mercoledì 31 maggio 2017

A Maria, Madre della Chiesa - don Tonino Bello

A Maria, Madre della Chiesa,
Aiutaci a guardare il mondo con simpatia e con l'audacia della fede.
Vergine santa, che guidata dallo Spirito, "ti mettesti in cammino per raggiungere in fretta una città di Giuda" (Lc 1,39), dove abitava Elisabetta, e divenisti così la prima missionaria del Vangelo, fà che, sospinti dallo stesso Spirito, abbiamo anche noi il coraggio di entrare nella città per portarle annunci di liberazione e di speranza, per condividere con essa la fatica quotidiana, nella ricerca del bene comune.
Donaci oggi il coraggio di non allontanarci, di non imboscarci dai luoghi dove ferve la mischia, di offrire a tutti il nostro servizio disinteressato e guardare con simpatia questo mondo nel quale nulla vi è genuinamente umano che non debba trovare eco nel nostro cuore.
Aiutaci a guardare con simpatia il mondo, e a volergli bene.
Noi sacerdoti troviamo il culmine della nostra presenza presbiteriale nel giovedì santo, quando vien posto nelle nostre mani l'olio dei catecumeni, l'olio degli infermi e il sacro crisma.
Fà che nelle nostre mani l'olio degli infermi significhi scelta preferenziale della città malata, che soffre a causa della debolezza propria o della malvagità altrui.
Fà che l'olio dei catecumeni, l'olio dei forti, l'olio dei lottatori, esprima solidarietà di impegno con chi lotta per il pane, per la casa, per il lavoro.
Solidarietà da tradurre anche con coraggiose scelte di campo, offerta di impegno da non imbalsamare nel chiuso dei nostri sterili sentimenti.
E fà che il sacro crisma indichi a tutti gli umiliati e gli offesi della nostra città, ma anche agli indifferenti, ai distratti, ai peccatori la loro incredibile dignità sacerdotale, profetica e regale.
Come te, Vergine santa, sacerdote, profeta e re, facci entrare nella città.
Amen.

(don Tonino Bello)




Io penso, Giuseppe, che hai avuto più coraggio tu a condividere il progetto di Maria, di quanto ne abbia avuto lei a condividere il progetto del Signore. Lei ha puntato tutto sull'onnipotenza del Creatore. Tu hai scommesso tutto sulla fragilità di una creatura. Lei ha avuto più fede, ma tu hai avuto più speranza. La carità ha fatto il resto, in te e in lei.

don Tonino Bello
da: Lettera a San Giuseppe


Invitati alla mensa del Signore

La chiesa disse a Maria:
Vieni, e andremo insieme
a pregare il Figlio del Signore
per i peccati del mondo.
Tu pregalo perché lo hai allattato,
e io lo pregherò perché
ha mescolato il suo sangue alle mie nozze.
Tu pregalo come Madre,
ed io come sposa;
egli ascolterà sua Madre
e risponderà alla sua Sposa.

- Dalla Liturgia Caldea -


 Buona giornata a tutti. :-)






martedì 30 maggio 2017

Le persone sono dono - Francesco Piras s.j.

Le persone sono doni che Dio creatore ci manda... imballate.
Alcuni hanno un imballaggio bellissimo,
altri sono imballati in carta ordinarissima,
certe persone sono imballate in maniera molto sciolta,
altre in maniera molto stretta,
a volte il dono è stato maltrattato nella posta,
una volta ogni tanto c'è una consegna speciale!
Ma l'imballaggio non è il dono!
E' così facile commettere questo errore;
è simpatico se lo fanno i bambini.
Certe persone-dono sono facili da aprire;
altre hanno bisogno di aiuto per uscire dalle loro scatole:
sarà perché hanno paura?
Credono forse che fa male lasciarsi aprire?
Forse sono già stati aperti prima e sono stati buttati via!
Sarà che il loro dono non è fatto per me?
Io sono una persona. Perciò anch'io sono un dono!
Prima di tutto sono un dono a me stesso.
Dio creatore mi ha dato me stesso!
Ho mai guardato veramente dentro l'imballaggio?
Ho paura di farlo?
Forse non ho mai accettato il dono che io sono.
E' possibile che ci sia qualcosa di più,
dentro l'imballaggio, di quello che immagino?
Forse non ho mai visto il dono meraviglioso che sono io.
Può il dono di Dio essere altro che bello?
Mi piacciono i doni che mi danno quelli che mi vogliono bene,
perché non il dono di me stesso, il dono che sono io?
Io sono anche un dono dato agli altri.
Accetto di essere dato agli altri?
Di essere una persona per gli altri?
Dovranno gli altri accontentarsi dell'imballaggio,
senza mai godere del dono?

Ogni incontro fra persone è uno scambio di doni.
L'amore è una relazione fra persone
che si vedono come sono realmente:
doni dati da Dio per essere dati agli altri.

- Francesco Piras s.j. -




Non devi essere quello che non sei, qualcun altro. 
Devi andare d'accordo con te stesso. 
Pensa a tutto il tempo che devi trascorrere con te stesso... 
Se non hai stima di te stesso, come puoi pretendere che l'abbiano gli altri?

Jerry Lewis, dal film: Le folli notti del dottor Jerryl



Perdonami, Signore,
tutto il male che ho commesso 
nel corso della giornata.
Con la tua grazia, 
disperdi le tenebre dei miei peccati,
perché io li veda, 
me ne penta e non li commetta più.
Fa' anche, Dio di misericordia,
che perfino il mio sonno ti glorifichi,
e che io sia pronto a partire con te,
se vieni a cercarmi questa notte.
So che la porta del tuo regno è la croce.

La croce è l'amore, 
e amarti è portare la propria croce.




lunedì 29 maggio 2017

Sofferenza che trasfigura - don Marino Gobbin

La sofferenza? Un mistero che accompagna l’uomo per trasfigurarlo. 
Accanto a chi soffre, a ogni sofferenza, quando ci si dona, si riceve moltissimo perché ci si svuota per riempirsi della Verità, dell’Essenzialità, della Vita vera. 
Di fronte alla sofferenza è Dio a sceglierti per comunicarti qualcosa, e sovente lo fa attraverso degli intermediari che sono gli stessi sofferenti. 
Un medico dopo un servizio in un ospedale pediatrico particolare per la sofferenza ivi raccolta e la situazione umana in cui vivevano i ricoverati racconta: «In questo ambiente non siamo noi che scegliamo, ma sono loro che ci scelgono! …
E, ancora una volta, sarà lui a scegliermi! Era lì. Fermo, dinanzi all’infermeria. Nel suo lettuccio. Mi rapì con lo sguardo! Poi mi trafisse! Solo due carezze in cambio di un sorriso senza fine che sprizzava gioia infinita. 
I suoi occhi nei miei occhi. I suoi: lucenti, brillanti, chiari, limpidi, senza tristezza. Era lì che attendeva. In quegli occhi per un momento ho visto l’Infinito... e allora i miei, miopi, furono solcati da lacrime che li oscurarono per alcuni momenti. 
E lì ho visto Dio! Lui, l’umile Dio, che si fa piccolo, si fa carne, si fa "mendicante dell’amore". Lui era lì. 
Mi guardava e non mi chiedeva nulla... Attendeva il gesto più piccolo e semplice come una carezza. 
L’attendeva per svelarsi e amarmi. 
Non ero stato io a dare qualcosa a lui, perché una carezza è un nulla dinanzi a quella sofferenza, ma era stato lui a donarmi qualcosa. Ma cosa? Aveva illuminato la mia anima rattrappita; si era fatto specchio per lasciarmi intravedere tutte le cose più belle che io avevo e che lui apparentemente non possedeva. 
Ma non mi aveva messo in soggezione. 
Mi aveva interrogato senza parlarmi. 
Spronato senza toccarmi. 
Liberato senza rimproverarmi. Solo il suo sguardo». E più oltre narra ciò che ha scoperto: «Credo che in tutte le storie di sofferenza in cui ci si dona, si riceve perché ci si svuota per riempirsi della Verità, dell’Essenzialità, della Vita vera. In occasioni come queste si scopre la nostra vocazione, ma soprattutto quella di chi vive la sofferenza. 
Oserei dire che queste persone hanno ricevuto da Dio una grande vocazione: quella di farci comprendere e amare l’essenzialità della vita stessa. 
Penso che loro sono qui in mezzo a noi per dirci qualcosa... 
Essi sono quello specchio che mette a nudo la nostra anima per lasciarci percepire il valore della vita e la missione dell’uomo, chiamato dall’Amore all’amore. Alla fine di questa esperienza raccontata così com’è "scesa" dal cuore nella penna, nessuna pretesa, nessun applauso. 
L’applauso va a loro e forse anche a chi ha avuto il coraggio di dargli la vita nonostante la loro esistenza sembrasse tutto tranne "vita". 
"Esseri inutili" agli occhi di noi "comuni sani". 
"Uomini speciali" ai miei occhi dopo questa esperienza. 
Provate a incrociare gli sguardi di quei genitori che hanno figli gravemente malati e capirete che quello che ho scoperto non è pura fantasia.

- Don Marino Gobbin -


Inno di lode

Guardo il mio corpo infermo e lodo Te, o Signore.
Grazie per il dono della vita che ogni giorno Tu mi fai.
Il mio corpo sembra morto 
ma nel mio petto continua a battere il mio cuore. 
Le gambe non si muovono 
eppure per le vie del mondo io cammino.
Son ferme le mie mani, ma Tu, 
Signore, il mondo mi fai accarezzare. 
Meraviglie hai fatto Tu, 
Signore, mi hai aperto alla vita e all’amore.
Nel dolore ti ho cercato, 
con ardore il tuo nome ho invocato.
Nella Croce ti ho incontrato e Tu, 
Signore, tutto in gioia hai cambiato.
Da questo mio letto di dolore 
quest’inno di lode innalzo a Te, o Signore. 
Grazie perché mi hai amato!

- Nino Baglieri - 

Da: “Sulle ali della croce. Nino Baglieri e… tanta voglia di vivere”, a cura di Giuseppe Ruta. Editore Elledici 2008, p. 168





Buona giornata a tutti. :-)




domenica 28 maggio 2017

Io sono Israele

Io sono Israele.
Sono nato millenni prima di essere rinominato Palestina dai conquistatori romani, prima che Maometto emettesse il suo primo respiro, e prima che l'ONU decidesse di dividermi a metà e girasse le mie terre orientali creando la Giordania.
Il mio popolo, gli ebrei, mantennero qui comunità per 3000 anni, cioè fino a quando gli arabi decisero di massacrarli senza ragione alcuna nel 1920 e nel 1929.
Centinaia di civili furono uccisi, la maggior parte dei quali erano donne e bambini. Nel frattempo, gli stati dei loro fratelli massacrarono o esiliarono 1.000.000 di ebrei dalle loro terre – cancellando la loro storia plurimillenaria.
Io sono Israele.
Sono stato attaccato quattro volte da eserciti arabi da quando dichiarai l'indipendenza nel 1948. Sin da allora invitai gli arabi che vivevano sulla mia terra che erano invitati a rimanere, ma gli fu detto dagli stati limitrofi di lasciare temporaneamente le loro case mentre gli ebrei venivano "gettati in mare". Offrii un messaggio di pace dal giorno in cui nacqui, ma i miei nemici risposero solo con i proiettili.
Io sono un sopravvissuto – ho vinto ogni guerra. Rendendosi conto che non potevano sconfiggermi con le armi, i miei nemici si sono rivolti ad una propaganda menzognera ...
Io sono Israele.
Più e più volte, il mio nome è stato infangato. Anche se ciascuna di queste bugie è poi stata smentita, i miei nemici continuano a rivendicare che sto commettendo un genocidio. Dare opportunità educative ai palestinesi è forse 'genocidio'?
Il 20 % degli studenti dell'Università di Haifa sono arabi. Se io sono un aggressore che ha esiliato tutti gli arabi nel 1948, perché il 20 % dei miei cittadini sono arabi con pieni diritti. Sono forse apparsi magicamente dal nulla? Mi ritirai dall'intero Sinai e dalla striscia di Gaza, sradicando la mia gente dalle loro case, solo per la speranza di pace!!!
Io sono Israele.
In combattimento, io rischio la vita dei miei figli adolescenti al fine di minimizzare le perdite civili palestinesi. Faccio ogni tentativo di colpire solo i combattenti, mettendo per questo spesso i miei soldati in pericolo.
In tempo di guerra, faccio cadere volantini sulle aree che debbono essere attaccate, avvertendo i civili di evacuare. Qualsiasi altro esercito nella storia dell'umanità ha fatto questo per il suo nemico? Ho aspettato 8 anni per fermare Hamas dal suo lancio di razzi quotidiani sui miei asili e i miei ospedali. Io sono paziente, ma la mia pazienza non è infinita ...
Io sono Israele.

Ho creato Intel, Microsoft NT e la tecnologia cellulare, la medicina per malattie devastanti, e ho il maggior numero al mondo in pubblicazioni scientifiche pro capite. Mando missioni umanitarie nei paesi in via di sviluppo, compresi i paesi musulmani. Ho assorbito centinaia di rifugiati musulmani che hanno affrontato il genocidio in Darfur – i rifugiati che nessun Stato musulmano prenderebbe ...
Io sono Israele.

Io sono uno dei paesi più piccoli al mondo, e probabilmente il più testardo, mi rifiuto di rinunciare alla speranza di pace. I miei amici mi sostengono non a causa di una lobby, ma perché vedono la verità – io sono il cuore del Medio Oriente, e la speranza per il suo futuro. 
Il mio profeta disse, "Nessuna nazione alzerà più la spada contro un altro popolo", e cercherò, e tenterò fino a quando queste parole non si avvereranno...
Perché io sono Israele.

(anonimo)



"Ascolta, Israele: il Signore nostro Dio, è l’unico Signore.
Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore,
con tutta l'anima e con tutte le forze.
Queste parole che io oggi ti ho detto
restino impresse nel tuo cuore.
Tu le ripeterai ai tuoi figli;
gliele dirai sia stando seduto nella tua casa
che camminando per la strada,
sia coricato che in piedi.
Le attaccherai alla tua come un segno,
sulla tua fronte come un pendaglio;
le scriverai sugli scriverai sugli stipiti
della tua casa e sulle tue porte."

Deuteronomio 6:4-9



"Anche il diavolo vedendo quell'orrore fuggi' impaurito.
Urlalo al mondo, sussurralo al vento,
Raccontalo ai tuoi figli ed ai figli dei tuoi figli.
Che tutti sappiano, che nessuno dimentichi
״



Buona vigilia di Pesach!! :-)









sabato 27 maggio 2017

La rosa e la rana

C’era una volta una rosa rossa molto bella. 
Quanto le faceva piacere sapere di essere la rosa più bella del giardino! Tuttavia, si rendeva conto che la gente la guardava sempre e solo da lontano.
Un giorno si accorse che, accanto a lei, c’era sempre un rospo grande e scuro ed era per questo che nessuno si avvicinava per guardarla più da vicino. Indignata da ciò che aveva scoperto, ordinò al rospo di andarsene subito. 
Il rospo, molto ubbidiente, disse: “Va bene, se è ciò che vuoi”.
Un bel giorno, il rospo passò per il luogo dove stava la rosa e si sorprese nel vederla del tutto appassita, senza foglie e senza petali. 
Allora le disse: “Ti vedo proprio male. Cosa ti è successo?”. 
La rosa rispose: “Da quando te ne sei andato, le formiche hanno iniziato a mangiarmi, giorno dopo giorno, e non posso più tornare a essere bella come prima…”. Il rospo le rispose, semplicemente: “Ovvio, quando c’ero io, mangiavo le formiche e per questo sei sempre stata la più bella del giardino”.

La morale:

Spesso disprezziamo gli altri perché pensiamo di essere meglio di loro, più belli o semplicemente crediamo che non ci “servano a niente”. 
Tutti abbiamo qualcosa di speciale da fare, qualcosa da imparare dagli altri o qualcosa da insegnare e nessuno deve disprezzare nessun altro. 
Forse, quel qualcuno rappresenta per noi un beneficio e noi non lo sappiamo nemmeno.



Quelli che hanno ricevuto la libertà mettono a disposizione di Dio tutti i loro beni, dando gioiosamente e generosamente i beni più piccoli perché hanno la speranza dei beni più grandi, come la vedova povera che getta tutta la sua sostanza nel tesoro di Dio.

- Sant'Ireneo - 



Buona giornata a tutti. :-)






venerdì 26 maggio 2017

tratto dal racconto: "Io e il fantasma di Alekos" - Oriana Fallaci

Era morto l'uomo che amavo e m'ero messa a scrivere un romanzo che desse senso alla tragedia. 
Per scriverlo m'ero esiliata in una stanza al primo piano della mia casa in Toscana ed era stato come infilarsi in un tunnel di cui non si intravede la fine, uno spiraglio di luce. 
La stanza era in realtà un corridoio brevissimo, arredato con alcuni scaffali di libri, un tavolino, una sedia, e male illuminato da una mezza finestra che s'apriva su un campo di ulivi. 
Al bordo del campo e proprio sotto la mezza finestra, un pero su cui mi cadeva lo sguardo quando alzavo gli occhi in cerca di sole. 
Non uscivo di casa neanche per recarmi in giardino o alla piscina, non comunicavo nemmeno con le persone della mia famiglia. 
All'alba mi alzavo, sedevo al tavolino, ci restavo fino a notte inoltrata ammucchiando fogli scritti che a volte approvavo e a volte gettavo. 
Tutt'al più mi interrompevo per andare giù da mia madre che si estingueva come una candela in un letto, divorata da un invisibile mostro che con identici passi, identici gesti, scendevo le scale che portano al piano terreno, attraversavo il salone col grande orologio che ogni sessanta minuti suonava col rintocco della Westminster bell, ed entravo nella camera dove lei giaceva con adirata rassegnazione: il bel volto sempre più smunto, le belle mani sempre più affilate. «Come stai?» «Male». Parlavamo poco, quasi avessimo paura di dirci quel che pensavamo: «Ora te ne vai anche tu» , «Ora me ne vado anch'io». 
Le pause che trascorrevo con lei erano un susseguirsi di movimenti che rubavo all'infermiera e che avevano l'unico scopo di mascherare il nostro silenzio: sollevarla in una posizione meno scomoda, aggiustarle i guanciali, controllare le bombole dell'ossigeno grazie a cui respirava. 
Esaurito il cerimoniale, lei bisbigliava una frase: quasi sempre la stessa. «Diventerai cieca su quel libro». Io rispondevo scherzosa che mi sarei messa gli occhiali, posavo un timido bacio sulla fronte d'avorio, riattraversavo il salone, risalivo le scale, e tornavo al mio esilio privo di rapporti col mondo. [...] 
Una sera di gelo scesi a controllare le bombole dell'ossigeno, aggiustarle i guanciali, sollevarla in una posizione meno scomoda, e quando lei mosse le labbra non uscì alcun suono: l'invisibile mostro era salito fino alle corde vocali. 
Terrorizzata le suggerii la frase diventerai-cieca-su-quel-libro. 
Scosse la testa per rispondere no.
(...)

- Oriana Fallaci - 
tratto dal racconto: "Io e il fantasma di Alekos"



Puoi vivere con un tale per vent'anni e considerarlo un estraneo. 
Puoi passare con un altro venti minuti e portartelo dentro tutta la vita.


- Oriana Fallaci -




Il dolore è sordo, il dolore è muto.
Il dolore è sordomuto.
Sordo perché ascolta solo se stesso,
muto perché non ci sono parole che possano parlarne.

- A. G. Pinketts - 





giovedì 25 maggio 2017

Fontana vivace di speranza – don Luigi Giussani

Maria, fra tutte le genti dell’universo
sei una sorgente permanente della speranza.
“Tu sei di speranza fontana vivace”:
la speranza è l’unica stazione
in cui il grande treno dell’Eterno
si ferma un istante.

Senza speranza, infatti,
non esiste possibilità di vita.

La vita dell’uomo è la speranza.

Maria, dentro i padiglioni dell’universo,
sei la sorgente di acqua che si sente,
che va giorno e notte.

Maria, che la gioia,
sebbene duri qualche istante,
sia l’emergenza
della verità di tutta la vita.

Aiutaci tu, che sei stata fatta
Madre del tuo Figlio!

Noi, figli tuoi,
vogliamo seguire te e rinascere
al sapore del tuo profumo e del tuo volto.

- don Luigi Giussani - 

Fonte: “Maria e la Chiesa. Meditazioni e preghiere per un mese mariano” a cura di L. Guglielmoni, F. Negri, Ed.
Paoline 2005


Maria è chiamata la «piena di grazia» (Lc 1,28) e con questa sua identità ci ricorda il primato di Dio nella nostra vita e nella storia del mondo, ci ricorda che la potenza d’amore di Dio è più forte del male, può colmare i vuoti che l’egoismo provoca nella storia delle persone, delle famiglie, delle nazioni e del mondo. 

- papa Benedetto XVI - 

Discorso 8 dicembre 2012


Salve, Regina, madre di misericordia;
vita, dolcezza e speranza nostra, salve.
A Te ricorriamo, esuli figli di Eva;
a Te sospiriamo, gementi e piangenti
in questa valle di lacrime.
Orsù dunque, avvocata nostra,
rivolgi a noi gli occhi
tuoi misericordiosi.
E mostraci, dopo questo esilio, Gesù,
il frutto benedetto del tuo Seno.
O clemente, o pia,

O dolce Vergine Maria.



Buona giornata a tutti. :-)





mercoledì 24 maggio 2017

La sete del cuore

Un uomo si era perso, in un territorio pietroso, e arido!
Il sole dardeggiava implacabile, e rendeva tutto rovente...
L'uomo era allo stremo delle forze!
Poco prima di crollare, vide una casupola, abbandonata...
Si trascinò, fin là, penosamente!
Davanti alla casa, c'era un abbeveratoio malandato, con una pompa a mano.
Si buttò sulla maniglia, e cominciò ad agitarla, come un pazzo.
La pompa cigolava, ma non ne uscì una sola goccia d'acqua...
All'ombra della pompa, l'uomo notò una brocca di vetro, accuratamente chiusa, con un tappo di sughero, e un biglietto infilzato, sul tappo!
La brocca era piena d'acqua...
Con le mani tremanti, l'uomo si portò il biglietto, vicino agli occhi, bruciati dal sole, e lesse: «Amico: se vuoi, che la pompa funzioni, devi prima riempirla, con tutta l'acqua, della brocca...
Alla fine, prima di andartene, ricordati di riempire, di nuovo, d'acqua, la brocca!».
Pensieri contrastanti, dilaniarono l'uomo...
Stava morendo, di sete: doveva proprio sprecare, tutta quell'acqua, e buttarla, nella pompa?
Era così arrugginita!
E, se non avesse funzionato?
Se avesse bevuto l'acqua della brocca, si sarebbe salvato, ma, in questo caso, chi fosse arrivato, dopo di lui, non avrebbe avuto alcuna speranza di salvezza!
Che cosa, doveva fare?
Salvarsi, o rischiare, per dare, anche ad altri, la possibilità di sopravvivere?
Una voce interiore, gli suggerì di rischiare!
Versò, di colpo, l'acqua, della brocca, nella pompa e, poi, si attaccò, disperatamente, alla leva, manovrando, con tutte le forze, che gli rimanevano...
La pompa tossicchiò, un paio di volte, ma, poi, dopo uno sternuto, cominciò a buttare acqua, fresca, e pulita!
«Grazie, grazie!», mormorava l'uomo, dissetandosi, e facendosi scorrere l'acqua addosso.
Prima di ripartire, riempì, accuratamente, la brocca, e la tappò...
Poi, aggiunse una riga, al biglietto:
«Credici, amico: funziona!
Dai tutto, alla pompa: te ne restituirà, in abbondanza!».


«Date, e vi sarà dato;

una buona misura, pigiata, scossa, e traboccante,

vi sarà versata nel grembo,

perché, con la misura, con cui misurate,

sarà misurato, a voi, in cambio!»

("Vangelo di Luca 6,38").




Già l'ombra della notte si dilegua,
un'alba nuova sorge all'orizzonte:
con il cuore e la mente salutiamo
il Dio di gloria.


O Padre santo, fonte d'ogni bene,
effondi la rugiada del tuo amore
sulla Chiesa raccolta dal tuo Figlio
nel Santo Spirito. Amen.



Buona giornata a tutti. :-)