Visualizzazione post con etichetta apparizione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta apparizione. Mostra tutti i post

lunedì 15 gennaio 2018

Supplica alla Vergine dei poveri - 15 gennaio

Vergine dei Poveri,
che avanzi nella notte del mondo 
per chiamare tutte le genti e condurle a Gesù, 
sorgente di grazia e salvezza,
guarda all'umanità intera che brancola nel buio
dell'indifferenza religiosa,
della superstizione,
delle falsità ideologiche e morali,
e invita tutti a perseverare
sulla strada della verità,
della giustizia e della carità.

Vergine dei Poveri,
che mostri la tua sollecitudine materna
a una giovane fanciulla
e attendi luminosa nel giardino della sua casa,
invitandola a uscire:
entra nelle nostre case,
vieni a dimorare
in tutte le nostre famiglie
perché possiamo rispondere
generosamente al tuo invito e tutti noi,
lasciando le nostre comode
abitudini e ogni forma di egoismo,
sappiamo prodigarci nell'annuncio della fede
e per le necessità dei fratelli.

Vergine dei Poveri, che additi la sorgente
riservandola per gli ammalati
mostrandoti sollecita verso coloro che soffrono,
vieni ad alleviare le nostre sofferenze,
addolcisci le pene di quanti sono nella prova del dolore,
ottieni tutte le grazie necessarie
per portare soavemente la croce quotidiana
e prega, o Consolatrice degli afflitti,
per tutti i bisognosi.

Vergine dei Poveri,
che hai desiderato l'erezione di una piccola cappella
sul luogo delle apparizioni,
insegnaci a essere pietre vive della Chiesa,
benedici il papa, i vescovi, i sacerdoti,
i diaconi e tutto il popolo cristiano.
Tu, che sei la Madre della Chiesa,
fa che le nostre comunità cristiane
siano docili all'azione dello Spirito Santo,
sottomesse alla Parola di Dio,
fedeli al magistero, dedite al servizio,
libere da ogni interesse di parte,
perseveranti nella preghiera e nella comunione fraterna.

Vergine dei Poveri, o Benedetta fra tutte le donne,
vogliamo essere da te benedetti oggi,
in particolare, e per tutti i giorni della nostra vita;
stendi le tue mani su di noi,
su tutti i tuoi devoti e sul mondo intero.
Ti imploriamo: non farci mai mancare
La tua sollecitudine Materna,
o madre del salvatore
Madre di Dio. Grazie!



Storia delle apparizioni

Banneux Notre-Dame è un piccolo borgo belga situato sulle Ardenne, a poco più di venti chilometri da Liegi. All’epoca delle apparizioni Banneux aveva solo 325 abitanti, tra i quali, nella frazione chiamata La Fange (Il Fango), abitava la famiglia Beco, composta da Julien Beco, dalla moglie Louise Wégimont e dai loro undici figli. Mariette Beco era la primogenita, nata il 25 marzo 1921; in famiglia c’era indifferenza nei confronti della religione, atteggiamento diffuso nella Banneux dell’epoca. Mariette non andava bene né a scuola né al catechismo, anche perché in casa era necessario il suo aiuto.
Il 15 gennaio 1933, domenica, mentre era in casa ad attendere il fratellino Julien, verso le 19 vide dalla finestra, nel giardino, una figura femminile luminosa, vestita di bianco, con le mani giunte; Mariette prese il rosario e cominciò a recitarlo, quando la Bella Signora la invitò ad andare da lei. 
Ma la madre, spaventata, glielo impedì: quando la piccola tornò alla finestra, la Signora era scomparsa.
Tre giorni dopo, il 18 gennaio, alla stessa ora, si verificò una nuova apparizione: Mariette seguì fino ad una sorgente la Signora, che le disse: “Questa sorgente è riservata per me”, prima di scomparire.
Il 19 gennaio la Signora si presentò come la Vergine dei Poveri, indicando che la sorgente era “per tutte le nazioni…per i malati”.
Il 20 gennaio la Madonna chiese la costruzione di una piccola cappella. Mariette, nonostante il freddo, continuava ogni giorno ad aspettare in preghiera, nel solito posto e alla solita ora, la Bella Signora, che ricomparve l’11 febbraio per dirle: Io vengo ad addolcire la sofferenza.
Il 15 febbraio la bambina, dietro suggerimento del cappellano, chiese alla Madonna un segno, e questa rispose: “Credete in me, io crederò in voi”, rivelandole un segreto prima di scomparire.
Lunedì 20 febbraio la Vergine chiese: “Mia cara bambina, pregate molto”, prima di allontanarsi.
Giovedì 2 marzo pioveva a dirotto, all’improvviso il cielo si rasserenò e la Madonna apparve per l’ultima volta; il suo volto era serio, velato di tristezza, e disse a Mariette: “Io sono la Madre del Salvatore, la Madre di Dio”, prima di scomparire dopo aver benedetto la piccola con un segno di croce.



Il giudizio della Chiesa

Nel 1935 la Chiesa cattolica incaricò una commissione per accertare la veridicità dell’apparizione e nel 1942 il vescovo di Liegi ne approvò il culto.
Nel 1949, infine, l’apparizione fu approvata definitivamente dalla Chiesa cattolica ed annoverata tra le apparizioni mariane ufficiali, alla pari di quelle avvenute a Lourdes, Guadalupe e Fatima.


La piccola Mariette Béco nel frattempo condusse una vita riservata, creandosi una propria famiglia. 
Oggi il santuario della Vergine dei poveri a Banneux è meta di numerosi pellegrinaggi mariani.


Buona giornata a tutti. :-)




sabato 11 febbraio 2017

Nostra Signora di Lourdes


Sedicesima apparizione (25 marzo 1858 - Festa dell'Annunciazione) 

Bernadette arrivò alla Grotta di primo mattino, trovò la Signora già in attesa, circondata da un chiarore di luce celeste in piedi sopra il roseto. 
Erano presenti moltissime persone. La ragazza iniziò a recitare come al solito il santo Rosario. 
La veggente chiese alla Madonna quale fosse il suo vero nome, non ebbe nessuna risposta; solo alla quarta richiesta, la Signora, prendendo un aspetto solenne e nello stesso momento umile, congiunse le mani, le portò all'altezza del petto, guardò il cielo, poi le riaprì e le tese verso Bernadette, infine disse con un tremito nella voce: "Io sono l'Immacolata Concezione!". 
La veggente, non capendo il significato di questo termine, voleva domandare se non fosse anche la Madre di Dio, ma la Madonna era già scomparsa. Quest'apparizione era durata circa un'ora. 
Tale frase fu per Bernadette incomprensibile, nonostante ciò essa la ripeté alla gente che esclamò in un clamore di gioia. La ragazza corse a riferire al parroco don Peyramale, ripetendosi lungo il cammino le parole dette dalla Madonna. Quando la veggente giunse dal parroco costui le domandò: "La Signora è forse la Beatissima Vergine?" e Bernadette rispose: "No, io credo di no! È l'Immacolata Concezione". 
Appena sentì pronunciare quel titolo devozionale il parroco si convinse dell'apparizione poiché Bernadette non avrebbe mai potuto conoscere quel nome. 
Una signora istruita spiegò alla veggente cosa significasse quel nome, allora Bernadette fu certa che la "Signora" era la Madonna.


Preghiera a Nostra Signora di Lourdes

Maria, tu sei apparsa a Bernardetta nella fenditura di questa roccia.
Nel freddo e nel buio dell’inverno,
hai fatto sentire il calore di una presenza,
la luce e la bellezza.
Nelle ferite e nell’oscurità delle nostre vite,
nelle divisioni del mondo dove il male è potente,
porta speranza
e ridona fiducia!
Tu che sei l’Immacolata Concezione,
vieni in aiuto a noi peccatori.
Donaci l’umiltà della conversione,
il coraggio della penitenza.
Insegnaci a pregare per tutti gli uomini.
Guidaci alle sorgenti della vera Vita.
Fa’ di noi dei pellegrini in cammino dentro la tua Chiesa.
Sazia in noi la fame dell’Eucaristia,
il pane del cammino, il pane della Vita.
In te, o Maria, lo Spirito Santo ha fatto grandi cose:
nella sua potenza, ti ha portato presso il Padre,
nella gloria del tuo Figlio, vivente in eterno.
Guarda con amore di madre
le miserie del nostro corpo e del nostro cuore.
Splendi come stella luminosa per tutti
nel momento della morte.
Con Bernardetta, noi ti preghiamo, o Maria,
con la semplicità dei bambini.
Metti nel nostro animo lo spirito delle Beatitudini.
Allora potremo, fin da quaggiù, conoscere la gioia del Regno
e cantare con te:

Magnificat!
Gloria a te, o Vergine Maria,
beata serva del Signore,
Madre di Dio,
Tempio dello Spirito Santo!
Amen!


Su più di 7000 dossiers di guarigioni depositati a Lourdes, dopo le apparizioni,ad oggi sono 69 i casi riconosciuti come miracoli dalla Chiesa.

Dei 69 miracoli riconosciuti più dell' 80% dei miracolati sono donne.
Il miracolato più giovane, al momento della guarigione, aveva 2 anni
I paesi d'origine dei miracolati sono la Francia (55 miracolati), l'Italia (8), il Belgio (3), la Germania (1), l'Austria (1) e la Svizzera (1).

Sei miracolati affermano d'essere stati guariti per intercessione di Nostra Signora di Lourdes, nonostante non fossero mai recati a Lourdes.

La maggior parte dei miracolati (49) é guarita a contatto con l'acqua di Lourdes e di essi 39 nelle piscine.





Preghiera a Nostra Signora di Lourdes

Maria, Nostra Signora di Lourdes,
Che la tua bellezza e il tuo sorriso rinfranchi il nostro cuore!
Che il tuo appello alla penitenza ci trovi disponibili e generosi!
Che le nostre comunità camminino con decisione nella sequela di Cristo, 
e si appoggino senza dubbi sulla fede di Pietro!
Che la manifestazione del tuo nome, « l’Immacolata Concezione », 
ci faccia sperare nell’innocenza ritrovata e desiderare la santità!
Che la luce della Pasqua, accesa al termine della prossima Quaresima, 
ravvivi in noi la fiamma della carità!
O Maria, Regina della pace, 
volgi il tuo sguardo sui popoli vittime della guerra!
O Maria, salus infirmorum, 
concedi ai malati la forza e la speranza!
O Maria, che hai vissuto la povertà, 
aiuta, per mezzo nostro, i più diseredati!
O Maria, Madre della Chiesa, 
ti preghiamo affinchè, come te, 
ognuno sappia dire « sì » agli appelli di Dio!
O Maria, Madre di Dio, 
portaci a cantare il Magnificat perchè il Regno di Dio ci è aperto!




Buona giornata a tutti. :-)





giovedì 19 marzo 2015

dal diario di suor Faustina Kowalska

Ero venuta a Wilno per due mesi a sostituire una suora, che era andata alla terza probazione, ma mi trattenni un po' più di due mesi. Un giorno la Madre Superiora, volendomi fare una cortesia, mi diede il permesso di andare, in compagnia di un'altra suora, a Kalwaria, a fare il così detto «giro dei sentierini». Ne fui molto contenta. Dovevamo andare col battello, benché fosse così vicino; ma tale era il desiderio della Madre Superiora. 
La sera Gesù mi disse: «Io desidero che tu rimanga a casa».
Risposi: «Gesù, ormai è già tutto preparato, che dobbiamo partire domattina. Che faccio io adesso?».
Ed il Signore mi rispose: «Questa gita arrecherà danno alla tua anima». Risposi a Gesù: «Tu puoi sempre porvi rimedio. Disponi le circostanze in modo tale che sia fatta la Tua volontà».
In quel momento suonò il campanello per il riposo. Con uno sguardo salutai Gesù e andai nella cella.
La mattina è una bella giornata. La mia compagna si rallegra pensando che avremo una grande soddisfazione, che potremo visitare tutto; ma io ero sicura che non saremmo partite, sebbene fino a quel momento non ci fosse stato alcun ostacolo ad impedirci di partire. Dovevamo ricevere per tempo la S. Comunione e partire subito dopo il ringraziamento. All'improvviso, durante la S. Comunione, la giornata da bella che era cambiò completamente. Le nuvole, venute non si sa da dove, coprirono tutto il cielo e cominciò una pioggia torrenziale. Erano tutti stupiti, dato che in una giornata così bella chi poteva aspettarsi la pioggia e che cambiasse a quel modo in così poco tempo?
La Madre Superiora mi disse: «Quanto mi dispiace che non possiate partire!».
Risposi: «Cara Madre, non fa nulla che non siamo partite: Dio vuole che restiamo a casa».
Nessuno però sapeva che era espresso desiderio di Gesù che restassi in casa. Trascorsi tutta la giornata nel raccoglimento e nella meditazione; ringraziai il Signore per avermi trattenuta in casa. In quel giorno Dio mi concesse molte consolazioni celesti.

Diario di Suor Faustina




O Gesù, disteso sulla croce, Ti supplico, concedimi la grazia di adempiere fedelmente la santissima volontà del Padre Tuo, sempre, ovunque ed in tutto. 
E quando la volontà di Dio mi sembrerà pesante e difficile da compiere, Te ne supplico, Gesù, scenda allora su di me, dalle Tue Piaghe, la forza ed il vigore e le mie labbra ripetano: Signore, sia fatta la Tua volontà... Gesù pietosissimo, concedimi la grazia di dimenticare me stessa, in modo che viva totalmente per le anime, collaborando con Te all’opera della salvezza, secondo la santissima volontà
del Padre Tuo...

Diario di Suor Faustina, 1265


Nei momenti in cui mi sento interiormente abbandonata, non mi turbo perché so che Dio non abbandona mai un'anima se non quando l'anima stessa spezza il nodo dell'amore con la propria infedeltà. Ma che sforzi enormi occorrono per compiere bene dei doveri, quando si ha una salute cagionevole! Cristo lo sa.

Diario di Suor Faustina


Essere apostoli di Gesù Misericordioso. Un invito che Lui fa a tutti noi. 
Nel Diario di suor Faustina si parla anche della questione della cosiddetta "nuova congregazione". Da una prima lettura degli scritti di Santa Faustina si potrebbe dedurre che Gesù le ha chiesto la fondazione di una congregazione, a cui ha affidato il compito di proclamare e chiedere la misericordia di Dio per il mondo intero. Un'analisi più profonda dei testi porta invece alla conclusione che non si tratta qui di una nuova congregazione, ma di un grande gruppo di apostolato nello spirito della devozione alla Divina Misericordia, apostoli che debbono svolgere i compiti prima menzionati nel momento attuale della storia della Chiesa e del mondo.





La prima esposizione dell'immagine di Gesù Misericordioso.

Avvenne in modo mirabile! 
Come il Signore aveva chiesto, il primo tributo di venerazione per questa immagine da parte della folla ebbe luogo una prima domenica dopo Pasqua.
Per tre giorni quest'immagine fu esposta al pubblico e fu oggetto della pubblica venerazione. Era stata sistemata ad Ostra Brama su di una finestra in alto, per questo era visibile da molto lontano. 
Ad Ostra Brama venne celebrato un triduo solenne a chiusura del Giubileo della Redenzione del Mondo, per il 19° centenario della Passione del Salvatore. Ora vedo che l'opera della Redenzione è collegata con l'opera della Misericordia richiesta dal Signore.

Dal Diario di Suor Faustina, 26 ottobre 1934




Buona giornata a tutti. :-)







lunedì 21 gennaio 2013

20 gennaio 2013, 170° anniversario dell’apparizione di Maria SS.ma ad Alfonso Ratisbonne


Il pellegrino chi se trova a Roma, spostandosi nella zona tra Piazza di Spagna e Via del Tritone, si imbatterà nella Basilica di Sant'Andrea delle Fratte, nella via omonima. Forse penserà che si tratti di "una in più" tra le belle e storiche chiese della Città Eterna. Entrandoci, però, si accorgerà che si tratta di un Santuario dove è accaduto qualcosa di straordinario. Infatti, entrando dalla porta principale, vedrà subito alla sua sinistra un altare particolarmente illuminato, sull'arco del quale si leggono queste impressionanti parole: 
"Qui apparve la Madonna del Miracolo - 20 gennaio 1842". 
Sotto l'arco c'è un gran dipinto che raffigura la Madonna che sovrasta le nuvole e sparge dalle mani raggi luminosi.



A sinistra di chi guarda l'altare c'è una placca, con evidenti segni di non essere recente, scritta in francese che dice: "Il 20 gennaio 1842, Alphonse Ratisbonne da Strasburgo venne qui da ebreo ostinato. Questa Vergine gli apparve così come tu la vedi. Cadde ebreo e si alzò cristiano. - Forestiero, portati a casa il prezioso ricordo della misericordia di Dio e del potere della Vergine."

Più in basso, ecco un'altra placca, più recente con queste parole: "In questa cappella la Madonna apparve all'ebreo Alfonso Ratisbonne convertendolo a Cristo il 20-1-1842". Un po’ più giù si vede una colonna sulla quale poggia un'imponente busto di marmo raffigurante il privilegiato Ratisbonne, con la sua folta barba e uno sguardo che scruta l'infinito.

Facendo pendant dal lato destro si trova il busto di San Massimiliano Maria Kolbe presso il quale una placca registra un fatto: "In questa cappella dell'apparizione San Massimiliano M. Kolbe celebrò la sua prima Messa il 29-4-1918".

Ma, ricapitolando in breve i fatti, che cosa era accaduto in quei giorni?

"Vidi sull'altare, in piedi, viva, grande, maestosa, bellissima, misericordiosa, la Santissima Vergine Maria"

Il 20 gennaio 1842, sul mezzogiorno, miracolo nella parrocchia romana dei Minimi.

A Sant'Andrea delle Fratte, l'israelita ventisettenne Alfonso Ratisbonne, di Strasburgo, con un'apparizione dell'Immacolata com'è coniata nella Medaglia Miracolosa, istantaneamente illuminato dalla grazia si convertì al cattolicesimo.

Che cosa avvenne di preciso nell'ora della grazia, lo descrive lo stesso Ratisbonne in alcune lettere e nella deposizione giurata al Vicariato di Roma, per appurare la verità del fatto.

"Vidi come un velo davanti a me - depose il veggente al processo -. La chiesa mi sembrava tutta oscura, eccetto una cappella, quasi che tutta la luce della chiesa si fosse concentrata in quella. Alzai gli occhi verso la cappella raggiante di tanta luce, e vidi sull'altare della medesima, in piedi, viva, grande, maestosa, bellissima, misericordiosa, la Santissima Vergine Maria, simile nell'atto e nella forma, all'immagine che si vede nella Medaglia Miracolosa dell'Immacolata. Mi fece cenno con la mano di inginocchiarmi. Una forza irresistibile mi spinse verso di Lei, che parve dicesse: Basta così. Non lo disse ma capii.

"A tal vista caddi in ginocchio nel luogo dove mi trovavo; cercai, quindi, varie volte di alzare gli occhi verso la Santissima Vergine, ma la riverenza e lo splendore me li faceva abbassare, ciò che, però, non impediva l'evidenza di quell'apparizione.

"Fissai le di Lei mani, e vidi in esse l'espressione del perdono e della misericordia. Alla presenza della Santissima Vergine, benché Ella non mi dicesse parola, compresi l'orrore dello stato in cui mi trovavo, la deformità del peccato, la bellezza della Religione Cattolica, in una parola compresi tutto. (...)

"Uscivo da una tomba, da un abisso di tenebre"...

"Provavo un cambiamento così totale che mi credevo un altro. Cercavo di ritrovarmi e non mi ritrovavo... La gioia più grande si sprigionava dal fondo della mia anima; non potetti parlare; non volli rivelar niente; sentivo in me qualche cosa di solenne e di sacro che mi fece chiedere un sacerdote... Vi fui condotto, e solo dopo averne avuto l'ordine positivo ne parlai come mi era possibile, in ginocchio e col cuore tremante. (...)

"Tutto quel che posso dire, è che al momento del prodigio, la benda cadde dai miei occhi; non una sola benda, ma una quantità di bende che mi avevano avvolto disparvero una dopo l'altra rapidamente, come la neve e il fango e il ghiaccio sotto l'azione di un sole cocente.

"Uscivo da una tomba, da un abisso di tenebre, ed ero vivo, perfettamente vivo... Ma piangevo! Vedevo nel fondo dell'abisso le miserie estreme dalle quali ero stato strappato da una misericordia infinita; rabbrividivo alla vista di tutte le mie iniquità, ed ero stupito, intenerito, sprofondato in ammirazione e riconoscenza. (...)

ma ecco cosa avvenne i giorni precedenti...



LA MADONNA L'ATTENDEVA PROPRIO A ROMA

Partì con la diligenza da Strasburgo per Marsiglia il 17 novembre 1841, dove si imbarcò sul primo battello a vapore diretto a Napoli. Il giorno 8 dicembre giungeva a Civitavecchia, nello Stato Pon­tificio, tra il rombo delle salve di artiglieria per la festa dell'Imma­colata Concezione di Maria. Quando apprese il motivo di tanta gioia, si indignò e rifiutò bestemmiando di scendere a terra...

All'alba del giorno seguente apparve il pennacchio del Vesuvio e la nave giunse a Napoli, dove Alfonso si fermò per circa un mese. Egli poté così visitare a suo agio e ammirare le, cose belle della città, riversando però, nel suo diario, sulla Religione cattolica e sul clero la causa della povertà e di tutti i mali della popolazione. "Oh, quan­te bestemmie nel mio diario! - esclama nella sua lettera autobiografi­ca -. Se ne parlo ora, è per far conoscere la malvagità del mio spirito!".

I suoi calcoli andarono delusi il 1° gennaio 1842, quando gli fecero sapere che la nave "Mongibello" non poteva proseguire subi­to per la Sicilia. Contrariato aspramente, Alfonso volle recarsi all'A­genzia-Viaggi per Palermo, per prenotare un posto su qualche altro vapore, ma per sbaglio si trovò all'Ufficio-Diligenze per Roma e prenotò un posto per Roma.

"Credo di aver sbagliato strada!" confessa nella sua lettera, ma intanto un desiderio inspiegabile era nato nel suo cervello di visita­re Roma, nonostante la promessa fatta alla fidanzata e il pericolo della malaria.

Partì per Roma il 5 gennaio e vi giunse il giorno seguente, festa dell'Epifania. Per due giorni girovagò tra ruderi, monumenti, galle­rie, fontane e catacombe.

Grande fu la sua meraviglia, quando, transitando per via del Corso, si sentì chiamare per nome. Era un suo compagno di scuola di Strasburgo, Gustavo de Bussières, protestante pietista. Con gioia rinnovarono la loro amicizia e proseguirono insieme la visita alla città.

Era logico che Gustavo invitasse a colazione il Ratisbonne pres­so suo padre, il Conte Atanasio, e, più tardi, gli proponesse anche una visita al fratello, barone Teodoro, che abitava in Piazza Nicosia.

Il Ratisbonne non voleva accettare quest'ultimo invito, anzitut­to perché il barone si era convertito al cattolicesimo ed era un neo­fito oltremodo fervente e "pericoloso"!, e poi perché si era fatto amico di suo fratello sacerdote. Tuttavia non poté esimersi, pur adducendo impegni da assolvere e protestando che doveva ritorna­re a Napoli, come aveva promesso agli amici, per ripartire il giorno 20 gennaio per Malta.

Alla fine decise di recarsi alla casa del barone il 15 gennaio, semplicemente per presentare un biglietto di scuse e andarsene via. Caso volle che venisse ad aprire la porta un domestico, che, non comprendendo una parola di francese, lo annunciò e lo intro­dusse subito nel salotto.

Alfonso fu accolto con gentilezza e con gioia dalla famiglia de Bussières: il babbo, la giovane sposa e le due figliolette, 'graziose e dolci come gli angeli di Raffaello " dirà Ratisbonne. Era presente anche un altro ospite, il Conte De Caroli.

Dopo i primi convenevoli, la conversazione fu portata sul pia­no religioso. Alfonso fu letteralmente assalito, ma seppe difendersi bene, contrattaccando e formulando giudizi sarcastici contro il Catto­licesimo ed il governo papale, che lasciava gli ebrei di Roma nella miseria e nel degrado. 'Meglio essere dalla parte degli oppressi che da quella degli oppressori!" ripeté più volte.

Poi vomitò veleno e bestemmie contro la Religione Cattolica, come fosse la superstizione più grande e deleteria, non badando che erano presenti anche le bambine del barone.

Protestò di essere nato ebreo e di voler morire ebreo, e terminò esclamando seccamente che era tempo perso volerlo convertire, perché sarebbero stati necessari due miracoli: uno per persuaderlo del suo errore e un altro per muoverlo.

A questo punto, con un'invadenza oggi difficilmente compren­sibile, Teodoro de Bussières intervenne, cercando di smorzare il tono della conversazione e facendo una proposta:

- Giacché lei detesta la superstizione - disse il barone -, e professa dottrine tanto liberali, e poiché è uno spirito forte e cosi illuminato, avrebbe il coraggio di sottoporsi ad una prova molto innocente?

- Quale prova?

- Sarebbe di portare su di sè un oggetto che ora le darò. Eccolo; è una medaglia della Santa Vergine. Le par cosa proprio ridicola, non è vero? Ma in guanto a me, io dò molto valore a questa medaglia.

La proposta - afferma il Ratisbonne nel suo racconto -, mi stupì per la sua puerile singolarità. Non mi aspettavo di cadere in una simile facezia. Il mio primo impulso fu di ridere stringendomi nelle spalle, ma poi mi venne in mente che quella scena poteva divenire un delizioso capitolo delle mie impressioni di viaggio e consentii a prendere la meda­glia, come una prova autentica che avrei offerto alla mia fidanzata.

Detto fatto: mi si mette la medaglia al collo non senza sforzo, per­ché il cordone era troppo corto e la testa non vi passava. Infine, tira tira, avevo la medaglia sul petto ed esclamai con uno scoppio di risa: "Ah! eccomi cattolico, apostolico, romano!".

Da altre fonti apprendiamo un particolare di tenerezza e cioé che furono le due bambine del barone a imporre la medaglia al col­lo di Alfonso.

Non era ancor tutto finito. Il de Bussières, si direbbe "santa­mente importuno", volle anche che l'amico accettasse, prima di andarsene, copia della preghiera di S. Bernardo alla Vergine: 'Ricor­dati, o Maria... in versione francese.

Secondo la "Relazione autentica" del barone, il Ratisbonne uscendo mormorò tra se: 'Ecco un individuo originale e molto indi­screto! Vorrei vedere che cosa direbbe, se io lo tormentassi per fargli reci­tare una preghiera ebraica!".

E non aveva torto; occorre discrezione anche nello zelo più sin­cero! Tuttavia, giunto in albergo, Alfonso lesse più volte la preghie­ra, non trovandovi nulla di straordinario, e la imparò quasi a memoria.

Alfonso Il 20 gennaio andò ad accomiatarsi dal barone Teodoro de Bus­sieres. Lo trovò per strada in carrozza. Il barone lo fece salire e lo pregò di accompagnarlo un momento alla vicina chiesa di Sant'An­drea delle Fratte, per predisporre i funerali di un amico, il Conte Augusto La Ferronay, deceduto improvvisamente il giorno 17.

La chiesa, allora come oggi, era officiata dai Padri Minimi di S. Francesco da Paola.

Erano ormai le 12,45, quando il superiore, P Giuseppe Manti­neo, fu avvertito dal sacrestano che il de Bussières voleva parlargli. L'assenza di Teodoro non durò più di 10-12 minuti ed il Rati­sbonne ingannò l'attesa gironzolando per la chiesa ed osservando distrattamente marmi e dipinti.

L'attuale cappella dell'Apparizione era allora dedicata a S. Michele Arcangelo e all'Angelo Custode, ma vi era anche un piccolo quadro che rappresentava l'Arcangelo Raffaele, guida del giovane Tobia. Tobia era uno dei nomi di Alfonso.


 'Dovetti toccarlo tre o quattro volte - affermerà nella lettera a Teodoro Ratisbonne, il fratello sacerdote di Alfonso, scritta due giorni dopo, il 22 gennaio 1842 -, e poi finalmente volse verso di me la faccia bagnata di lacrime, con le mani giunte e con un éspressione impossibile a rendersi... Poi estrasse dal petto la medaglia miracolosa, la coprì di baci e di lacrime, e proferì queste parole: - Ah, come sono feli­ce, quanto è buono Dio, che pienezza di grazia e di felicità, come sono infelici coloro che non sanno niente!".

Da parte sua Alfonso scrive nella sua lettera autobiografica quanto segue: "Ogni descrizione, sia pur sublime, non sarebbe che una profanazione dell'ineffabile verità. Ero là, prosteso, irrorato dalle mie lacrime, ed il cuore mi batteva forte quando il Signor de Bussières mi richiamò alla vita. Non potevo rispondere alle sue domande incal­zanti. Alla fine afferrai la medaglia che mi pendeva dal collo e baciai con effusione l'immagine della Vergine raggiante di grazie... Oh! era Lei, sì era Lei!"

Calmata alquanto la prima emozione, Alfonso chiede all'amico di condurlo subito da un confessore, che lo prepari a ricevere il Battesimo, protestando che avrebbe parlato soltanto dopo che il sacerdote gliene avesse dato il permesso.

Viene accompagnato prima in albergo e poi al "Gesù", dal P Filippo Villefort, il quale gli ordina di raccontare quanto aveva visto e sperimentato.

Alfonso Ratisbonne stringe in mano la medaglia miracolosa e, quando la commozione gli spezza la parola, la bacia ed esclama: “l’ ho vista, l ho vista, l ‘ho vista!".

Dominandosi a stento, riesce a fare il racconto che io desumo dalla "Relazione autentica" di Teodoro de Bussières: "Stavo da poco in chiesa, quando all'improvviso l'intero edificio è scomparso dai miei occhi e non ho visto che una sola cappella sfolgorante di luce. In quello splendore è apparsa in piedi, sull;iltare, grande, fulgida, piena di mae­stà e di dolcezza, la Vergine Maria, così come è nella Medaglia Mira­colosa. Una forza irresistibile mi ha spinto verso di Lei. La Vergine mi ha fatto segno con la mano di inginocchiarmi e sembrava volesse dir­mi: - Così va bene!-. Lei non ha parlato, ma io ho compreso tutto!".

Il barone prosegue il suo scritto dicendo: 'Per condurre a termi­ne questo breve racconto, Ratisbonne aveva dovuto interrompersi di frequente per riprendere fiato, per padroneggiare la commozione che l'opprimeva. Noi lo ascoltavamo con un santo spavento misto di gioia... ".

Nello spazio di tre minuti, commenta sempre Teodoro de Bus­sières, Alfonso aveva fatto un'esperienza in cui gli era stato dato tutto. Egli accettò di essere afferrato da Dio, con un cambiamento radicale, totale e definitivo di tutto il suo essere. Per tutta la vita Alfonso Ratisbonne vivrà di questa illuminazione di un istante, pur "conservando - dice un suo biografo - le debolezze, la vivacità e le asprezze di un carattere appassionato, impetuoso, indipendente e perfino originale"

Alfonso stesso, nella deposizione del Processo canonico del 18­19 febbraio 1842, proverà a spiegare ciò che, in quel momento di illuminazione della grazia, aveva istantaneamente capito: "Alla pre­senza della SS. Vergine, quantunque non mi dicesse una parola, com­presi l’orrore dello stato in cui mi trovavo, la deformità del peccato, la bellezza della Religione Cattolica: in una parola capii tutto!"

Il 31 gennaio, nella Chiesa del Gesù, Alfonso Ratisbonne fa la sua abiura pubblica tra le mani del Cardinale Patrizi e riceve il Battesimo, prendendo anche il nome Maria. Diventerà Gesuita, Sacerdote e lavorerà con il fratello P. Teodoro, anche lui convertito, fondatore della Congregazione di Nostra Signora di Sion in Gerusalemme.