sabato 11 marzo 2017

Il tema del dolore - Madre Anna Maria Cànopi

"Ecco, sono ben meschino: che ti posso rispondere? Mi metto la mano sulla bocca". 

Finalmente la resa! Quando Giobbe ha cominciato ad ascoltare Dio ed a contemplare, in silenzio, l'opera sua, ha attinto alla fonte della sapienza.
Allora ha capito di essere ignorante: so di non sapere. 

Comprendo che non comprendo, perchè sono troppo piccolo...
Comprendo che davanti a te devo soltanto adorare, accogliere il tuo mistero; ed è così che ti conosco non per sentito dire, non più per concetti astratti, ma per esperienza di fede ed amore.
E sono pieno di stupore perchè tu, così grande, tu mi sei vicino e ti degni di istruirmi, di farmi conoscere il tuo amore. 

Ora posso dire che ti conosco davvero come Dio, perchè accetto il tuo mistero e non ho più paura di te. Sento, infatti, che tu sei l'Amore, sei il "Tu" che mi salva dalla mia solitudine, che mi trae fuori dal mio egocentrismo, e mi libera da me stesso. 
Ora il centro della mia vita sei tu, solo tu, e la mia gioia è stare con te; la mia gioia è che tu, dio, sia veramente il mio Dio da sempre e per sempre!
E' stato necessario compiere un lungo cammino, un cammino nel buio, nella più desolata solitudine per arrivare a questo approdo di fede e di fiducia. Giobbe è ormai giunto a un retto concetto di Dio, a una conoscenza di Dio non più in misura di uomo razionale, ma di uomo credente. 

La sua fede si è purificata nel cruogiolo dell'umiliazione e del dolore e il suo rapporto con Dio è diventato gratuito.
Giobbe conosce Dio ormai al di là di ogni immagine che prima si faceva di lui; al di là di ogni categoria mentale. "Altro è credere che Dio esiste - diceva il monaco Silvano del monte Athos - altro è conoscere Dio". 

L'uomo-Giobbe arriva a tale conoscenza attraverso il tormento e, proprio perchè ha l'intuizione profonda del Dio trascendente e vicino, ora tace e contempla. Ignaro di sé, estasiato di lui.
L'approdo al lido sereno della pace sta proprio nel superamento di sé. Perdendosi, Giobbe si ritrova: ritrova in Dio il senso della propria vita. Ormai può dire: sia che io viva, sia che io muoia, sia che io sia ricco o che sia povero, sano o malato, io valgo unicamente in relazione a te che sei il mio Dio.
La comunione con Dio vale più di tutto il resto. Mentre tutto passa, Dio rimane e la vita dell'uomo riceve consistenza proprio da questa relazione vitale e indistruttibile che ha con colui che è.


- Madre Anna Maria Cànopi - 

Fonte: Fammi sapere perchè... Il tema del dolore. Lectio divina sul libro di Giobbe. Edizioni Dehoniane Bologna)


Satana infligge la peste a Giona
 William Blake (1757-1827)


C'era una volta un uomo di nome Giobbe. 
Il Dio che Giobbe cercava, sperava, amava, però non è arrivato. 
Gli innocenti continuano a morire, i bambini a soffrire, il dolore dei poveri ad essere quello più grande che la terra conosca. 
Giobbe ci ha insegnato che se c'è un Dio della vita deve essere il Dio del non-ancora. E che quindi può venire in qualsiasi momento, quando meno ce lo aspettiamo, lasciandoci senza fiato. Vieni!


- Luigino Bruni - 
Avvenire, 4 luglio 2015


Noi siamo argilla, Signore,
vasi di argilla che un piccolo tocco
manda in frantumi...

Taccia, o Signore, dinanzi a te
la veemenza delle nostre passioni,
che ci spingono all'empietà e alla violenza;
taccia la nostra sete di prestigio...
Taccia l'uomo di fango che è in noi
e avanzi l'uomo nato dal cielo
e al cielo unicamente proteso.
Immersi nel silenzio della tua presenza...

- Madre Anna Maria Cànopi - 
Fonte “ Preghiere dal Silenzio”




Buona giornata a tutti. :-)

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