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martedì 8 aprile 2014

Come la candela che arde - San Luigi Orione


Quando si nasce, e ci portano al battesimo, si prende e si accende una di quelle candele benedette e la si mette nelle mani del padrino e della madrina che fanno per noi le promesse...
Ma la candela si accende anche quando si muore, nell'atto in cui si raccomanda l'anima, nell'atto in cui essa sta per passare da questo mondo all'altra vita, quando il sacerdote pronuncia le parole: "Presto, o anima, ritorna al Padre che ti ha creato, ritorna al Figlio che ti ha redenta, ritorna allo Spirito che ti ha illuminata, che ti ha riempita di carismi"...

La candela che si accende quando si è fatti cristiani sarà presente allorquando dovremo rendere conto del come si è condotta la vita, se veramente ci siamo mostrati veri seguaci di Cristo. 
Con il Battesimo, siamo dunque noi stessi come candele accese che dovranno rendere conto della qualità della propria luce. 
Le proprietà della candela sono diverse: la candela è diritta, e noi dobbiamo essere diritti, retti, sempre retti, sempre mostrarci retti se vogliamo essere veramente seguaci di Gesù Cristo.

Dobbiamo morire pur di essere sempre moralmente retti, se vogliamo veramente essere cristiani. 
La candela è bianca e noi dobbiamo mantenere bianca la nostra anima, coltivare nella nostra anima la virtù della purezza che ci fa bianchi all'occhio del Signore; virtù che è il giglio delle virtù, la bella virtù. Virtù che in modo grande splendette nella Vergine Santa... 


La candela è ardente, manda luce, è calda. Così deve essere la vita nostra; non tiepida, non smorta, ma calda. 
Dobbiamo ardere ed ardere di un amore grande di Dio e del prossimo.

Dobbiamo fare sì che il Comandamento dell'amore sia in noi. Facciamolo ardere l'amore nel nostro petto; facciamolo affogare nel nostro cuore. Facciamo splendere la bella virtù... Dobbiamo essere lucerna ardente sicché tutti vedano, nella luce nostra, risplendere la luce di Dio, sentano il Signore, sentano la vita di Dio, la verità di Dio. 

Andiamo da Gesù Eucaristia ad imparare la rettitudine, la purezza, una vita calda di amore a Dio e al prossimo.

La candela poi si offre e si consuma, in generale, davanti all'immagine dei Santi e davanti al Santissimo. E così deve ardere, splendere, consumarsi la nostra vita, deve consumarsi davanti a Dio. 

La nostra vita sia come la candela che arde, splende e si consuma per amore di Dio e del suo Regno.

San Luigi Orione
























“L’uomo e la donna misericordiosi hanno un cuore largo, largo: sempre scusano gli altri e pensano ai loro peccati... 
Questo è il cammino della misericordia che dobbiamo chiedere. Ma se tutti noi, se tutti i popoli, le persone, le famiglie, i quartieri, avessimo questo atteggiamento, quanta pace ci sarebbe nel mondo, quanta pace nei nostri cuori! 
Perché la misericordia ci porta alla pace. 
Ricordatevi sempre: ‘Chi sono io per giudicare?’. 
Vergognarsi e allargare il cuore. Che il Signore ci dia questa grazia”.

Papa Francesco Omelia Casa Santa Marta, 17 Marzo 2014


















 "Pregate con grande fiducia, con fiducia fondata sulla bontà e sulla generosità infinita di Dio nonché sulle promesse di Gesù Cristo. 
Dio è una sorgente di acqua viva che si riversa incessantemente nei cuori di coloro che pregano". 


(San Luigi Maria Grignion de Monfort)




“Cosa fanno gli ipocriti? Si truccano, si truccano da buoni: fanno faccia di immaginetta, pregano guardando al cielo, facendosi vedere, si sentono più giusti degli altri, disprezzano gli altri. 
‘Mah – dicono – io sono molto cattolico, perché mio zio è stato un grande benefattore, la mia famiglia è questa e io sono… ho imparato… conosciuto il vescovo tale, il cardinale tale, il padre tale… Io sono…’. 
Si sentono migliori degli altri. 
Questa è l’ipocrisia. Il Signore dice: ‘No, quello no’. Nessuno è giusto da se stesso. 
Tutti abbiamo bisogno di essere giustificati. E l’unico che ci giustifica è Gesù Cristo”.


Papa Francesco,18 marzo 2014, Casa Santa Marta



















Buona giornata a tutti :-)



lunedì 10 giugno 2013

Lasciati accendere!

Un vecchio aneddoto recita di una candela riottosa che non voleva ardere. Questo non si era mai visto: una candela che rifiuta di accendersi.
Tutte le candele dell’armadio inorridirono.
Una candela che non voleva accendersi era una cosa inaudita!
Tutte le candele desiderano essere messe sul lucerniere e ardere ed illuminare la stanza quando le ombre della sera scendono rivestendo con una fitta coltre di buio le case degli uomini.
Tutte, eccetto quella giovane candela rossa e dorata, che ripeteva ostinatamente: «No e poi no! Io non voglio bruciare. Quando veniamo accese, in un attimo ci consumiamo. Io voglio rimanere così come sono: elegante, bella, e soprattutto intera!». 
«Se non bruci è come se fossi già morta senza essere vissuta» replicò un grosso cero, che aveva già illuminato molte notti. «Tu sei fatta di cera e stoppino, ma questo è niente. Quando bruci sei veramente tu e sei completamente felice». 
«No, grazie tante» rispose la candela rossa. «Ammetto che il buio, il freddo e la solitudine sono orribili, ma è sempre meglio che soffrire per una fiamma che ti brucia». 
«La vita non è fatta di parole e non si può capire con le parole, bisogna passarci dentro» continuò il cero. «Solo chi impegna il proprio essere cambia il mondo e nello stesso tempo cambia se stesso. Se lasci che solitudine, buio e freddo avanzino, avvolgeranno il mondo». 
«Vuoi dire che noi serviamo a combattere il freddo, le tenebre e la solitudine?». 
«Certo» ribadì il cero. «Ci consumiamo e perdiamo eleganza e colori, ma diventiamo utili e stimati. Siamo i cavalieri della luce». 
«Ma ci consumiamo e perdiamo forma e colore». 
«Sì, ma solo così possiamo vincere il buio della notte e il gelo del mondo» concluse il cero. 
Così anche la candela rossa e dorata si lasciò accendere. 
Brillò nella notte con tutto il suo cuore e trasformò in luce la sua bellezza, come dovesse sconfiggere da sola tutto il freddo e il buio del mondo. 
La cera e lo stoppino si consumarono piano piano, ma la luce della candela continuò a splendere a lungo negli occhi e nel cuore degli uomini per i quali era bruciata. 
«Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa». 

«Signore, fa’ di me una lampada: brucerò me stesso, ma avrò dato luce agli
 altri».



"L'allegria non ha mai nuociuto alla santità" (S. Filippo Neri)



"Tutti dicono: “Ma tutti fanno così, perché non io?”
No, io no, perché voglio vivere secondo Dio.
Sant’Agostino una volta ha detto: “I cristiani sono quelli che non hanno le radici in giù come gli alberi, ma hanno le radici in su, e vivono questa gravitazione non nella gravitazione naturale verso il basso”.
Preghiamo il Signore perché ci aiuti ad accettare questa missione di vivere come dispersi, come minoranza, in un certo senso; di vivere come stranieri e tuttavia di essere responsabili per gli altri e, proprio così, dando forza al bene nel nostro mondo."
 
- Papa Benedetto XVI -



"Chi sono io per prendermi cura degli altri? Questa affermazione, vi ricordate, chi l’ha fatta per primo? Caino. «Sono forse io colui che deve nutrire suo fratello?» Questa affermazione criminale, questa frase di morte è un peccato che viene dall’infanzia delle persone che crescono in un modo di pensare egoistico inculcato in loro, sono uomini e donne educati in questo modo."

Jorge Mario Bergoglio, Omelia nella solennità di san Raimondo Nonnato, Buenos Aires, 31 agosto 2005



Quale immagine potrei creare per rappresentare Dio, dal momento che, se ben rifletti, l’uomo stesso è l’immagine di Dio? Quale tempio potrei costruirgli, se tutto questo universo, strutturato per opera sua, non basta a contenerlo? E se io, che sono un uomo, dispongo di una dimora più ampia, potrei confinare in un tempietto la potenza di una maestà così grande? Non è forse meglio dedicargli un tempio nella nostra mente, anzi consacrare la sua presenza nell’ intimo del cuore? 
 

 - Minucio Felice, Ottavio 32, 1-2 -