeva la ricorrenza, il vescovo ha lasciato che le persone intervistate si esprimessero su che cosa era per loro, oggi, misericordia. Le loro risposte sono poi confluite in una riformulazione delle sette opere di misericordia. È stato un tentativo di trasporre nel nostro tempo le opere di misericordia classiche: 
1) ti vengo a trovare; 
2) condivido con te; 
3) ti ascolto; 
4) fai parte di questa comunità; 
5) prego per te; 
6) parlo bene di te; 
7) faccio con te un pezzo di strada.


(continua)
- Anselm Grün - 

da: "Perchè il mondo sia trasformato-Le sette opere di misericordia", Ed. Queriniana, 2009 



«Il tuo comportamento rispecchia ciò che risuona nel tuo cuore».

Quando in noi l'impazienza o l'aggressività prendono il sopravvento, dobbiamo cercare di placare le tensioni che s'insinuano in noi. 
Non è forse vero che quando siamo arrabbiati le nostre reazioni sono sproporzionate e il nostro risentimento eccessivo, se comparato alla situazione o alle parole pronunciate? 
La nostra sensibilità non degenera forse in suscettibilità? 
Le nostre azioni non rischiano forse di caricarsi esageratamente del peso delle nostre inquietudini o delle nostre contrarietà?


E bene talvolta procedere a un esame di coscienza e, meglio ancora, a un «esame di fiducia». 
Fiducia nell'altro, fiducia nella vita, fiducia nelle possibilità di ritrovare l'unità e la pace a prescindere da qualsiasi conflitto passeggero.

- Anselm Grün - 






Stai attento ai passi che fai, non vai semplicemente da un punto all'altro. 
Il camminare è piuttosto un'immagine del cammino interiore che stai facendo, che non puoi mai considerarti arrivato nella tua vita e rimanere fermo, ma devi andare sempre più avanti, devi cambiare te stesso sempre di più.

- Anselm Grün - 



Buona giornata a tutti. :-)







martedì 28 marzo 2017

Per entrare in paradiso

Un uomo andò in paradiso. Appena giunto alla porta coperta di perle incontrò S. Pietro che gli disse: "Ci vogliono 1.000 punti per essere ammessi. Le buone opere da te compiute determineranno i tuoi punti".
L'uomo rispose: "A parte le poche volte in cui ero ammalato, ho ascoltato la Messa ed ho cantato nel coro". "Quello fa 50 punti", disse San Pietro.
"Ho sempre messo una bella sommetta nel piatto dell'elemosina che il sacrestano metteva davanti a me durante la Messa". "Quello vale 25 punti", disse San Pietro. Il pover'uomo, vedendo che aveva solo 75 punti, cominciò a disperarsi.
"La domenica ho fatto scuola di Catechismo - disse - e mi pare che sia una bella opera per Iddio". "Sì - disse san Pietro - e quello fa altri 25 punti".
L'uomo ammutolì, poi aggiunse: "Se andiamo avanti così, sarà solo la Grazia di Dio che mi darà accesso al paradiso". San Pietro sorrise: "Quello fa 900 punti. Entra pure".

Smettiamola di voler accumulare i cosiddetti "punti Paradiso": se siamo salvi, è prima di tutto per Grazia di Dio! 
La stessa Grazia, ci ispiri stupore per un amore così grande, e desideri buoni, di vera conversione, di autentica carità, per puro amore di Dio, non per aspettarci un contraccambio nell'aldilà.




«Dio ha fatto il mondo, perché ci sia un luogo dove Egli possa comunicare il suo amore e dal quale la risposta d’amore ritorni a Lui. 
Davanti a Dio, il cuore dell’uomo che gli risponde è più grande e più importante dell’intero immenso cosmo materiale».

- Papa Benedetto XVI -



Ho fatto bene ogni cosa

Non penso mai, Signore,
che la gente, al termine della mia vita,
possa dire la stessa cosa
che ha detto di te, vedendo le tue opere:
"Ha fatto bene ogni cosa".
E nemmeno mi aspetto
che, quando giungerò davanti alla porta del cielo,
tu mi dica: "Vieni, servo fedele".
Sarebbe già tanto che la gente potesse dire:
"Ha sbagliato poche volte",
e che tu mi accogliessi dicendomi:
"Vieni lo stesso, anche se qualche volta
mi hai fatto fare brutta figura!".
Ho tanti difetti, Signore,
e non sono pochi i miei peccati.
Spesso faccio anche il sordo
quando la tua parola mi scomoda troppo.
Tocca anche me, Signore,
con la mano della tua grazia,
affinché mi cada di dosso
lo sporco e il difettoso che c'è
così che sia sempre meno indegno di te
giacché sento dentro di me
la tristezza per non essere giunto alla tua perfezione.
Tocca anche me, Signore, con la tua mano amorosa,
perché possa arrivare almeno ad una sufficienza.
Sarebbe già tanto per me! Amen. 


- A. Dini -
La Parola pregata





Buona giornata a tutti. :-)













domenica 26 marzo 2017

Si cerca un uomo – don Primo Mazzolari

Si cerca per la Chiesa
un prete capace di rinascere
nello Spirito ogni giorno.

Si cerca per la Chiesa un uomo
senza paura del domani
senza paura dell'oggi
senza complessi del passato.


Si cerca per la Chiesa un uomo
che non abbia paura di cambiare
che non cambi per cambiare
che non parli per parlare.

Si cerca per la Chiesa un uomo
capace di vivere insieme agli altri
di lavorare insieme
di piangere insieme
di ridere insieme
di amare insieme
di sognare insieme.

Si cerca per la Chiesa un uomo
capace di perdere senza sentirsi distrutto
di mettere in dubbio senza perdere la fede
di portare la pace dove c'è inquietudine
e inquietudine dove c'è pace.

Si cerca per la Chiesa un uomo
che sappia usare le mani per benedire
e indicare la strada da seguire.

Si cerca per la Chiesa un uomo
senza molti mezzi,
ma con molto da fare,
un uomo che nelle crisi
non cerchi altro lavoro,
ma come meglio lavorare.

Si cerca per la Chiesa un uomo
che trovi la sua libertà
nel vivere e nel servire
e non nel fare quello che vuole.

Si cerca per la Chiesa un uomo
che abbia nostalgia di Dio,
che abbia nostalgia della Chiesa,
nostalgia della gente,
nostalgia della povertà di Gesù,
nostalgia dell'obbedienza di Gesù.

Si cerca per la Chiesa un uomo
che non confonda la preghiera
con le parole dette d'abitudine,
la spiritualità col sentimentalismo,
la chiamata con l'interesse,
il servizio con la sistemazione.

Si cerca per la Chiesa un uomo
capace di morire per lei,
ma ancora più capace di vivere per la Chiesa;
un uomo capace di diventare ministro di Cristo,
profeta di Dio, un uomo che parli con la sua vita.

Si cerca per la Chiesa un uomo.

(don Primo Mazzolari)





Don Primo Mazzolari (Cremona 13 gennaio 1890 – Bozzolo 12 aprile 1959), sacerdote, scrittore.
Il pensiero di don Mazzolari anticipò alcune istanze del Concilio Vaticano II, in particolar modo le sue idee sulla “Chiesa dei poveri”, sulla libertà religiosa, sul “dialogo con i lontani”, sono state carismatiche e profetiche.
Fu considerato un prete “scomodo” per la sua opposizione all’ideologia fascista e la sua lotta personale contro ogni forma di ingiustizia e di violenza. Durante la II guerra mondiale, salvò, nascondendoli. numerosi ebrei, persone antifasciste e altre ingiustamente perseguitate.

Solo verso quelli che saranno i suoi ultimi mesi di vita, don Primo Mazzolari, ricevette attestazioni di stima dalla Chiesa di Roma. 
Nel 1957 l’arcivescovo Montini futuro papa Paolo VI lo chiamò a predicare nella diocesi di Milano e nel febbraio 1959 Papa Giovanni XXIII lo ricevette in udienza privata e lo saluta pubblicamente "Tromba dello Spirito Santo in terra mantovana".




Non c'è bisogno di scambiare la croce. Ognuno, dice un proverbio, finirebbe a prendersi la propria, non perché è la più lieve, ma perché tutte le croci si equivalgono nel Cristo che il crocifisso di ogni croce.  

- Don Primo Mazzolari - 


Buona giornata a tutti. :-)




sabato 25 marzo 2017

Le penne d’oca - Trilussa

Un’Oca, dispiacente
perché la gente la trattava male,
se lagnò con un Ciuccio,
un Somarello piuttosto attempatello.
– A sentì l’omo, l’Oca è l’animale
più stupido, più scemo, più imbecille;
nun s’aricorda che le poesie
de Dante, Ariosto, Tasso e d’antri mille
so’ uscite tutte da le penne mie?
– Percui – disse er somaro – è ’na fortuna
d’avé in mano un ucello accusì raro!
Famme er piacere, impresteme ’na penna,
perché, per quanto poco me n’intenna,
chi lo sa che pur’io non ciarieschi
a fanne quarchiduna?
E je le strappò tutte,
una per una,
pe’ scrive li
sonetti romaneschi!

- Trilussa - 



Quella vecchietta cieca che incontrai... mi disse: - "Se la strada non la sai ti accompagno io, che la conosco... 
- La cieca, allora, mi pigliò la mano e sospirò: - Cammina". - 
Era la Fede. 

- Trilussa -


Buona giornata a tutti. :-)





venerdì 24 marzo 2017

da: Richiami del deserto – Padre Andrea Gasparino

Certe volte il silenzio accende la carità.
C’è un silenzio che viene da Dio e porta a Dio, ma c’è un silenzio che viene dall’egoismo e porta all’egoismo.
Non deve uscire dalla mia bocca ciò che non uscirebbe se fosse presente quella persona di cui parlo.
Di fronte a una mormorazione non ho il diritto di lasciar correre, perché non posso lasciar correre un’ingiustizia.
Se critico con viltà devo riparare. Non è un atto di generosità, ma semplicemente un preciso dovere di coscienza.
A volte, esprimendo un giudizio cattivo o almeno negativo su un responsabile, distruggo la confidenza e la stima: se me ne rendo conto ho una colpa davanti a Dio, ho sulla coscienza  l’obbligo di una riparazione che spesso purtroppo …. non si ripara più.
La carità esige che io indovini i bisogni degli altri.
Se non si sta attenti, l’orgoglio ferito porta a immancabili peccati contro la carità.
Facendo la carità ai poveri posso violare la carità: mancando loro di rispetto, violando la loro libertà, giudicandoli.
Non mi è lecito disprezzare nessuno, nemmeno il più peccatore.
Chi è ironico è soggetto a gravi mancanze di carità.
Chi è ironico sovente è rispettato da tutti ma amato da nessuno.
Posso non comprendere tutti, ma devo rispettare tutti.
Chi per temperamento o per abitudine è portato alla finzione, porta in sé un grave ostacolo alla carità.
L’amicizia non è un male, è un bene, è un dono di Dio, posso farne un mezzo che mi porta a lui o un mezzo che mi allontana da lui.
L’amicizia vera non è fatta di infingimenti e di segreti.
L’amicizia che mi porta a dimenticare gli altri non è amicizia buona.
L’amicizia che distoglie dalla preghiera e dall’intimità con Dio è amicizia di cattiva lega.
L’amicizia vera è fatta di sacrificio.
L’amicizia vera non è gelosa né esclusivista.
L’amicizia vera fortifica il cuore nella fedeltà a Dio e nell’amore al prossimo.
Bisogna perdonare anche quando il perdono è impossibile.
Ecco un testo importante per la vita comune, contenuto nella regola di Taizè: 


“Il prendere in giro le persone è un veleno della vita comune, è una cosa perfida, perché in questo modo sono lanciate in faccia verità che non si osano dire a tu per tu. E’ anche una cosa bassa , perché rovina la persona di un fratello davanti agli altri.”
- Padre Andrea Gasparino -
Fonte: "Richiami del deserto” di Andrea Gasparino, Ed. Paoline, pagg, 21,22,23


"Se volete imparare a pregare, salvatevi dalla preghiera parolaia, come si fa? Voi dovete arrivare alla preghiera di ascolto, che si fa silenzio e ascolta Dio. Se la preghiera non è amore, non è preghiera di qualità" 

- Padre Andrea Gasparino - 



"Siamo talmente indaffarati a godere i beni della vita che non ci rimane più il tempo per essere riconoscenti a Dio di quello che abbiamo." 

- Padre Andrea Gasparino - 


Buona giornata a tutti. :-)