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domenica 14 gennaio 2018

Da: “Avidità - Come sottrarsi al desiderio del «sempre di più» (4) - Anselm Grün

L'avidità è ambivalente

Friedrich Schorlemmer sostiene quindi nel suo libro che anche nell'avidità manifesta e stridente di avere sempre più riconoscimenti, ricchezza e pote­re si può scoprire il desiderio profondo di felicità. 
Secondo questo autore, sotto l'avidità c'è «la paura che nella felicità tranquilla si nasconda la noia, lo squallore delle cose sempre uguali, una parsimonia simile alla morte.»
L'avidità ci spinge a cercare la nostra felicità. Ma se l'avidità si manifesta solo nella sua configurazione materiale come bramosia di denaro e di consumi sempre più grandi, come desiderio di maggior fama e potere, allora «perdiamo quello che nel più pro­fondo di noi stessi ci auguriamo di ottenere: per la nostra vita e per la società»
Non si tratta però di sradicare in noi l'avidità. 
Sa­rebbe come strappare dal campo di grano la zizzania e ogni erba cattiva, e Gesù, nella celebre parabola, ci mette ben in guardia dal farlo (cf. Mt 13,24-30). Ci sarebbe il pericolo di distruggere gli aspetti posi­tivi dell'avidità insieme con quelli negativi. 
Si tratta invece di porre un limite all'erba cattiva dell'avidità e trasformarla in terreno nutriente per il buon grano, in modo che ne risulti un nutrimento non solo per il nostro corpo, bensì soprattutto per la nostra anima.
L'ambivalenza dell'avidità si manifesta anche nel­la fattispecie dell'avarizia. Quest'ultima può diven­tare la virtù della parsimonia e del risparmio. 
La parsimonia è la condizione per poter padroneggiare la propria vita. 
Ci sono persone che non hanno mai abbastanza denaro, perché manca loro la capacità di essere parsimoniosi.
In modo simile ci si compor­ta con l'ambizione. Essa può pretendere troppo da una persona e sottoporla a una pressione continua. Eppure Evagrio Pontico, uno scrittore monastico del IV secolo, pensa che per i giovani monaci l'am­bizione sia qualcosa di totalmente buono, poiché li spinge all'ascesi. 
Li spinge a combattere con le passioni e a vincerle. Ma anche a questo riguardo si tratta sempre della giusta misura. L'ambizione mi stimola sempre a migliorare me stesso, a non essere mai contento di quello che ho a disposizione. È la forza motrice per farmi sviluppare ulteriormente.
La parola ambizione significa in origine «ricercare l'onore», tendere all'onore. L'onore non significa soltanto un bell'aspetto e diventare famosi. 
L'onore significa anche dignità, rispetto e magnanimità. Una persona degna di onore è uno che viene rispettato perché vive la sua dignità in quanto uomo. L'am­bizione è dunque una buona forza propulsiva, per lavorare su di me e per creare qualcosa di buono per gli altri. Ma può anche tenermi sotto la sua presa. 
Allora non riesco più a godere di ciò che ottengo, ma vorrei avere sempre di più. Allora non riesco mai a dire: mi basta, è sufficiente. 
E non riesco mai a godere di quello che è e di quello che ho ottenuto.
Come esiste un'ambizione «buona» e un'ambizio­ne «cattiva», così c'è anche una curiosità bella, rin­frescante e una curiosità antipatica, che non mantie­ne la giusta distanza. Se leggo un libro con curiosità, mi immergo in un mondo per me sconosciuto e sperimento me stesso come una persona nuova. 
Se entro in un museo con uno spirito curioso, la curio­sità apre i miei sensi alla bellezza delle immagini. 
La curiosità di ascoltare l'interpretazione di una sinfo­nia di Mozart o di Beethoven aumenta il piacere e il godimento del concerto. 
Ma c'è anche una curiosità senza limiti, che si nutre continuamente di cose sen­sazionali o di pettegolezzi, che vuol sapere tutto e diffonde soltanto e sempre i difetti e gli errori altrui.



In cammino verso un'avidità liberante

In tutto questo, si tratta chiaramente di avere sem­pre la giusta misura. L'avidità come forza motrice della vita è qualcosa che non ci è possibile spegnere. L'ambizione può essere una fonte di energia, per lavorare su di sé, per diventare una brava persona, per andare avanti nel proprio cammino spirituale o per fare qualcosa di buono per gli altri. Ma l'avidità può diventare anche una dipendenza, che non mi permette mai di trovare la quiete. 
E l'ambizione può diventare una coazione a voler ottenere sempre di più e non godere mai con riconoscenza di quello che sono riuscito a produrre.
La grande domanda di tutti i maestri spirituali del passato era questa: come possiamo essere libe­rati dalla forza distruttiva dell'avidità? 
Quali mezzi spirituali ci permettono di trasformare l'avidità in una buona energia per nutrire la nostra vita? 
Che cosa ci porta fuori dal dominio dell'avidità e ci guida verso l'essenza, verso il centro della persona uma­na? 
La domanda sulla trasformazione dell'avidità è connessa alla nostalgia di una tranquillità vitale e di una liberà interiore. 
La persona dominata dall'avi­dità è inquieta e interiormente schiava. 
Chi si lascia determinare dall'avidità, non riesce mai a trovare quiete. 
Molte persone desiderano ardentemente raggiungere la quiete. Ma sono incapaci di ottenerla, perché, non appena si siedono tranquilli, subito ven­gono sempre colpiti dall'avidità di voler ancora di più, di ricevere ancor più informazioni, di soddisfare un maggior numero di bisogni, di essere ancor più apprezzati e riconosciuti. 
Nell'avidità si sperimenta il contrario della libertà. 
Le persone diventano schiave della bramosia di tendere a un potere e a una ric­chezza sempre più grandi, a una fama maggiore e a una comunicazione continua.
Quindi, in questo scritto mi interessa presentare l'avidità come una buona energia per la vita, ma nello stesso tempo voglio aiutare le persone a liberarsi dalla sua forza distruttiva perché giungano alla quiete del cuore e alla libertà interiore.
In queste pagine non vorrei accusare nessuno e nemmeno cadere nel moralismo. Vorrei descrivere il fenomeno dell'avidità e, sulla base dei racconti del Nuovo Testamento, indicare alcune vie che ci con­ducono alla liberazione dall'avidità. 
A mio avviso il Nuovo Testamento ha qualcosa di decisivo da dire a questo riguardo, su come si presenti concretamente l'essere prigionieri dell'avidità e come possiamo libe­rarci dalle sue catene. 
I testi biblici ci mostrano diver­si ambiti in cui opera l'avidità: non c'è solo l'avidità di possedere beni o di consumarli, ma ci può essere anche l'avidità di chiudersi nella propria paura o di garantirsi una sicurezza contro ogni cosa. L'avidità è spesso la risposta a esperienze della prima fanciul­lezza, ad esempio quando si ha la sensazione di non essere mai all'altezza di quello che ci viene chiesto, di non essere mai sazi, di essere interiormente af­famati. 
I testi biblici ci mostrano anche le cause e i motivi di questa nostra avidità. 
E nello stesso tempo ci indicano i modi e la via per poterci liberare dai suoi legami. Questa libertà nei confronti dell'avidità, e non la sua totale estinzione, è il presupposto per trovare la pace e la calma interiore.
Vorrei dunque rivolgermi alle per­sone che sentono il desiderio di una libertà e di una quiete interiore, che scoprono dentro di sé uno spa­zio interiore in cui si sentono libere, pur nel mezzo di un mondo che è dominato dall'avidità; uno spazio in cui sono totalmente presenti a se stesse, libere dal­la pressione di doversi continuamente giustificare, esibirsi o dare prova di se stesse; uno spazio in cui si è liberi dalla costrizione di dover soddisfare subito ogni genere di bisogni. A questo riguardo, la Bibbia è per me un buon aiuto per trovare la giusta strada. Mi confronto a lungo con il testo biblico, finché non si apra per me come un segnale che mi indica la direzione verso una vita realizzata, verso la libertà e la pace interiore.

- Anselm Grün -
Da: “Avidità - Come sottrarsi al desiderio del «sempre di più»”, Edizioni Messaggero di Padova


Buona giornata a tutti. :-)











mercoledì 3 gennaio 2018

Sorpresa tra le dune - don Bruno Ferrero

Un uomo si era perduto nel deserto e si trascinava da due giorni sulla sabbia infuocata.
Era ormai giunto allo stremo delle forze.
Improvvisamente vide davanti a sé un mercante di cravatte.
Non aveva con sé nient’altro: solo cravatte.
E cercò subito di venderne una al pover’uomo, che stava morendo di sete.
Con la lingua impastoiata e la gola riarsa, l’uomo gli diede del pazzo:
>>si vende una cravatta a uno che muore di sete?<<
Il mercante alzò le spalle e continuò il suo cammino nel deserto.
Alla sera, il viaggiatore assetato, che strisciava ormai sulla sabbia, alzò la testa e rimase allibito: era nel piazzale di un lussuoso ristorante, con il parcheggio pieno d’automobili!
Una costruzione grandiosa, assolutamente solitaria, in pieno deserto.
L’uomo si arrampicò a fatica fino alla porta e, sul punto di svenire, gemette:
«Da bere, per pietà!».
«Desolato, signore», rispose il compitissimo portiere, «qui non si può entrare senza cravatta».

Ci sono persone che attraversano il deserto di questo mondo, con una sete smodata di esperienze piacevoli e bramosie di ogni tipo.
Trattando da poveri pazzi quelli che cercano di presentare il Vangelo.
È un messaggio così stupido nel loro deserto!
Ma quando vorranno entrare nell’«Hotel del Signore», verrà loro detto:
«Desolato, qui non si può entrare senza un cuore rinnovato».

- don Bruno Ferrero - 


Cartesio sosteneva che le persone che non sanno prendere una decisione o sono vittime di eccessiva bramosia oppure mancano d'intelletto.



Esiste qualcuno che non sia solo in questa società? 
L'era in cui si forgiava il proprio ego sulla base delle relazioni sociali è finita da un pezzo. 
Adesso che tutti vengono controllati a vista e seguono le norme imposte dal sistema non c'è più spazio per le cerchie sociali, ognuno si è lasciato addomesticare dalla propria quiete personale restando all'interno di una cella d'isolamento.

 Buona giornata a tutti. :-)






lunedì 13 novembre 2017

Da: “Avidità - Come sottrarsi al desiderio del «sempre di più» (3) - Anselm Grün

La bramosia di cose non essenziali

Un'altra forma di avidità è il farsi invischiare nella vita quotidiana pieni di preoccupazioni. 
Si vive la quotidianità in modo tale che si dimentica l'istante e ci si lascia trasportare dalle cose invece di essere presenti a quello che si sta facendo in quel momen­to. E si può anche constatare che in molti ambienti si è perduto il riferimento alla trascendenza, che potrebbe relativizzare il fatto di ruotare attorno a se stessi. 
Molte persone si riducono a organizzare la loro vita per mettersi in evidenza. Si passa la vita in­tera nel progettare il prossimo evento. 
Si va da una esperienza all'altra, ma non si è mai veramente pre­senti. L'avidità si manifesta oggi spesso nell'essere invischiati in cose non essenziali per la propria vita: tutto è secondario, privo di un profondo significato. 
Invece di darsi premura per ciò che è essenziale, e per quello che i greci e i romani chiamavano otium, cioè impegnarsi per raggiungere una più profonda conoscenza della verità, ci si perde in occupazioni per nulla essenziali. 
I greci parlavano della gioia di raggiungere la verità, della gioia della contemplazio­ne. 
Questa gioia cede oggi il posto alle molte forme di frenesia: la frenesia del comperare, la frenesia della velocità. 
E invece di indagare il mistero dell'es­sere umano nel dialogo - il classico symposium dei greci - ci si lascia guidare dalla curiosità e dal tradire il mistero: si spia la vita privata degli altri, invece di spingersi più in profondità nel mistero dell'essere umano.

Anselm Grün -
Da: “Avidità - Come sottrarsi al desiderio del «sempre di più»”, Edizioni Messaggero di Padova



La bramosia di possedere si manifesta, dunque, in diverse modalità: l'avidità di possedere sempre più denaro, di ricavare sempre maggiori profitti, di ac­cumulare ricchezze sempre più grandi; e la bramosia di possedere che si collega con l'avarizia. Questa forma di avidità è diventata perfino accettabile nel­la bella società. Un'azienda ha scelto come slogan pubblicitario: «L'avarizia è una libidine». All'inizio lo slogan ebbe grande successo. Le persone correvano là per l'avidità di trovare i prezzi più bassi possibili. Tuttavia nel frattempo questo slogan fu rimosso, non solo perché molta gente aveva protestato, ma anche perché non aveva più quel grande successo che si era pensato di ottenere. Prima o poi aveva finito il suo servizio, ma aveva mostrato che l'avidità è il motore della nostra economia.
Gli strateghi del marketing sfruttano l'avidità della gente. 
Se riescono a toccare questo tasto, la loro strategia ha successo. 
Perciò il capitalismo non si può concepire senza l'avidità. 
Da un lato ciò ha ripercussioni negative, dall'altro, tuttavia, ha degli aspetti del tutto positivi, poiché l'avidità spinge le persone a sviluppare sempre nuovi prodotti. L'avidi­tà muove l'economia e crea in tal modo nuovi posti di lavoro. Ma anche per la persona singola l'avidità è uno stimolo a godere la vita. 
Chi è assolutamente privo di avidità, corre il pericolo di diventare privo di forza motrice. 
La bramosia di godere la vita in pienezza spinge gli esseri umani a viaggiare in paesi lontani, a vedere e sperimentare cose nuove, a co­gliere la meraviglia e la bellezza dei paesaggi.

Anselm Grün -
Da: “Avidità - Come sottrarsi al desiderio del «sempre di più»”,Edizioni Messaggero di Padova




Buona giornata a tutti. :-)





lunedì 25 settembre 2017

da."Avidità. Come sottrarsi al desiderio del - sempre di più - " (2) - Anselm Grün

Avidità sessuale

Un’altra forma dell’avidità è l’abbandonarsi all’istinto di tendere insaziabilmente verso la sessualità.
Questa desolazione si rivela oggi in misura minore nel modo concreto di sperimentare la sessualità con un amico o un’amica.
Sotto questo aspetto gli psicologi riferiscono che oggi molte persone hanno
piuttosto paura di una sessualità vissuta, perché dovrebbero donarsi all’altro e liberarsi dal proprio ego. Ciò è troppo pericoloso per molte persone.
L’avidità sessuale si manifesta oggi molto più nel  fatto che in misura crescente si ricercano in Internet raffigurazioni sessuali, pornografia infantile o altri spettacoli pornografici. 
Qualcuno è bramoso di vedere ragazzine quattordicenni, un altro giovinetti adolescenti, un terzo vuole uomini adulti o donne mature. 
L’offerta è grande. E chiaramente viene utilizzata da molti.
Le persone che guardano questi spettacoli pornografici in Internet, sono sempre inquiete. Non giungono mai alla calma interiore. Non riescono a
godere del loro tempo libero. Sono incapaci di leggere un libro in tutta tranquillità. Talvolta si tratta di una vera e propria bramosia, si utilizza ogni minuto libero per ricercare in Internet immagini sessuali.
A questa inquietudine si aggiungono poi la cattiva coscienza e pungenti sensi di colpa. 
Queste persone sperimentano soprattutto il disagio interiore di condurre una doppia vita: all’esterno sono, ad esempio, manager pieni di successo, nell’ intimo sono invece persone avide, che sfruttano ogni minuto libero per soddisfare la propria bramosia. 
Ci si sente interiormente lacerati. E si cerca di coprire questa lacerazione con l’irrequietezza.




L’avidità di essere sempre informati e connessi

Nei giovani invece osservo al contrario un comportamento del tutto compulsivo: ogni istante libero controllano nei social network se ci sia qualche nuova notizia da parte di uno o l’altro dei propri amici virtuali.
Si vorrebbe essere continuamente informati sulle attività degli altri. Certamente molti sono spinti dal desiderio ben comprensibile di sentirsi una comunità in mezzo a un mondo diventato anonimo.
Ma in altri è davvero una impellente bramosia di essere continuamente informati sulle azioni altrui.
Questa avidità di avere notizie sui propri amici aumenta ancor più quando diventa grande l’avidità di essere informati su ogni cosa.
Ma oggi on line ci sono così tante informazioni che nessuno può mai
venirne totalmente a capo.
A Hong Kong ho osservato persone che erano sedute in ristorante per la prima colazione. Consumavano il loro cibo come una cosa accessoria. 
L’attività più importante era quella di cercare ogni possibile informazione con i loro smartphone e i loro tablet. 
Quando due persone erano sedute vicine una all’altra per fare colazione, erano di fatto insieme, ma fra di loro non esisteva alcuna comunicazione:
entrambe erano occupate con i loro strumenti.
La bramosia di ricevere tutte le informazioni possibili e di conoscere ogni novità era più grande del bisogno di comunicare con l’altra persona. 
Con tutto questo, non vorrei demonizzare né i nuovi mezzi di comunicazione sociale in generale, né in particolare i social network. 
Sono mezzi che rendono possibili nuovi modi di rimanere collegati l’un con l’altro e di ricevere importanti informazioni. 
Ma l’irrequietezza con cui alcuni utilizzano questi nuovi media appare pervasa dall’avidità.

- Anselm Grün - 
da;"Avidità. Come sottrarsi al desiderio del - sempre di più - ", Editrice Messaggero di Sant'Antonio




end evolution - fine dell'evoluzione

Buona giornata a tutti. :-)



venerdì 25 agosto 2017

da."Avidità. Come sottrarsi al desiderio del - sempre di più - " - Anselm Grün

Da quando esiste il genere umano, il tema dell’avidità è sempre attuale. L’uomo è contrassegnato da una bramosia di voler possedere sempre di più, di non essere mai contento di ciò che gli viene dato.
L’avidità – come dicono ad esempio i saggi della Grecia – danneggia la salute della persona, la rende simile alle bestie. E inoltre distrugge le fondamenta
della comunità umana, è la causa prima di lotte e di guerre.
Tutti i saggi di questo mondo hanno descritto l’avidità e indicato le vie attraverso le quali una persona può liberarsi dall’avidità, sia che si tratti
del Buddismo, che considera la bramosia del desiderio come la fonte vera e propria del dolore, sia che prendiamo in considerazione la filosofia greca o
romana, oppure i saggi dell’Antico Testamento, nei quali si congiungono la sapienza greca ed ebraica.
Tuttavia, accanto ai suoi elementi distruttivi, l’avidità ha in sé anche qualcosa di stimolante e di piacevole.
Ciò è stato bene espresso e ripetutamente affermato dal teologo evangelico Friedrich Schorlemmer nel suo libro Die Gier und das Glück:
"L’avidità, in quanto manifestazione elementare, estremamente
espressiva di vita, nella quale si nasconde anche molto del nostro desiderio di felicità e di pienezza di vita, può essere anche un’indispensabile forza vitale."
Si tratta dunque non di estirpare l’avidità dall’essere umano, perché diventerebbe una persona senza alcuna forza propulsiva.
Si tratta piuttosto di trasformare l’energia distruttiva dell’avidità in una forza che doni vita.


La caratteristica distruttiva dell’avidità

I modi in cui l’avidità diventa distruttiva sono oggi molto diffusi. 
L’avidità ha molte sfaccettature.
Parliamo della bramosia di guadagno, solo per il desiderio di possedere, e della bramosia di vendetta.
Parliamo della bramosia di lucro, che non tende soltanto a possedere sempre più denaro, ma che mira anche a ottenere il massimo ricavo dal proprio investimento.
Le persone avide di lucro sono contente solo quando possono ricavare il massimo guadagno dai loro affari e perciò cercano di ingannare tutti
gli altri.
Schorlemmer parla perfino di un «virus» dell’avidità, che nasconde in se stesso qualcosa di aggressivo e insaziabile (cf. ivi, 16). 
Questo virus dell’avidità si manifesta in modalità di comportamento del tutto diverse tra loro e quindi – secondo il medesimo autore – sono infettati dello stesso virus, ad esempio, anche quelli che amano parlare troppo o hanno la mania di prendere il sole, quando non sono capaci di smettere una buona volta di parlare oppure cercano di essere sempre abbronzati. 
Il fondamento dell’avidità è l’egocentrismo, che non solo fa ruotare gli altri attorno a se stessi, ma è innamorato di sé. 
Ciò si manifesta oggi nel fenomeno del narcisismo, che secondo gli psicologi sta aumentando sempre di più. 
Ciò significa che non si riceve mai abbastanza attenzione. 
Si è costretti a coprire il proprio abbandono interiore con una sempre maggiore stima proveniente dall’esterno. 
È un’avidità che spinge a mettersi continuamente in mostra. 
Si manifesta oggi non solo nella ricerca di prostituirsi pubblicamente, cioè di rendere interessante il proprio corpo imbellettato per presentarsi in televisione. 
L’avidità si manifesta anche nel fatto che uno si sente obbligato a mettere continuamente in mostra se stesso di fronte agli amici virtuali mediante i contatti nei nuovi mezzi di comunicazione sociale (social network). 
Si vive soltanto se ci si mette in mostra. 
La capacità di gustare qualcosa da soli, di rimanere da soli con i propri pensieri, è andata chiaramente perduta. 
A questa necessità di dover continuamente metter in mostra se stessi si addice un linguaggio che conosce soltanto superlativi. 
Tutto ciò che sono e che faccio, deve per forza essere «super», «pazzesco». 
Questa necessità conduce a trascurare ciò che non è visibile e poco appariscente.

- Anselm Grün - 
da: "Avidità. Come sottrarsi al desiderio del - sempre di più - ", Editrice Messaggero di Sant'Antonio



Buona giornata a tutti. :-)








lunedì 10 novembre 2014

La vita è come una partita a scacchi - Tommaso Notarstefano

La vita è come una partita a scacchi;
assaporeremo il condimento dei successi e degli insuccessi,
conosceremo il sapore delle vittorie e delle sconfitte,
apprezzeremo il gusto delle gioie e dei dolori,
conosceremo il significato del sacrificio e della sofferenza,
daremo estro e senso ad una combinazione creativa,
vedremo i nostri sbagli e cercheremo di porvi rimedio,
sprigioneremo la nostra fantasia e il nostro talento,
misureremo la nostra pazienza e la nostra crescita,
sopporteremo con più serenità il peso della fatica,
miglioreremo il nostro carattere, mossa dopo mossa,
comprenderemo l'importanza del nostro tempo,
di quello consumato e di quell'altro rimasto a disposizione.

A fine partita non saremo più dei dilettanti allo sbaraglio, diventeremo dei Maestri di vita e d'arte, saremo perfetti, pieni di virtù e di nuove conoscenze, per questo siamo stati chiamati sin dall'inizio dell'eternità a scoprire questo gioco, per essere pronti a insegnare e a trasmettere agli altri, quelli che verranno dopo di noi, i valori e gli ideali della grande bellezza della nostra vita.

Solleveremo il calice per brindare alla felicità e alla vittoria!

- Tommaso Notarstefano - 
da "Il gioco universale"


Dipinto: ( Michael Cheval)

“È decisivo che l’uomo sia orientato verso l’infinito. È il problema essenziale della sua vita. Quanto più un uomo corre dietro ai falsi beni e quanto meno è sensibile a ciò che è essenziale, tanto meno soddisfacente è la sua vita. 
Si sentirà limitato, perché limitati sono i suoi scopi. 
Se riusciamo a capire e a sentire che già in questa vita abbiamo un legame con l’infinito, i nostri desideri e i nostri atteggiamenti mutano...
Se possiede un granello di saggezza, deporrà le armi e chiamerà l’ignoto con il più ignoto, ignotum per ignotius, cioè con il nome di Dio.»

- Carl G. Jung - 

Da: Ricordi sogni riflessioni, pp. 413-414




La felicità non dipende dal verificarsi di determinate condizioni. Al contrario, determinate condizioni si verificano come risultato della felicità.

- Neal Donald Walsch -




Non possiamo essere egoisti, non possiamo essere che una preda. L’avaro è divorato dall’oro, il libertino dalla donna, il santo da Dio. Il problema non sta nel concedersi o nel rifiutarsi, ma nel sapere a chi ci si dona.

- Gustave Thibon -

Da:”Il pane di ogni giorno”
Morcelliana, Brescia 1949, p. 13



Buona giornata a tutti :-)





lunedì 13 ottobre 2014

Il pescatore

Sul molo di un piccolo villaggio messicano, un turista americano si ferma e si avvicina ad una piccola imbarcazione di un pescatore del posto.
Si complimenta con il pescatore per la qualità del pesce e gli chiede quanto tempo avesse impiegato per pescarlo. Il pescatore risponde: "Non ho impiegato molto tempo" e il turista: "Ma allora, perchè non è stato di più, per pescarne di più?"
Il messicano gli spiega che quella esigua quantità era esattamente ciò di cui aveva bisogno per soddisfare le esigenze della sua famiglia. 

Il turista chiese: "Ma come impiega il resto del suo tempo?"
E il pescatore: "Dormo fino a tardi, pesco un pò, gioco con i miei bimbi e faccio la siesta con mia moglie. La sera vado al villaggio, ritrovo gli amici, beviamo insieme qualcosa, suono la chitarra, canto qualche canzone, e via così, trascorro appieno la vita."
Allorchè il turista fece:  "La interrompo subito, sa sono laureato ad Harvard, e posso darle utili suggerimenti su come migliorare. Prima di tutto dovrebbe pescare più a lungo, ogni giorno di più. Così logicamente pescherebbe di più. 
Il pesce in più lo potrebbe vendere e comprarsi una barca più grossa. Barca più grossa significa più pesce, più pesce significa più soldi, più soldi più barche… Potrà permettersi un’intera flotta! Quindi invece di vendere il pesce all’uomo medio, potrà negoziare direttamente con le industrie della lavorazione del pesce, potrà a suo tempo aprirsene una sua. In seguito potrà lasciare il villaggio e trasferirsi a Mexico City o a Los Angeles o magari addirittura a New York! Da lì potrà dirigere un’enorme impresa!"
Il pescatore lo interruppe:  "Ma per raggiungere questi obiettivi quanto tempo mi ci vorrebbe?"
E il turista: " 20, 25 anni forse", quindi il pescatore chiese:  "….e dopo?"
Turista: "Ah dopo, e qui viene il bello, quando il suoi affari avranno raggiunto volumi grandiosi, potrà vendere le azioni e guadagnare miliardi!"
E il pescatore: "miliardi? e poi?"
Turista: "Eppoi finalmente potrà ritirarsi dagli affari e andare in un piccolo villaggio vicino alla costa, dormire fino a tardi, giocare con i suoi bimbi, pescare un pò di pesce, fare la siesta, passare le serate con gli amici bevendo qualcosa, suonando la chitarra e trascorrere appieno la vita".







L'uomo non ama il cambiamento perché cambiare significa guardare in fondo alla propria anima con sincerità mettendo in contesa se stessi e la propria vita. Bisogna essere coraggiosi per farlo, avere grandi ideali. La maggior parte degli uomini preferisce crogiolarsi nella mediocrità e fare del tempo lo stagno della propria esistenza 

- Erasmo da Rotterdam - 


Non abbiate paura delle vostre ferite, dei vostri limiti, della vostra impotenza.
Perché è con quel bagaglio che siete d'aiuto e non con le vostre presunte forze, con il vostro presunto sapere.

 - Frank Ostaseski - 





"Conserva l'amore nel tuo cuore. Una vita senza amore è come un giardino senza sole dove i fiori sono morti. La coscienza di amare ed essere amati regalano tale calore e ricchezza alla vita che nient'altro può portare."

(Oscar Wilde)






Buona giornata a tutti :-)





domenica 19 maggio 2013

Preghiera dopo il pasto - Madre Teresa di Calcutta

Eccoci a te, o Padre del cielo,
eccoci a rinnovarti il nostro tributo
di rispetto e di affetto.
Come con te abbiamo iniziato questo giorno,
così con te desideriamo continuarlo.
Tu, centro di tutto, in cui noi cerchiamo
conforto e riposo,
e altro riposo non cerchiamo
fuori di te.
Eccoci a supplicarti di nuovo:
dà vigore e forza,
in modo da completare il lavoro del giorno
e riparare le colpe commesse
fino a questo momento.
Concedici, o Signore,
gli aiuti necessari allo scopo,
e vieni nei nostri cuori
e sii tu stesso la nostra forza,
il nostro sostegno e la nostra difesa.


Amen.



(madre Teresa di Calcutta)

Fonte: Preghiere per l'amore, Madre Teresa, Ed. Piemme, 1991. pag. 51



Dicono che chi è sazio non può capire chi è affamato; io aggiungo che un affamato non capisce un altro affamato.

Fëdor Dostoevskij, Umiliati e offesi, 1861


"L'etica dà fastidio a chi adora il denaro, non condividere i beni con i poveri è derubarli." 

Papa Francesco, omelia del 16 maggio 2013)



Amore alla preghiera, sentire il bisogno di pregare spesso durante il giorno e preoccuparsi di pregare.
Se volete pregare meglio, dovete pregare di più. La preghiera allarga il cuore fino al punto di essere in grado di contenere il dono di Dio stesso.
Cercate e chiedete e il vostro cuore diventerà abbastanza grande da riceverlo e da tenerlo con voi. 


- Madre Teresa di Calcutta - 



Fate che chiunque venga a voi se ne vada sentendosi meglio e più felice. La gioia deve  essere contagiosa!

- Madre Teresa di Calcutta -

Buona giornata a tutti:-)