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giovedì 26 aprile 2018

Chi sei tu e altre poesie - Rabindranath Tagore

Chi sei tu, lettore che leggi
le mie parole tra un centinaio d’anni?
Non posso inviarti un solo fiore
della ricchezza di questa primavera,
una sola striatura d’oro
delle nubi lontane.
Apri le porte e guardati intorno.
Dal tuo giardino in fiore cogli
i ricordi fragranti dei fiori svaniti
un centinaio d’anno fa.
Nella gioia del tuo cuore possa tu sentire
la gioia vivente che cantò
in un mattino di primavera,
mandando la sua voce lieta
attraverso un centinaio d’anni. 

- Rabindranath Tagore -



 Comprenderò

Mi fermerò,
senza dubbio stupito,
se mai ci ritroveremo
in una vita futura,
nel cammino e alla luce
d’un altro mondo
lontano.
Capirò che i tuoi occhi,
simili alle stelle dell’alba,
sono appartenuti
a questo cielo notturno,
e dimenticato,
d’una vita passata.
Sì, comprenderò
che la magia del tuo viso
è pronta ancora
al balenare appassionato
del mio sguardo in un
incontro immemorabile,
e che al mio amore
tu devi un mistero
di cui non conosci
più l’origine.

- Rabindranath Tagore -



Se il giorno è finito
se gli uccelli non cantano più
se il vento ormai stanco è cessato
stendi su di me
il velo dell'oscurità più fitta
come hai avvolto la terra
nella coltre del sonno
e al tramonto teneramente hai chiuso i petali
dei fiori appassiti del loto.
Prima che il suo viaggio finisca
libera dalla vergogna e dalla povertà
il viandante che ha la bisaccia vuota,
le vesti lacere e polverose
e ogni energia esaurita.
Rinnova la sua vita come un fiore
sotto il mantello della tua dolce notte.

- Rabindranath Tagore -


Buona giornata a tutti. :-)







domenica 30 aprile 2017

Voi siete un miracolo - Leo Buscaglia

Abbiamo paura di vivere la vita, e perciò non facciamo esperienze, non vediamo. 
Non sentiamo. Non rischiamo! 
Non prendiamo a cuore nulla! 
Non viviamo... perché la vita significa essere coinvolti attivamente. 
Vivere significa sporcarvi le mani. 
Vivere significa buttarvi con coraggio. 
Vivere significa cadere e sbattere il muso. 
Vivere significa andare al di là di voi stessi... tra le stelle!
Ma dovete decidere voi, per voi stessi. "Cosa significa per me la vita?" Sono convinto che se ogni giorno dedicassimo a pensare alla vita e a vivere e ad amare lo stesso tempo... no, un quarto del tempo che dedichiamo a preparare i pasti, saremmo incredibili!
Ma la vita ha un modo meraviglioso per risolvere questo problema. 
Per me è sempre affascinante perché, quando la vita non viene vissuta, esplode in noi. E' come cercare di bloccare il coperchio di una pentola che bolle. Succederà qualcosa, ne sono convinto. 
Finirete per piombare nella paura, nella sofferenza, nella solitudine, nella paranoia o nell'apatia. Tutti segni del fatto che non state vivendo! 
Quindi, se avvertite uno di questi sintomi, rimboccatevi le maniche e dite: "Ora devo vivere". Nell'attimo in cui incominciate a lasciarvi coinvolgere nella vita, il vapore fuoriesce, e siete salvi. 
Non è facile: ma la vita ci fa sapere che deve essere vissuta. Meraviglioso!
Perché c'è la morte? Io non so perché c'è la morte. Perché c'è la sofferenza? Vorrei che non ci fosse, ma non so perché c'è. Se passassi la vita a cercare le risposte a questi interrogativi, non vivrei mai.
Però a quelli che vengono da me dico che so qualcosa della vita. 
C'è una cosa chiamata gioia, perché io l'ho provata. 
E c'è una cosa chiamata follia meravigliosa, perché l'ho vissuta. 
E so che c'è una cosa chiamata amore perché ho amato. 
E so che c'è una cosa chiamata estasi perché ho conosciuto l'estasi. 
E so anche - perché ho conosciuto gente che ne ha fatto l'esperienza - che c'è una cosa chiamata rapimento. Oh, mi piace questa parola, "rapimento"! Cercate il rapimento! Mi rifiuto di morire fino a quando non avrò imparato che cos'è!
Perché uno si comporti così, bisogna che faccia molte scelte. Una delle più importanti è "scegliere se stesso".
Scegliete voi stessi.
Finitela di odiarvi. Finitela di buttarvi giù. Abbracciatevi e dite: "Sai, va bene così! Starai perdendo i capelli, ma sei tutto ciò che ho!".
Quando vi riconciliate con le vostre debolezze, ce l'avete fatta! Non sono enormi, sono soltanto una piccola parte di voi.

Dovete scegliere voi stessi. Sono sicuro che coloro che si tolgono la vita, che non vivono, sono soprattutto coloro che non hanno rispetto per se stessi. 
Non so quando è stata l'ultima volta che qualcuno ha detto questo, ma voglio sottolinearlo: Voi siete un miracolo.

- Leo Buscaglia - 
da: "Vivere amare capirsi"



Molti di noi cercano se stessi qui, alla luce. Non troverete quello che cercate. Dovete mettervi carponi dentro, dove qualche volta c'è un buio spaventoso, e scoprire cose meravigliose su voi stessi.

- Leo Buscaglia -



Abbiamo veramente dimenticato che cosa significa donare.
Io ti do amore perché ti amo, non perché mi aspetto che tu ricambi il mio amore.
Se io do aspettandomi qualcosa in cambio, sarò sicuramente infelice.
Quando dite “Buongiorno” a qualcuno lo fate perché volete dirlo, non perché vi attendete in cambio qualcosa.
Se attendete qualcosa in cambio, e gli altri non dicono nulla, allora pensate “Lo sapevo, non dovevo dire buongiorno”.
A volte siamo arrivati a questo punto – dico buongiorno e qualcuno si volta e mi chiede “La conosco?”.
E io rispondo:”No, ma non sarebbe bello se ci conoscessimo?”.
Qualche volta dicono di no.
Ne hanno il diritto.
Ma io ho fatto quello che volevo.
Ho detto buongiorno.
E loro hanno fatto quello che volevano, hanno risposto oppure no.
Se non ci aspettiamo nulla, abbiamo tutto, dice il Buddha.
Amate perché volete amare.
Date perché volete dare.
I fiori sbocciano perché devono, non perché c’è qualcuno a cui piacciono!
Voi vivete e amate perché volete.
Perché dovete.


- Leo Buscaglia -
da: "Vivere amare capirsi"




Buona giornata a tutti. :-)




giovedì 10 novembre 2016

Sempre (Siempre) e altre poesie -  Gioconda Belli

Sempre questa sensazione di inquietudine
Di attesa d’altro.
Oggi sono le farfalle e domani sarà la
tristezza inspiegabile,
la noia o l’ansia sfrenata
di rassettare questa o quella stanza,
di cucire, andare qua e là a fare commissioni,
e intanto cerco di tappare l’Universo con un dito,
creare la mia felicità con
ingredienti da ricetta di cucina,
succhiandomi le dita di tanto in tanto,
di tanto in tanto sentendo che mai potrò essere sazia,
che sono un barile senza fondo,
sapendo che “non mi adeguerò mai”,
ma cercando assurdamente di adeguarmi
mentre il mio corpo e la mia mente si aprono,
si dilatano come pori infiniti
in cui si annida una donna che avrebbe
voluto essere
uccello, mare, stella,
ventre profondo che dà alla luce Universi
splendenti stelle nove…
e continuo a far scoppiare Palomitas nel cervello,
bianchi bioccoli di cotone,
raffiche di poesie che mi colpiscono
tutto il giorno e
mi fanno desiderare di gonfiarmi come un
pallone per contenere
il Mondo, la Natura, per assorbire tutto e stare
ovunque, vivendo mille e una vita differente…
Ma devo ricordarmi che sono qui e che
Continuerò
ad anelare, ad afferrare frammenti di chiarore,
a cucirmi un vestito di sole,
di luna, il vestito verde color del tempo
con il quale ho sognato di vivere
un giorno su Venere.


- Gioconda Belli - 
da “L’occhio della donna”


E Dio mi fece donna,
con capelli lunghi,
occhi,
naso e bocca di donna.
Con curve
e pieghe
e dolci avvallamenti
e mi ha scavato dentro,
mi ha reso fabbrica di esseri umani.
Ha intessuto delicatamente i miei nervi
e bilanciato con cura
il numero dei miei ormoni.
Ha composto il mio sangue
e lo ha iniettato in me
perché irrigasse tutto il mio corpo;
nacquero così le idee,
i sogni,
l’istinto
Tutto quel che ha creato soavemente
a colpi di mantice
e di trapano d’amore,
le mille e una cosa che mi fanno donna
ogni giorno
per cui mi alzo orgogliosa
tutte le mattine
e benedico il mio sesso.

- Gioconda Belli -





Dalla donna che sono,
mi succede, a volte,
di osservare, nelle altre, la donna che potevo essere;
donne garbate, laboriose, buone mogli,
esempio di virtù,
come mia madre
avrebbe voluto.
Non so perchè
tutta la vita
ho trascorso a
ribellarmi a loro.
Odio le loro minacce
sul mio corpo
la colpa che le loro vite
impeccabili,
per strano maleficio
mi ispirano;
mi ribello contro le loro buone azioni,
contro i pianti di nascosto
del marito,
del pudore della sua nudità
sotto la stirata e inamidata biancheria intima.
Queste donne,
tuttavia, mi guardano
dal fondo dei loro specchi;
alzano un dito accusatore
e, a volte, cedo al loro sguardo di biasimo
e vorrei guadagnarmi il consenso universale,
essere "la brava bambina", essere la "donna decente",
la Gioconda irreprensibile,
prendere dieci in condotta
dal partito, dallo Stato,
dagli amici,
dalla famiglia, dai figli
e da tutti gli esseri
che popolano abbondantemente
questo mondo.
In questa contraddizione inevitabile tra quel che doveva essere
e quel che è,
ho combattuto numerose
battaglie mortali,
battaglie a morsi, loro contro di me
- loro contro di me che sono me stessa -
con la psiche
dolorante,
scarmigliata,
trasgredendo progetti ancestrali, lacero le donne che vivono in me
che, fin dall'infanzia, mi guardano torvo
perchè non riesco nello stampo perfetto dei loro sogni,
perchè oso essere quella folle, inattendibile, tenera e vulnerabile
che si innamora come una triste puttana
di cause giuste,
di uomini belli,
e di parole giocose.
Perchè, adulta, ho osato vivere l'infanzia proibita
e ho fatto l'amore sulle scrivanie nelle ore d'ufficio,
ho rotto vincoli inviolabili
e ho osato godere
del corpo sano e sinuoso
di cui i geni di tutti i miei avi mi hanno dotata.
Non incolpo nessuno. Anzi li ringrazio dei doni.
Non mi pento di niente, come disse Edith Piaf:
ma nei pozzi scuri in cui sprofondo al mattino,
appena apro gli occhi,
sento le lacrime che premono,
nonostante la felicità che ho finalmente conquistato,
rompendo cappe e strati di roccia terziaria e quaternaria,
vedo le altre donne che sono in me,
sedute nel vestibolo
che mi guardano con occhi dolenti e mi sento in colpa per la mia felicità.
Assurde brave bambine mi circondano e danzano musiche infantili
contro di me;
contro questa donna fatta, piena,
la donna dal seno sodo
e i fianchi larghi,
che, per mia madre e contro di lei, mi piace essere.

- Gioconda Belli -



Buona giornata a tutti. :-)



domenica 10 luglio 2016

Amare, la preghiera dell'adolescente - Padre Michel Quoist

Signore, vorrei amare, ho bisogno d'amare.
Tutto il mio essere non è che desiderio:
il mio cuore, il mio corpo,
si protendono nella notte verso uno sconosciuto da amare.

Le mie braccia brancicano nell'aria verso uno sconosciuto da amare.
Sono solo mentre vorrei essere due.
Parlo e nessuno è presente ad ascoltarmi.
Vivo e nessuno coglie la mia vita.

Perché essere così ricco e non aver nessuno da arricchire?
Donde viene quest'amore? Dove va?
Vorrei amare, Signore,

ho bisogno d'amare.
Ecco stasera, Signore, tutto il mio amore inutilizzato.

Ascolta, Mio caro, fermati,
fai, in silenzio, un lungo pellegrinaggio fino in fondo al tuo cuore.

Cammina lungo il tuo amore nuovo,
così come si risale un ruscello per scoprirne la sorgente.
E al termine, laggiù in fondo, nell'infinito mistero della tua
anima turbata, Mi incontrerai,
perché io mi chiamo Amore piccolo,
ed Io non sono altro che Amore, da sempre,
E l'amore è in te. 

Io ti ho fatto per amare, per amare eternamente.
Ed il tuo amore sarà un altro te stesso.

Lei sta cercando;

Rassicurati, è già sulla tua strada,
In cammino da sempre,

sulla strada del Mio Amore.
Bisogna aspettare il suo passaggio,
lei si avvicina,

tu ti avvicini,
vi riconoscerete,
perché Io ho fatto il suo corpo per te,
ho creato il tuo per lei,

ho fatto il tuo cuore per lei, ho creato il suo per te,
e voi vi state ricercando nella notte,
nella mia notte che diventerà luce
se voi avrete fiducia in Me. 

Conservati per lei, piccolo mio,

come lei si conserva per te.
Io vi custodirò l'uno per l'altra,
e, giacché hai fame d'amore,
ho posto sul tuo cammino tutti i tuoi fratelli da amare.

Credimi, è un lungo tirocinio l'amore,
e non vi sono diverse specie di amore:
Amare, vuol sempre solo dire abbandonare se stessi
per darsi agli altri.....

Signore, aiutami a dimenticarmi per gli uomini miei fratelli,
perché dando me stesso impari ad amare.


(Padre Michel Quoist)

http://leggoerifletto.blogspot.com/2010/09/lamore-non-e-gia-fatto-si-fa.html


Foto by Pierpaolo Lo Monaco - Indonesia 2010
Vivere l'amore, significa talvolta incamminarsi lungo sentieri non segnalati.
E ci vuole molta fedeltà, lealtà ed umiltà per non smarrirsi ed impantanarsi. 

- Padre Michel Quoist -  
A cuore aperto


„Dì pure: non so. Non ne ho la forza. Non comprendo... 
E ti renderai utile all'altro poiché gli uomini hanno bisogno di interlocutori che riconoscano i loro limiti, per poter riconoscere i propri.
Sii te stesso. 
Gli altri hanno bisogno di te, tale quale il Signore ti ha voluto. 
Non hai il diritto di mascherarti, né di fingere, altrimenti defraudi il tuo prossimo. Di' a te stesso: io gli posso dare qualche cosa perché egli non ha mai incontrato nessuno identico a me, né mai lo incontrerà, perché io sono un esemplare unico uscito dalle mani di Dio.

- Padre Michel Quoist - 




Buona giornata a tutti. :-)

sabato 28 maggio 2016

L'amore non è già fatto, si fa - Padre Michel Quoist

Non è un vestito già confezionato,
ma stoffa da tagliare, preparare e cucire.

Non è un appartamento chiavi in mano,
ma una casa da concepire, costruire, conservare e, spesso, riparare.

Non è una vetta conquistata,
ma scalate appassionanti e cadute dolorose.

Non è un solido ancoraggio nel porto della felicità,
ma è un levar l'ancora, è un viaggio in pieno mare.

Non è un sì trionfale che si segna fra i sorrisi e gli applausi,
ma è una moltitudine di "sì" che punteggiano la vita,
tra una moltitudine di "no" che si cancellano strada facendo.

Non è l'apparizione improvvisa di una nuova vita,
perfetta fin dalla nascita,
ma sgorgare di sorgente e lungo tragitto di fiume
dai molteplici meandri, qualche volte in secca,
altre volte traboccante,
ma sempre in cammino verso il mare infinito.

- Padre Michel Quoist - 



Non puoi amare la sofferenza, essa rimane un male anche dopo la venuta di Gesù Cristo, ma tu puoi amare l'occasione che essa ti porge per offrire e ricuperare:

-il tuo mal di testa di oggi,

-la stanchezza di tutto il corpo oppresso dalla fatica,
-la lancinante sofferenza che morde la tua carne e non ti lascia riposare,
-l'immobilità dolorosa,
-l'infermità,
-la sofferenza morale, piccola o grande, passeggera o permanente,
-il lavoro penoso o monotono, impegno sindacale o politico che assorbe o strazia, sensibilità urtata, fallimento dei tuoi sforzi, caduta umiliante...


Tutte le tue sofferenze:

il Cristo le ha già sofferte,
offerte,
il Padre le ha ricevute dalle mani del Figlio Suo come penitenza dei peccati,
per mezzo dell'amore di Gesù Cristo esse hanno già riscattato il mondo.


- Padre Michel Quoist -
da: "Riuscire. Suggerimenti per una vita autenticamente cristiana"


Regina della Pace

Aiutaci, dolce Vergine Maria, aiutaci a dire:
ci sia pace per il nostro povero mondo.
Tu che fosti salutata dallo Spirito della Pace,
ottieni pace per noi.
Tu che accogliesti in te il Verbo della pace,
ottieni pace per noi.
Tu che ci donasti il Santo Bambino della pace,
ottieni pace per noi.
Tu che sei vicina a Colui che riconcilia 
e dici sempre sì a Colui che perdona,
votata alla sua eterna misericordia,
ottieni a noi la pace.
Astro clemente nelle notti feroci dei popoli,
noi desideriamo la pace.
Colomba di dolcezza tra gli avvoltoi dei popoli,
noi aspiriamo alla pace.
Ramoscello di ulivo che germoglia nelle foreste bruciate 
dei cuori umani,
noi abbiamo bisogno di pace.
Perchè siano finalmente liberati i prigionieri,
gli esiliati ritornino in patria,
tutte le ferite siano risanate,
ottieni per noi la pace.
Per l’angoscia degli uomini ti chiediamo la pace.
Per i bambini che dormono nelle loro culle
ti chiediamo la pace.
Per i vecchi che vogliono morire nelle loro case
ti chiediamo la pace.
Madre dei derelitti, nemica dei cuori di pietra,
stella che risplendi nelle notti dell’assurdo,
ti chiediamo la pace. Amen.



Buona giornata a tutti. :-)


sabato 6 febbraio 2016

Abbiamo tempo - Octavian Paler

Abbiamo tempo per ogni cosa.
Per dormire, per correre a destra e a sinistra,
per pentirci d’aver sbagliato e sbagliare ancora una volta,
per giudicare gli altri e assolvere noi stessi,
abbiamo tempo per leggere e scrivere,
per correggere ciò che abbiamo scritto, per pentirci di ciò che abbiamo scritto,
abbiamo tempo per fare progetti e non seguirli,
abbiamo tempo per farci illusioni e rovistare tra le loro ceneri in seguito.
Abbiamo tempo per le ambizioni e le malattie,
per incolpare destino e dettagli,
abbiamo tempo per guardare le nuvole, le pubblicità o un incidente,
abbiamo tempo per evitare le domande e rinviare le risposte,
abbiamo tempo per infrangere un sogno e reinventarlo,
abbiamo tempo per farci nuovi amici, e per perderli,
abbiamo tempo per ricevere lezioni e dimenticarle,
abbiamo tempo per ricevere regali e non capirli.
Abbiamo tempo per ogni cosa.
Non abbiamo tempo solo per un po’ di tenerezza.
Quando si fa anche questo – si muore.
Ho imparato alcune cose nella vita che condividerò con voi!
Ho imparato che non puoi far nulla perché qualcuno ti ami,
tutto ciò che puoi fare è essere una persona amabile.
Il resto… dipende dagli altri.
Ho imparato che per quanto a me interessi
agli altri potrebbe non importare nulla.
Ho imparato che ci vogliono anni per conquistare la fiducia
e solo pochi secondi per perderla.
Ho imparato che non importa cosa hai nella vita
ma chi hai.
Ho imparato che te la puoi cavare e che il fascino ti può essere d’aiuto per circa quindici minuti,
dopo, però, sarebbe bene che tu sapessi qualcosa.
Ho imparato che non ci si deve confrontare con quello che gli altri sanno fare meglio,
ma con quello che tu sai fare.
Ho imparato che non importa cosa succede alle persone,
importa quello che io posso fare per aiutarle.
Ho imparato che in qualunque modo tagli
ogni cosa ha due facce.
Ho imparato che devi separarti dai tuoi cari con parole dolci
perché potrebbe essere l’ultima volta che li vedi.
Ho imparato che puoi continuare ancora per molto tempo
dopo che hai detto di non farcela più.
Ho imparato che gli eroi sono quelli che fanno ciò che si deve, quando si deve,
indipendentemente dalle conseguenze.
Ho imparato che ci sono persone che ti amano
ma non sanno dimostrarlo.
Ho imparato che quando sono arrabbiato ho il diritto di essere arrabbiato,
ma non ho il diritto di essere cattivo.
Ho imparato che l’amicizia vera continua anche a distanza,
e questo vale anche per l’amore vero.
Ho imparato che se qualcuno non ti ama come tu vorresti,
ciò non significa che non ti ami con tutto il cuore.
Ho imparato che per quanto buono possa essere un amico,
di tanto in tanto ti ferirà comunque,
e tu dovrai perdonarlo per questo.
Ho imparato che non sempre è sufficiente essere perdonati dagli altri,
a volte devi imparare a perdonare te stesso.
Ho imparato che non importa quanto soffri,
il mondo non si fermerà a causa del tuo dolore.
Ho imparato che il passato e le circostanze possono influenzare la tua personalità,
ma sei tu il responsabile di ciò che diventi.
Ho imparato che se due persone litigano, non significa che non si amino,
e che nemmeno il fatto che non litighino dimostra che si amino.
Ho imparato che a volte devi mettere la persona al primo posto
e non le sue azioni.
Ho imparato che due persone possono guardare la stessa cosa
e vederla in modo del tutto differente.
Ho imparato che a prescindere dalle conseguenze
coloro che sono onesti con sé stessi vanno lontano nella vita.
Ho imparato che la vita ti può essere cambiata in poche ore
da persone che neppure ti conoscono.
Ho imparato che anche quando pensi di non avere più niente da dare,
quando un amico ti chiama troverai la forza per aiutarlo.
Ho imparato che scrivere e parlare
possono dare sollievo ai dolori dell’anima.
Ho imparato che le persone alle quali tieni di più
ti vengono portate via troppo in fretta…
Ho imparato che è troppo difficile da capire
dove tracciare una linea tra l’essere gentile, per non ferire gli altri,
e il sostenere le tue opinioni.
Ho imparato ad amare
per essere amato.

Octavian Paler - 


Questa la versione originale della poesia attribuita a Paulo Coelho –  Le cose che ho imparato nella vita - da lui citata in un suo libro e nel suo blog




Noi usiamo moltissimo la vista: guardiamo attraverso lenti, telescopi, tubi catodici.
La nostra visione si perfeziona ogni giorno un po di più, eppure vediamo sempre meno.
Non è stato mai così urgente, prima d'ora, parlare di vedere.
Noi siamo guardatori, spettatori, siamo ''soggetti che guardano oggetti''.
Appiccichiamo in fretta etichette su tutto ciò che c'è, etichette che poi rimangono attaccate una volta per tutte.
Queste etichette ci fanno riconoscere tutto ma non ci fanno vedere più niente.

- Frederick Frank  -
da: "Lo Zen del vedere"





Del tempo ho paura, del tempo che fugge così in fretta. Fugge? No, non fugge, e nemmeno vola: scivola, dilegua, scompare, come la rena che dal pugno chiuso filtra giù attraverso le dita, e non lascia sul palmo che un senso spiacevole di vuoto. Ma, come della rena restano, nelle rughe della pelle, dei granellini sparsi, così anche del tempo che passa resta a noi la traccia.

- Antonia Pozzi - 
"Diari" , Natale 1926




Buona giornata a tutti. :-)