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mercoledì 18 aprile 2018

Una forma di dipendenza: La stupidità - Dietrich Bonhoeffer

Il nemico del bene
Per il bene la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità. 
Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile opporsi con la forza; il male porta sempre con sé il germe dell’autodissoluzione, perché dietro di sé nell’uomo lascia almeno un senso di malessere.
Ma contro la stupidità non abbiamo difese. 
Qui non si può ottenere nulla, né con proteste, né con la forza; le motivazioni non servono a niente. Ai fatti che sono in contraddizione con i pregiudizi personali semplicemente non si deve credere - in questi casi lo stupido diventa addirittura scettico - e quando sia impossibile sfuggire ad essi, possono essere messi semplicemente da parte come casi irrilevanti. 
Nel far questo lo stupido, a differenza del malvagio, si sente completamente soddisfatto di sé; anzi, diventa addirittura pericoloso, perché con facilità passa rabbiosamente all’attacco. Perciò è necessario essere più guardinghi nei confronti dello stupido che del malvagio. 
Non tenteremo mai più di persuadere lo stupido: è una cosa senza senso e pericolosa.



Stupidità e potere
Se vogliamo trovare il modo di spuntarla con la stupidità, dobbiamo cercare di conoscerne l’essenza. Una cosa è certa, che si tratta essenzialmente di
un difetto che interessa non l’intelletto, ma l’umanità di una persona. 
Ci sono uomini straordinariamente elastici dal punto di vista intellettuale 
che sono stupidi, e uomini molto goffi intellettualmente che non lo sono affatto. Ci accorgiamo con stupore di questo in certe situazioni, nelle quali si ha l’impressione che la stupidità non sia un difetto congenito, ma piuttosto che in determinate situazioni gli uomini vengano resi stupidi, ovvero si lascino rendere tali. 
Ci è dato osservare, inoltre, che uomini indipendenti, che conducono vita solitaria, denunciano questo difetto più raramente di uomini o gruppi che inclinano o sono costretti a vivere in compagnia. 
Perciò la stupidità sembra essere un problema sociologico piuttosto che un problema psicologico.
E’ una forma particolare degli effetti che le circostanze storiche producono negli uomini; un fenomeno psicologico che si accompagna a determinati rapporti esterni.
Osservando meglio, si nota che qualsiasi ostentazione esteriore di potenza, politica o religiosa che sia, provoca l’istupidimento di una gran parte degli
uomini. 
Sembra anzi che si tratti di una legge socio-psicologica. 
La potenza dell’uno richiede la stupidità degli altri. Il processo secondo cui ciò avviene, non è tanto quello dell’atrofia o della perdita improvvisa di determinate facoltà umane - ad esempio quelle intellettuali - ma piuttosto quello per cui, sotto la schiacciante impressione prodotta dall’ostentazione di potenza, l’uomo viene derubato della sua indipendenza interiore e rinuncia così, più o meno consapevolmente, ad assumere un atteggiamento personale davanti alle situazioni che gli si presentano. 
Il fatto che lo stupido sia spesso testardo non deve ingannare sulla sua mancanza di indipendenza. Parlandogli ci si accorge addirittura che non si ha a che fare direttamente con lui, con lui personalmente, ma con slogan, motti, ecc. da cui egli è dominato. 
E’ ammaliato, accecato, vittima di un abuso e di un trattamento pervertito che coinvolge la sua stessa persona. 
Trasformatosi in uno strumento senza volontà, lo stupido sarà capace di qualsiasi malvagità, essendo contemporaneamente incapace di riconoscerla
come tale. 
Questo è il pericolo che una profanazione diabolica porta con sé. 
Ci sono uomini che potranno esserne rovinati per sempre.



Liberazione esteriore
Ma a questo punto è anche chiaro che la stupidità non potrà essere vinta impartendo degli insegnamenti, ma solo da un atto di liberazione. 
Ci si dovrà rassegnare al fatto che nella maggioranza dei casi un’autentica liberazione interiore è possibile solo dopo essere stata preceduta dalla liberazione esteriore; fino a quel momento, dovremo rinunciare ad ogni tentativo di convincere lo stupido.
In questo stato di cose sta anche la ragione per cui in simili circostanze inutilmente ci sforziamo di capire che cosa effettivamente pensi il "popolo",
e per cui questo interrogativo risulta contemporaneamente superfluo - sempre però solo in queste circostanze - per chi pensa e agisce in modo responsabile.
La Bibbia, affermando che il timore di Dio è l’inizio della sapienza (Salmo 111, 10), dice che la liberazione interiore dell’uomo alla vita responsabile
davanti a Dio è l’unica reale vittoria sulla stupidità. 
Del resto, siffatte riflessioni sulla stupidità comportano questo di consolante, che con esse viene assolutamente esclusa la possibilità di considerare la maggioranza degli uomini come stupida in ogni caso. 
Tutto dipenderà in realtà dall’atteggiamento di coloro che detengono il potere: se essi ripongono le loro aspettative più nella stupidità o più nell’autonomia interiore e nella intelligenza degli uomini.

- Dietrich Bonhoeffer -
da: "Resistenza e resa"



Buona giornata a tutti. :-)





sabato 3 febbraio 2018

L’Albero brontolone....

Aveva un tronco rugoso, dei rami un po’ rachitici che producevano delle mele piccole e aspre che nessuno voleva. Ma la cosa peggiore era il carattere. Albero non faceva che lamentarsi: il campo si sarebbe riempito di fango, le mucche e i conigli gli avrebbero rovinato la corteccia, l’erba alta gli avrebbe fatto il solletico e così via..

Siepe, che era cresciuta proprio accanto ad Albero, decise perciò di far qualcosa per impedire il continuo lamento di quel brontolone d’Albero.

Spiegò il problema al vecchio Corvo che disse: «Albero non è abbastanza impegnato, non ha una vera ragione di vita, ecco perché si lamenta sempre».

«Ma dove si trova questa ragione?».
«Di solito, proprio sotto il naso».
In estate, Siepe si riempì di verde e, come sempre, Caprifoglio le si attorcigliò alle foglie, adornandola con i suoi fiori profumati.
«Albero», chiese Siepe un bel giorno, «qual è la cosa più brutta della tua vita?».
Albero ci pensò un po’ e poi sussurrò con voce triste: «La cosa peggiore è che non piaccio a nessuno. La mia fioritura dura solo pochi giorni, le mie foglie non sono belle e le mie mele selvatiche hanno un sapore orribile».
«Ma a questo si può rimediare facilmente!», esclamò Siepe. «Potrei chiedere a Caprifoglio di crescere lungo il tuo tronco e sui tuoi rami, e così saresti ricoperto di fiori profumati e di foglie verdi per la maggior parte dell’anno. L’unica difficoltà è che… Caprifoglio non vuole: dice che ti lamenti troppo».
Albero rimase in silenzio. Poi disse: «Se io prometto di lamentarmi di meno, potresti convincerlo a crescere sopra di me?». «Certo», rispose Siepe.
Così, per un anno intero, Albero non si lamentò neppure una volta.
E un bel giorno della primavera seguente, Caprifoglio mise fuori un timido germoglio. Si attorcigliò al tronco di Albero e si intrecciò ai suoi rami, dischiuse i suoi fiori profumati gialli e rosa, e Albero divenne il più bello tra tutti gli alberi del campo. 
Da quel giorno non si lamentò più. Nemmeno una volta. Mai più. 
Un pomeriggio d’inverno, Corvo andò da Siepe. «Non ho più sentito Albero lamentarsi. Deve aver trovato una ragione di vita. Qual è?».  «Chiedilo a lui», rispose Siepe. 
Corvo volò da Albero e gli chiese che ragione di vita avesse trovato. «Non posso parlare ora, Corvo, devo proteggere Caprifoglio dal vento».
«Ma è tutto marrone e avvizzito, ora che è inverno».
«Ora è così» rispose Albero. «Ma si appoggia a me perché io lo protegga fino a primavera. E allora sboccerà di nuovo più folto e più bello dell’anno passato».
Il vecchio Corvo e Siepe furono molto contenti nel sentirlo parlare così. Albero aveva trovato la sua ragione di vita e non si sarebbe lamentato mai più..


Spesso siamo bravi solo a lamentarci di chi ci sta accanto e delle cose che non vanno.. Dimenticando il vero obiettivo.. Talvolta il cuore è presbite.. Tutti abbiamo una ragione di vita… proprio sotto il naso..



«L'inizio dell'amore per il prossimo sta nell'imparare ad ascoltare le sue ragioni». 

- Dietrich Bonhoeffer -



Ci sono momenti decisivi in cui si gioca tutta la nostra esistenza: è allora che bisogna essere pronti a perdere ogni cosa pur di assicurarsi ciò che conta veramente, la nostra partecipazione alla tua pienezza, al tuo Regno.
Nessun rimpianto, in quel frangente, per quello che si lascia, per quello che si deve necessariamente abbandonare, ma piuttosto la gioia di entrare in una condizione nuova, al di là di ogni nostro sogno e desiderio.
Ecco perché, Gesù, quello che appare come un gesto sconsiderato è, invece, segno di grande saggezza.
Che importa se occorre vendere tutti i propri averi pur di garantirsi il possesso di quel campo?
In esso c’è un tesoro inestimabile!
Che importa se si è obbligati a disfarsi di ogni proprietà pur di arrivare ad avere quella perla di valore smisurato?
La sua bellezza e il suo valore ci ricompensano di tutto quello che si è sacrificato!
Pur di entrare nel tuo Regno, Gesù, pur di condividere la tua gioia, io sono pronto a disfarmi di ogni cosa.

- Dietrich Bonhoeffer -


Buona giornata a tutti. :-)





giovedì 14 dicembre 2017

Avvento significa saper attendere - Dietrich Bonhoeffer

Festeggiare l'Avvento significa saper attendere: attendere è un'arte che il nostro tempo impaziente ha dimenticato. 
Esso vuole staccare il frutto maturo non appena germoglia; ma gli occhi ingordi vengono soltanto illusi, perché un frutto apparentemente così prezioso è dentro ancora verde, e mani prive di rispetto gettano via senza gratitudine ciò che li ha delusi. 
Chi non conosce la beatitudine acerba dell'attendere, cioè il mancare di qualcosa nella speranza, non potrà mai gustare la benedizione intera dell'adempimento. 
Chi non conosce la necessità di lottare con le domande più profonde della vita, della sua vita e nell’attesa non tiene aperti gli occhi con desiderio finché la verità non gli si rivela, costui non può figurarsi nulla della magnificenza di questo momento in cui risplenderà la chiarezza; e chi vuole ambire all’amicizia e all’amore di altro, senza attendere che la sua anima si apra all’altra fino ad averne accesso, a costui rimarrà eternamente nascosta la profonda benedizione di una vita che si svolge tra due anime. 
Nel mondo dobbiamo attendere le cose più grandi, più profonde, più delicate, e questo non avviene in modo tempestoso, ma secondo la legge divina della germinazione, della crescita e dello sviluppo. 
Comprendete l’ora della tempesta e del naufragio, è l’ora della inaudita prossimità di Dio, non della sua lontananza. 
Là dove tutte le altre sicurezze si infrangono e crollano e tutti i puntelli che reggevano la nostra esistenza sono rovinati uno dopo altro, là dove abbiamo dovuto imparare a rinunciare, proprio là si realizza questa prossimità di Dio, perché Dio sta per intervenire, vuol essere per noi sostegno e certezza. 
Egli distrugge, lascia che abbia luogo il naufragio, nel destino e nella colpa; ma in ogni naufragio ci ributta su di Lui. 
Questo ci vuole mostrare: quando tu lasci andare tutto, quando perdi e abbandoni ogni tua sicurezza, ecco, allora sei libero per Dio e totalmente sicuro in Lui. 
Che solo ci sia dato di comprendere con retto discernimento le tempeste della tribolazione e della tentazione, le tempeste d’alto mare della nostra vita! 
In esse Dio è vicino, non lontano, il nostro Dio è in croce. 
La croce è il segno in cui la falsa sicurezza viene sotto posta a giudizio e viene ristabilita la fede in Dio.

- Dietrich Bonhoeffer - 
da: "Voglio vivere questi giorni con voi", a cura di M. Weber, Editrice Queriniana, Brescia 2007, p. 37



E allora la nostra scelta di fede sarà non quella di piangere sulle catastrofi ma quella di allearci con le cose nuove in cui traluce l’adempimento della Promessa di Dio. […] perché Egli è Colui che viene. 
Il giorno del Signore viene, non appartiene al nostro calendario passato, è una dimensione del futuro che irrompe, appunto è un adventus, è qualcosa che viene verso di noi. 
Allora la fede consiste nel discernimento di questo processo antitetico al successo della catastrofe che è processo di vita. 
Consiste nell’allearsi ai nuovi segni di vita. 

- Padre Ernesto Balducci -da: "Il mandorlo e il fuoco", Borla Edizioni


All’umanità che non ha più tempo per lui, Dio offre altro tempo, un nuovo spazio per rientrare in se stessa, per rimettersi in cammino, per ritrovare il senso della speranza … 
Sì, Dio ci ama e proprio per questo attende che noi torniamo a Lui, che apriamo il cuore al suo amore, che mettiamo la nostra mano nella sua e ci ricordiamo di essere suoi figli.

papa Benedetto XVI - 
dalla "Omelia del 01 dicembre 2007"


Buona giornata a tutti. :-)





domenica 5 novembre 2017

Il primo servizio: ascoltare l’altro - Dietrich Bonhoeffer

Il primo servizio che si deve agli altri nella comunione, consiste nel prestar loro ascolto. 
L’amore per Dio comincia con l’ascolto della sua parola, e analogamente l’amore per il fratello comincia con l’imparare ad ascoltarlo. 
L’amore di Dio agisce in noi, non limitandosi a darci la sua Parola, ma prestandoci anche ascolto. 
Allo stesso modo l’opera di Dio si riproduce nel nostro imparare a prestare ascolto al nostro fratello. 
I cristiani, soprattutto quelli impegnati nella predicazione, molto spesso pensano di dover “offrire” qualcosa agli altri con cui si incontrano, e ritengono che questo sia il loro unico compito. 
Dimenticano che l’ascoltare potrebbe essere un servizio più importante del parlare. 
Molti cercano un orecchio disposto ad ascoltarli, e non lo trovano fra i cristiani, che parlano sempre, anche quando sarebbe il caso di ascoltare. 
Ma chi non sa più ascoltare il fratello, prima o poi non sarà più nemmeno capace di ascoltare Dio, e anche al cospetto di Dio non farà che parlare.
Qui comincia la morte della vita spirituale, e alla fine non rimane che futile chiacchiericcio religioso, quella degnazione pretesca, che soffoca tutto il resto sotto un cumulo di parole devote. 
Chi non sa ascoltare a lungo e con pazienza, non sarà neppure capace di rivolgere veramente all’altro il proprio discorso, e alla fine non si accorgerà più nemmeno di lui. 
Chi pensa che il proprio tempo sia troppo prezioso perché sia speso nell’ascolto degli altri, non avrà mai tempo per Dio e per il fratello, ma lo riserverà solo a se stesso, per le proprie parole e i propri progetti ...
C’è anche un modo di ascoltare distrattamente, nella convinzione di sapere già ciò che l’altro vuole dire. 
È un modo di ascoltare impaziente, disattento, che disprezza il fratello e aspetta solo il momento di prendere la parola per liberarsi di lui. questo non è certo il modo di adempiere al nostro incarico, e anche qui il nostro modo di riferirci al fratelli rispecchia il modo di riferirci a Dio 

- Dietrich Bonhoeffer -
Vita comune, Queriniana, Brescia 2003, pp. 75-76)





Questo è un mondo senza misura e senza gloria, perché si è perso il dono e l'uso della contemplazione... civiltà del frastuono. 
Tempo senza preghiera. 
Senza silenzio e quindi senza ascolto... 
E il diluvio delle nostre parole soffoca l'appassionato suono della sua Parola.

- Padre David Maria Turoldo -



Quale meravigliosa "seduzione" emanava la persona di Gesù, che trascinava dietro di sé folle che dimenticavano persino di mangiare per essere accanto a lui ed ascoltare la sua parola! 
Quale desiderio irresistibile di avvicinarsi alla fonte della Vita per soddisfare le ansie più profonde del cuore umano! 
Che sensibilità ed umanità quelle di Gesù, al quale la predicazione del Regno di Dio non fa dimenticare il bisogno del sostentamento giornaliero di coloro che lo seguono!

- san Giovanni Paolo II, papa - 
Omelia, 7 maggio 1990, Città del Messico


Buona giornata di ascolto a tutti. :-)







giovedì 2 novembre 2017

Io non so né il giorno né l'ora - Philippe Warnier

Io non so né il giorno,
né l'ora, né il modo,
ma ho la fede nella tua promessa.
Morti al peccato
grazie al dono della tua vita,
noi risusciteremo dai morti,
rivedremo coloro che abbiamo amato,
con loro vivremo della tua vita divina.
Oggi siamo già riuniti
nella comunione dei Santi.
Signore, ti preghiamo per i morti:
accoglili nel tuo amore.
Ti preghiamo per i viventi:
fa' che camminino verso la tua luce.

- Philippe Warnier -

Truppe Karl - Partita a scacchi con la morte

Sulla morte

Il momento in cui l'uomo raggiunge la sua "povertà" assoluta è quello della sua morte. 
Allora tutto in lui si "spoglia": cessano tutte le sue "capacità": di intelligenza, di volontà, di amore, di vita fisica. 
E' steso nell'impotenza assoluta... Ed è proprio in questa posizione che adora il suo creatore - il nulla che adora il suo tutto - e che si "restituisce" a Lui, sperando solo nella sua misericordia. 
Vivere in questo spirito nelle quotidiane "spogliazioni" che la vita comporta - che sono pur sempre causa di tristezza e di sofferenza -; sforzarsi con l'aiuto di Dio di accettare con serenità di non poter più fare o avere quello che ieri ci esaltava, accettare in una parola di "morire a poco a poco", perché invecchiare è perdere ogni giorno qualcosa; tutto questo è occasione che la Grazia ci offre di "convertire" la sofferenza e la nostalgia in beatitudine; è prepararci ad essere "poveri di spirito e di cuore", unica condizione per entrare nel Regno dei cieli.

- Giacomino Piana -



Sulla morte

Non c'è nulla che possa sostituire l'assenza di una persona a noi cara.
Non c'è alcun tentativo da fare, bisogna semplicemente tenere duro e sopportare.
Ciò può sembrare a prima vista molto difficile, ma è al tempo stesso una grande consolazione, perché finché il vuoto resta aperto si rimane legati l'un l'altro per suo mezzo.
E' falso dire che Dio riempie il vuoto; Egli non lo riempie affatto, ma lo tiene espressamente aperto, aiutandoci in tal modo a conservare la nostra antica reciproca comunione, sia pure nel dolore.
Ma la gratitudine trasforma il tormento del ricordo in una gioia silenziosa.
I bei tempi passati si portano in sé non come una spina, ma come un dono prezioso.
Bisogna evitare di avvoltolarsi nei ricordi, di consegnarci ad essi; così come non si resta a contemplare di continuo un dono prezioso, ma lo si osserva in momenti particolari e per il resto lo si conserva come un tesoro nascosto di cui si ha la certezza.
Allora sì che dal passato emanano una gioia e una forza durevoli.

- Dietrich Bonhoeffer –
Da: Resistenza e resa


Gaetano Previati, Notturno, 1908


Signore, aiutami a capire
che non devo continuare
a piangere coloro che vivono presso di te.
Essi hanno già ciò a cui aspiro,
vedono e toccano
ciò che per me è pura speranza.
Sono immersi in quell'Amore
nel quale desidero perdermi.
Sono vivi nella bellezza
che non svanisce più,
immersi nella gioia
che nessun male offusca.
Fa', Signore, che i miei cari
mi conducano a te;
mi mandino scintille e lucciole
per guidarmi verso il regno di luce.
Rivestita di luce, ombra del Divino,
inondata di gioia, riflesso del tuo Amore,
per tutta l'eternità proclamerò
con loro la tua Misericordia.


- Don Valentino Salvoldi -

da: Non si muore, si nasce due volte. L’ora della nostra nascita, Edizioni Messaggero, 2007


Pieter Bruegel - Trionfo della morte


Buona giornata a tutti. :-)






martedì 17 gennaio 2017

Il Tempo - Dietrich Bonhoeffer

Essendo il tempo
il bene più prezioso che ci sia dato,
perché il meno recuperabile,
ogni volta che
ci voltiamo indietro a guardare
ci rende inquieti l'idea del tempo
eventualmente perduto.
Perduto sarebbe il tempo
in cui non avessimo vissuto da uomini,
non avessimo fatto esperienze,
imparato, operato, goduto e sofferto.
Tempo perduto è

il tempo non riempito, vuoto.
La Parola di Dio reclama il mio tempo.
Dio stesso è entrato nel tempo,
e vuole che io gli dia il mio tempo.
Essere cristiani

non è questione di un attimo

ma richiede tempo.

- Dietrich Bonhoeffer -




Se non troviamo il coraggio di ritrovare un autentico senso per le distanze umane e quindi la forza di lottare personalmente per esse, ci perdiamo nell’anarchia dei valori umani. 
La sfacciataggine la cui origine è la mancanza di rispetto delle distanze umane, è la caratteristica della gente volgare. 
L’insicurezza interiore, il mercanteggiare e il mendicare per la benevolenza degli sfacciati, cioè l’adeguarsi alle persone volgari può portare soltanto alla propria ‘volgarizzazione’. 
Quando si dimentica ciò che si deve a se stessi e ciò che si deve agli altri, quando la sensibilità per le qualità umane e la capacità di tenere le distanze si spegne, il caos è vicino. Laddove nel nome della comodità materiale si accetta di farsi sfiorare dalla sfacciataggine, permettendo al caos di rompere l’argine, si è ormai rinunciato a se stessi e quindi si è diventati colpevoli nei confronti di tutta la comunità. 
In altre epoche è stato il compito del cristianesimo testimoniare l’uguaglianza degli uomini; il compito del cristianesimo oggi è quello di difendere appassionatamente il rispetto per le distanze umane e lottare per le qualità umane. 
E’ necessario mettere in conto il fraintendimento dell’egoismo e il sospetto che questo atteggiamento sia dovuto a uno spirito asociale. Questi sono sempre gli stessi rimproveri delle persone volgari contro l’ordine. Chi cede su questo punto, non comprende di che cosa si tratta e, probabilmente, i rimproveri sono giustificati. 
Tutte le classi sociali sono entrate in un processo di volgarizzazione, al contempo però assistiamo alla nascita di una nuova nobiltà dello spirito che unisce una cerchia di uomini provenienti da tutte le classi sociali.

Questa nobiltà sorge dal sacrificio e si manifesta tramite il coraggio e la consapevolezza di ciò che si deve a se stessi e agli altri. La sua condicio sine qua non è il rispetto che un individuo prova per se stesso e per chi sta sopra e sotto di lui. E necessario quindi ritrovare momenti di qualità e stabilire un ordine sulla base della qualità. La qualità è il più grande nemico di ogni forma di massificazione. A livello sociale significa la rinuncia ad ogni forma di carrierismo e protagonismo, lo sguardo libero, sia in alto, sia in basso, innanzitutto riguardo alla scelta dei propri amici intimi, la gioia della vita nascosta e il coraggio della vita pubblica. 
Culturalmente la ricerca della qualità si esprime nel ritorno dalla radio e dal giornale al libro, dalla frenesia al silenzio e alla calma, dalla dispersione al raccoglimento, dall’esteriorità all’interiorità, dal virtuosismo all’arte, dallo snobismo alla modestia, dalla smisuratezza alla misura. Le quantità sono in concorrenza l’una con l’altra, le qualità si integrano.


- Dietrich Bonhoeffer -
Da:  “Resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere.”
Traduzione di 
Stefanie Golisch





Facciamo silenzio,
prima di ascoltare

la Parola,
perché i nostri pensieri
sono già rivolti verso

la Parola.

Facciamo silenzio,
dopo l'ascolto
della Parola,
perché questa ci parli ancora,
vivi e dimori in noi.

Facciamo silenzio
la mattina presto,
perché Dio deve avere la prima parola.

Facciamo silenzio
prima di coricarci,
perché l'ultima Parola
appartenga a Dio.

Facciamo silenzio
solo per amore della Parola.



- Dietrich Bonhoeffer -



Buona giornata a tutti. :-)

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lunedì 14 dicembre 2015

Un Dio bambino che si fa coprire di baci - Jean Paul Sartre

La Vergine è pallida e guarda il bambino. 
Bisognerebbe dipingere sul suo viso, quella meraviglia ansiosa che non è apparsa che una sola volta su un volto umano. 
Perché il Cristo è il suo figlio, la carne della sua carne e frutto del suo ventre. Lo ha portato nove mesi in se stessa e gli darà il seno e il suo latte diverrà il sangue di Dio. In alcuni momenti la tentazione è così forte che dimentica che è il figlio di Dio.
Lo stringe nelle sue braccia e gli sussurra "Piccolo mio". Ma in altri momenti rimane interdetta e pensa: Dio è là, e viene presa da uno sgomento religioso per questo Dio muto, per questo bambino che in un certo senso mette paura.
Tutte le madri sono un po' frastornate, per un attimo, davanti a questo frammento ribelle della loro carne che è il loro bambino, e si sentono esiliate davanti a questa nuova vita fatta della loro vita, abitata da pensieri estranei. Ma nessun bambino è stato strappato più crudelmente e rapidamente da sua madre, perché è Dio e supera in tutto, ciò che lei potrebbe immaginare. 
Ma penso che ci siano anche altri momenti, rapidi e sfuggenti, in cui lei sente che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che è Dio.
Lo guarda e pensa "Questo Dio è il mio bambino. Questa carne è la mia carne, è fatto di me, ha i miei occhi e la forma della sua bocca, è simile alla mia, mi assomiglia, è Dio e mi assomiglia".
Nessuna donna ha avuto dalla sorte il suo Dio per sé sola, un Dio piccolissimo da stringere tra le braccia e coprire di baci, un Dio tutto caldo che sorride e che respira, un Dio che si può toccare e che ride.
Ed è in quei momenti che dipingerei Maria se fossi un pittore.

Jean Paul Sartre, filosofo


Celebrare l’Avvento, significa saper attendere, e l’attendere è un’arte che, il nostro tempo impaziente, ha dimenticato. Il nostro tempo vorrebbe cogliere il frutto appena il germoglio è piantato; così, gli occhi avidi, sono ingannati in continuazione, perché il frutto, all’apparenza così bello, al suo interno è ancora aspro, e, mani impietose, gettano via, ciò che le ha deluse. 
Chi non conosce l’aspra beatitudine dell’attesa, che è mancanza di ciò che si spera, non sperimenterà mai, nella sua interezza, la benedizione dell’ adempimento.

- Dietrich Bonhoeffer - 


..."Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino". Dietro queste parole c'è tutta la storia di Israele...
"Lui" doveva regnare, Lui che è la verità e la giustizia, affinché la salvezza e il diritto diventassero realmente le uniche potenze imperanti tra gli uomini. A questa attesa intensificatasi lungo i secoli il Signore risponde dicendo: adesso è giunto il regno di Dio. Non è difficile comprendere la speranza che doveva necessariamente scaturire da simili parole. Ma altrettanto comprensibile è anche la delusione che ci assale, quando guardiamo indietro a quanto è accaduto. 
La teologia cristiana, non appena si trovò di fronte a questa discrepanza fra attesa ed adempimento, fece nel corso del tempo del regno di Dio un regno dei cieli collocato nell'aldilà; la salvezza degli uomini divenne una salvezza delle anime, che si verifica di nuovo nell'aldilà, dopo la morte. Con ciò però essa non rispose. La grandezza del messaggio sta, infatti, precisamente nel fatto che il Signore non ha parlato semplicemente dell'aldilà e delle anime, bensì nel fatto che si è rivolto al corpo, a tutto l'uomo nella sua corporeità e nel suo inserimento nella storia e nella comunità; nel fatto che ha promesso il regno di Dio all'uomo vivente corporalmente con altri uomini in questa storia...


Joseph Ratzinger  - da "Tempo di Avvento" –


Buona giornata a tutti. :-)