Visualizzazione post con etichetta eutanasia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta eutanasia. Mostra tutti i post

giovedì 17 maggio 2018

Da “Il padrone del mondo” di Robert Hugh Benson

Una settimana dopo, svegliatasi verso l'alba, Mabel non ricordava più dove fosse; chiamò ad alta voce Oliviero, girò gli occhi stupiti intorno alla camera insolita... poi ritornò in se e tacque.
Negli otto giorni trascorsi in quel rifugio fu sottoposta alla prova; oggi restava libera di mettere in esecuzione ciò per cui era venuta.
Il sabato della settimana precedente subì l'esame davanti ad un magistrato speciale confidandogli, sotto le abituali condizioni di segreto, nome, età, domicilio ed i motivi per i quali domandava 1'applicazione della eutanasia.
Non occorre dire che fu promossa a meraviglia.
Scelse poi Manchester, come città abbastanza lontana ed abbastanza grande da sottrarla alle ricerche di Oliviero: infatti, della sua fuga nessuno poté scoprire le tracce.
Non ebbe sentore alcuno dei sospetti di suo marito, giacché in simili casi la polizia si incaricava di proteggere i fuggitivi: l'individualismo era ammesso unicamente in quanto permetteva di abbandonare la vita a coloro che ne sentivano tedio.
E Mabel ricorse senza dubbio a questo espediente legale, non potendo appigliarsi ad altri: lo stiletto esigeva coraggio e risoluzione; l'arma da fuoco le faceva ribrezzo; e il veleno, sotto il nuovo regime di polizia rigorosa, difficile oltremodo a procurarsi.
Ma poi ella voleva sottoporre ad una seria prova il suo divisamento e rendersi ben certa che non le rimaneva altra via di uscita.
Ora si sentiva più sicura che mai.
L'idea di morire, concepita per la prima volta tra le sofferenze atroci che le fecero provare i moti violenti dell'ultimo giorno dell'anno, era stata presto respinta dallo specioso argomento che l'uomo immaturo era ancora soggetto a ricadute; ma in seguito quel pensiero le riapparve qual demone tentatore, proprio nella luce meridiana fattasi a lei dintorno per le dichiarazioni di Felsemburgh.
E il demone le stava sempre davanti, per quanto cercasse di resistergli, illudendosi che quella dichiarazione che l'aveva riempita di orrore, non diverrebbe mai un fatto compiuto.
Finalmente, quando la teoria politica passò in legge deliberata, Mabel cedé con tutta l'anima alla tentazione.
Da quel momento erano passati otto giorni senza che ella sentisse mai vacillare il proposito.
Però aveva cessato di condannare, persuasa oramai che ogni recriminazione era inutile: sapeva di non poter reggere davanti al fatto di non riuscire a comprendere la nuova fede, e che per lei, comunque fosse per gli altri, non vi era più speranza... Oltre a ciò non lasciava figli...
Quegli otto giorni, stabiliti per legge, furono abbastanza tranquilli.
Mabel aveva portato seco denaro sufficiente per entrare in una di quelle private Case di Rifugio fornite di tutti gli agi convenienti alla vita signorile.
Le infermiere si erano mostrate gentili e riguardose, in modo che ella non ebbe a lagnarsi di loro.
Naturalmente dovette soffrire dapprima per le reazioni inevitabili: passò la prima notte in uno stato da far pietà, coricata nel buio soffocante di quella stanza, mentre tutta la sua natura sensibile protestava e lottava contro il destino che voleva così. Reclamava le cose familiari, la promessa di nutrimento, di aria, di consorzio umano; e ritraeva la faccia inorridita davanti all'abisso tenebroso verso il quale si avviava irrevocabilmente.
Nella lotta affannosa ebbe momenti di calma, solo quando una voce più profonda le mormorava l'avviso che non fosse la morte fine di ogni cosa.
Sul fare del mattino ella rinvenne; e la volontà riacquistato il suo potere, cancellò definitivamente ogni segreta speranza di vivere.
Dovette inoltre soffrire per una più positiva paura, ricordando le scandalose rivelazioni, che dieci anni prima misero sottosopra tutta l'Inghilterra, e portarono gli stabilimenti di eutanasia sotto la sorveglianza del governo.
Era un fatto accertato che, per anni ed anni, nei grandi laboratori di vivisezione servirono per le esperienze soggetti umani; a molti, che, per togliersi dal mondo come lei, entrarono nelle case private di eutanasia, fu somministrato un gas, che sospendeva le funzioni vitali invece di annientarle...
Ma, tutto passò con il nuovo giorno: tali cose non si potevano ripetere sotto il nuovo regime, almeno in Inghilterra.
Appunto per queste ragioni ella non era corsa a cercar la morte sul Continente Europeo; laggiù, dove la logica superava il sentimento, il materialismo andava sino in fondo: se gli uomini non erano che puri e semplici animali... la conclusione veniva da sé......
Intorno alla moralità dell'atto che stava per compiere, alla relazione cioè che passava tra questo e la vita comune degli uomini, non aveva il minimo dubbio: credeva, insieme con tutti gli Umanitaristi, che, come i dolori del corpo giustificavano all'occorrenza il suicidio, così pure i dolori dello spirito.
Quando il disagio fosse giunto ad un grado tale da rendere l'individuo inutile a se stesso ed agli altri, il suicidio diveniva l'atto più caritatevole che potesse esser compiuto.
Certo, non aveva mai pensato, ai suoi giorni, di doversi trovare in simile condizione; si era sentita, anzi, anche troppo attaccata alla vita....
Eppure vi si trovava adesso: la necessità di finirla era dunque fuori di questione.
Riandò più volte in quel tempo all'abboccamento avuto con Mr. Francis.
Recatasi da lui quasi per un impulso istintivo, Mabel voleva udire anche l'altra parte; sapere cioè se il Cristianesimo fosse così ridicolo come aveva creduto sempre.
Ridicolo non era di certo; le parve, anzi, estremamente patetico... un dramma seducente, un brano squisito di poesia!
E sarebbe stata ben felice di credervi; ma sentiva di non potere.
No!
Un Dio trascendente era assurdo, sebbene non fosse meno assurda una Umanità Infinita.
Ma poi... l'incarnazione...
Basta! non se la sentiva!...
Dunque nessuna via di uscita: la religione umanitaria era l'unica vera, l'uomo era Dio o per lo meno la sua più alta manifestazione; ma con questo Dio ella non voleva più aver che fare!......

- Robert Hugh Benson - 
Da “Il padrone del mondo”, Città Armoniosa, 1979



Io penso che sia necessaria una nuova definizione del termine «eutanasia». Non c'è una vera differenza tra «lasciar morire» (interrompendo l'accanimento terapeutico), «aiutare a morire» (sedando il male e il dolore con dosi sempre più elevate di oppiacei) e «provocare il morire» (somministrando un farmaco o un'iniezione letali). 
Tutti e tre questi percorsi sfociano, infatti, nella morte. Chiesta o cercata; solo perché la sofferenza ha toccato limiti insopportabili, che sviliscono ogni dignità umana. 
È diritto dell'uomo chiedere la morte, se è stato colpito da una malattia inguaribile e irreversibile? 
La risposta non può essere che affermativa, perché la vita è un diritto, e non un dovere. 
Scegliere la morte per evitare sofferenze intollerabili fa parte dei diritti inalienabili della persona, e non si può affermare che la vita è un bene «non disponibile» da parte dell'individuo senza negare il concetto stesso di libertà, sottoponendolo a categorie morali che non possono che essere collettive, e che quindi, di fatto, cancellano l'individuo e negano la sua libera autodeterminazione.

- Umberto Veronesi -
da: "Il diritto di non soffrire", Ed. Mondadori



Le leggi sul suicidio assistito sono contro la legge di Dio La pratica del suicidio va contro il 5 ° comandamento: “Non uccidere”
Questo comandamento proibisce l’omicidio di se stessi o l’uccisione altrui. 
Lo Stato non ha il diritto di approvare leggi contrarie alla legge morale e divina. E tutte le persone di buona volontà devono respingere con fermezza il suicidio assistito e difendere la moralità e la retta ragione.
Sapete qual è la differenza tra civiltà e barbarie? La differenza è il rispetto della legge naturale. Anche i pagani sapevano quanto la legge naturale fosse radicata nella nostra natura umana razionale. Tendiamo a fare il bene ed evitare il male.
Così, per uccidere se stessi o per “aiutare” un’altra persona a uccidersi, frantumiamo tale principio fondamentale del diritto naturale e apriamo la strada a una nuova “età della pietra” del “cane mangia cane” ferocemente barbarica.
E – come dimostra la storia – il divario tra “suicidio assistito” e suicidio obbligatorio può essere molto stretto.
Chi può garantire che legalizzare oggi il “suicidio assistito” non prepari la strada a una nuova versione dei forni crematori di Auschwitz domani?

da: www.amicidilazzaro.it/index.php/10-ragioni-contro-il-suicidio-assistito/


Buona giornata a tutti. :-)






mercoledì 23 agosto 2017

Inno alla vita – Papa Giovanni Paolo II

La vita è dono meraviglioso di Dio e nessuno ne è padrone,
l'aborto e l'eutanasia sono tremendi crimini contro la dignità dell'uomo,
la droga è rinuncia irresponsabile alla bellezza della vita,
la pornografia è impoverimento e inaridimento del cuore.
La malattia e la sofferenza non sono castighi ma occasioni per entrare nel cuore del mistero dell'uomo; nel malato, nell'handicappato, nel bambino e nell'anziano, nell'adolescente e nel giovane, nell'adulto e in ogni persona, brilla l'immagine di Dio.
La vita è un dono delicato, degno di rispetto assoluto: Dio non guarda all'apparenza ma al cuore; la vita segnata dalla Croce e dalla sofferenza merita ancora più attenzione, cura e tenerezza.
Ecco la vera giovinezza: è fuoco che separa le scorie del male dalla bellezza e dalla dignità delle cose e delle persone; è fuoco che riscalda di entusiasmo l'aridità del mondo; è fuoco d'amore che infonde fiducia ed invita alla gioia.

(Beato Giovanni Paolo II)





La Chiesa non cessa mai di proclamare la verità che la pace nel mondo affonda le sue radici nel cuore degli uomini, nella coscienza di ogni uomo e di ogni donna. 
La pace può essere soltanto il frutto di un cambiamento spirituale, che inizia nel cuore di ogni essere umano e che si diffonde attraverso le comunità. 
La prima di queste comunità è la famiglia. 
È la famiglia la prima comunità ad essere chiamata alla pace, e la prima comunità a ricercare la pace – pace e amicizia fra gli individui e i popoli. 

san Giovanni Paolo II, papa




"(...) vorrei scongiurare quel rischio, che non credo sia del tutto ipotetico, che questo sistema di staccare quando un gruppo ritiene si debba staccare, passi dal bambino, malato speciale come Charlie, agli adulti, e che qualcuno un giorno possa venire a dire anche a me, quando è ora, che è tempo di staccare.
Io lascio detto già adesso che non voglio che nessuno stacchi nulla, si staccherà l’anima quando riterrà che il corpo sia diventato insufficiente per contenerla".

- card. Elio Sgreccia - 


giovedì 3 marzo 2016

L'eutanasia e Oriana Fallaci

Undici anni fa, il 31 marzo 2005, veniva assassinata " per legge" Terri Shindler...

Oriana Fallaci la ricordava così ...
"Quella era una donna che capiva. Che pensava, che ragionava. 
Io sono certa che la sua lunga agonia, la sua interminabile esecuzione effettuata attraverso la fame e la sete, Terri l'abbia vissuta consapevolmente".
Io non sono capace di guardare certe cose con distacco, indifferenza, freddezza… - dice Oriana - Ma poche volte ho sofferto quanto per questa donna innocente, uccisa dall'ottusità della Legge e dalla crudeltà di un Barbablù. Nonostante la mancanza di sangue, di manifesta brutalità, v'è qualcosa di particolarmente mostruoso nella morte di Terri Schindler".
Intende dire Terri Schiavo?
"Io non dico mai Terri Schiavo. Mi sembra una beffa, una crudeltà supplementare, chiamarla col cognome di suo marito. Era nata come Theresa Marie Schindler, povera Terri. E se la sapessero tutta, penso che anche gli italiani direbbero Terri Schindler e non Terri Schiavo... 

Ho l'impressione che in Italia anzi in Europa la gente non sia stata ben informata. Che sia i giornali, sia le televisioni abbiano sottolineato la sensazionalità della faccenda, non i suoi retroscena. 
Io invece l'ho seguita giorno per giorno ed ora per ora, qui in America, e l'effetto è stato così disastroso che non credo più alla Legge. 
Cristo per tutta la vita ho invocato la Legge. Anche per combattere l'incompreso flagello che stiamo subendo con l'invasione islamica dell'Occidente, ho sempre invocato la Legge... 
Ma la morte di Terri è riuscita laddove essi non erano riusciti, ed oggi penso che ottenere giustizia attraverso la Legge sia un terno al lotto. Se mi sbaglio, se la Legge significa davvero Giustizia, Equità, Imparzialità, me lo si dimostri incriminando i magistrati che per ben dodici volte si sono accaniti su quella creatura colpevole soltanto d'essere una malata inguaribile...
In testa a loro, quel George Greer che per primo accolse l'istanza di barbablù e ordinò di staccare la spina cioè di togliere a Terri il feeding-support: il tubo nutritivo..."
Quindi secondo lei, i primi responsabili sono i magistrati?
"...Oggi in America il rischio della dittatura non viene dal potere esecutivo: viene dal potere giudiziario.. E nel resto dell'Occidente, lo stesso. Pensi all'Italia dove, come ha ben capito la sinistra che se ne serve senza pudore, lo strapotere dei magistrati ha raggiunto vette inaccettabili. Impuniti e impunibili, sono i magistrati che oggi comandano. Manipolando la Legge con interpretazioni di parte cioè dettate dalla loro militanza politica e dalle loro antipatie personali, approfittandosi della loro immeritata autorità e quindi comportandosi da padroni come i Padreterni della Corte Suprema statunitense... Chi osa biasimare o censurare o denunciare un magistrato, in Italia? Chi osa dire che per diventar magistrato bisognerebbe essere un santo o almeno un campione di onestà e di intelligenza, non un uomo di parte e di conseguenza indegno d'indossare la toga? Nessuno. Hanno tutti paura di loro".
E al secondo posto delle responsabilità chi ci mette?
"...A pari merito ci metto i medici anzi i becchini travestiti da medici che ai magistrati hanno fornito gli elementi necessari ad emettere quella sentenza di morte. Che hanno definito Terri un cervello spento, un corpo senz'anima, un essere in stato vegetativo irreversibile... Oggigiorno Ippocrate non va più di moda e nella maggior parte dei casi la medicina è un business, un cinico strumento per arraffare soldi o tentare di ottenere lo screditato premio Nobel. Però so che lo stato vegetativo non è la morte cerebrale e che il termine stato-vegetativo-irreversibile è molto controverso...
Sta dicendo che lo stato-vegetativo di Terri non era irreversibile?
Lo stato-vegetativo si distingue dal coma in modo molto preciso. 

Il coma è un sonno continuo. Lo stato-vegetativo è un alternarsi di sonno e di veglia durante il quale il malato vede, capisce, reagisce agli stimoli. 
La prova è fornita da un video trasmesso da tutte le televisioni del mondo. Quello nel quale sua madre si china a baciarla e Terri si illumina veramente come un albero di Natale... 
A portare testimonianza in questo senso sono state anche le infermiere che la curavano. Due di loro raccontano addirittura che, a veder Barbablù, Terri si comportava in modo completamente diverso da quello in cui si comportava coi genitori. Chiudeva gli occhi oppure distoglieva lo sguardo, assumeva un'espressione ostile, taceva ostinatamente, e altro che stato-irreversibile! Quella era una donna che capiva. Che pensava, che ragionava. 
Io sono certa che la sua lunga agonia, la sua interminabile esecuzione effettuata attraverso la fame e la sete, Terri l'abbia vissuta consapevolmente".
Eppure il 67% degli americani ha approvato la decisione dei giudici...
Ne deduco che nella nostra società parlare di Diritti-Umani è davvero un'impostura, una farisaica commedia... Ne deduco che nella nostra società, per non essere gettati dalla rupe Tarpea, bisogna essere sani, belli e in grado di partecipare alle Olimpiadi o almeno giocare la fottuta partita di calcio. Beh, allora eliminiamoli tutti quei cittadini inutili... Anche se sono sordi come Beethoven che da sordo scrisse l'Eroica. Anche se sono ciechi come Omero che da cieco scrisse ll'Iliade e l'Odissea. 

O come Milton che da cieco scrisse il Paradiso perduto poi il Paradiso ritrovato. Anche se sono rachitici e gobbi come Leopardi che da rachitico e gobbo scrisse A Silvia e L'Infinito. 
O anche se sono tetraplegici come Stephen Hawking, da circa cinquant'anni immobilizzato da una sclerosi amiotrofica e da almeno dieci incapace di parlare..."
E per incominciare eliminiamo subito anche me, senza attendere che mi ammazzino i musulmani dai quali sono stata condannata a morte non con l'avallo della società ma con quello di Allah. Anch'io sono un malato inguaribile. Lungi dal curarmi con lo sciroppo per la tosse o dal definire il mio Alieno (la Fallaci soffre di un tumore ndr) 'un tipico reumatismo'. Anch'io sono colpevole. Anch'io merito d'essere scaraventata dalla Rupe della Fame e della Sete".
E l'eutanasia?
"...La parola eutanasia è per me una parolaccia. Una bestemmia nonché una bestialità, un masochismo. Io non ci credo alla buona-Morte, alla dolce-Morte, alla Morte-che-Libera-dalle-Sofferenze. La morte è morte e basta. 

Ma predicarlo non serve a nulla. Forse grazie ai kamikaze, alle loro stragi alle loro decapitazioni, l'islamico Culto della Morte sta avanzando in Occidente a un ritmo inesorabile. Sta conquistando l'America dove in Florida, in California, nel Vermonti, in Alabama, nell'Oregon, nel Michigan passano leggi sul suicidio assistito. E sperare che ciò non avvenga anche in Europa, in Eurabia, quindi in Italia, è ormai vano. 'L'onda si rovescerà sull'Europa, sull'Italia dove si copiano sempre sempre gli altri', ha ben scritto Gianluigi Gigli sull'Osservatore Romano.
[…]
Il famoso Living-Will o testamento Biologico con cui una persona chiarisce se in caso di grave infermità vuole vivere o morire...
"...E' una buffonata. Perché nessuno può predire come si comporterà dinanzi alla morte. Inutile fare gli eroi antelitteram, annunciare che dinanzi al plotone di esecuzione sputerai addosso ai tuoi carnefici come Fabrizio Quattrocchi. Inutile dichiarare che in un caso simile a quello di Terri vorrai staccare-la-spina, morire stoicamente come Socrate che beve la cicuta. L'istinto di sopravvivenza è incontenibile, incontrollabile...E se nel testamento biologico scrivi che in caso di grave infermità vuoi morire ma al momento di guardare la Morte in faccia cambi idea? Se a quel punto t'accorgi che la vita è bella anche quando è brutta, e piuttosto che rinunciarvi preferisci vivere col tubo infilato nell'ombelico ma non sei più in grado di dirlo?"
[…]
E poi?
Poi il calvario, la lenta caduta dalla Rupe della Fame e della Sete finì. 

Alle otto di mattina, il 31 marzo, Bob e Mary e Bobby e Susanna furono ammessi col sacerdote nella camera di Terri che stava finalmente morendo ma era ancora cosciente. E alle otto e quarantacinque, quando stava per esalare l'ultimo respiro, il poliziotto che con tanto zelo aveva impedito di inumidirle le labbra ringhiò che non potevan restare perché-le-infermiere-dovevan-pulire-la-camera-aggiustare-i-lenzuoli. Bobby si ribellò. Rispose che il pretesto era offensivo e ridicolo e si rifiutò di uscire. Allora il poliziotto lo cacciò brutalmente. Altrettanto brutalmente spinse don Pavone e Bob e Mary e Susanna fuori della stanza. Al loro posto si installò Barbablù con l'avvocato e, beffa delle beffe, crudeltà delle crudeltà, Terri morì con lui accanto. Sotto i suoi occhi.

(da un'intervista di Oriana Fallaci al "Foglio")



La vita non sempre va conservata: il bene, infatti, non consiste nel vivere, ma nel vivere bene. 
Perciò, il saggio vivrà quanto deve, non quanto può. 
Osserverà dove gli toccherà vivere, con chi, in che modo e che cosa dovrà fare. Egli bada sempre alla qualità della vita, non alla lunghezza.

- Lucio Anneo Seneca -

L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. 
In tal caso si ha la rinuncia all'accanimento terapeutico. 
Non si vuole così provocare la morte: si accetta di non poterla impedire. 
Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o altrimenti da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente. 

- Catechismo della Chiesa cattolica - 





Buona giornata a tutti. :-)





domenica 11 settembre 2011

Inno alla vita – Papa Giovanni Paolo II :)

La vita è dono meraviglioso di Dio e nessuno ne è padrone,
l'aborto e l'eutanasia sono tremendi crimini contro la dignità dell'uomo,
la droga è rinuncia irresponsabile alla bellezza della vita,
la pornografia è impoverimento e inaridimento del cuore.
La malattia e la sofferenza non sono castighi ma occasioni per entrare nel cuore del mistero dell'uomo; nel malato, nell'handicappato, nel bambino e nell'anziano, nell'adolescente e nel giovane, nell'adulto e in ogni persona, brilla l'immagine di Dio.
La vita è un dono delicato, degno di rispetto assoluto: Dio non guarda all'apparenza ma al cuore; la vita segnata dalla Croce e dalla sofferenza merita ancora più attenzione, cura e tenerezza.
Ecco la vera giovinezza: è fuoco che separa le scorie del male dalla bellezza e dalla dignità delle cose e delle persone; è fuoco che riscalda di entusiasmo l'aridità del mondo; è fuoco d'amore che infonde fiducia ed invita alla gioia.

(Beato Giovanni Paolo II)



La Chiesa non cessa mai di proclamare la verità che la pace nel mondo affonda le sue radici nel cuore degli uomini, nella coscienza di ogni uomo e di ogni donna. 
La pace può essere soltanto il frutto di un cambiamento spirituale, che inizia nel cuore di ogni essere umano e che si diffonde attraverso le comunità. 
La prima di queste comunità è la famiglia. 
È la famiglia la prima comunità ad essere chiamata alla pace, e la prima comunità a ricercare la pace – pace e amicizia fra gli individui e i popoli. 

(Beato Giovanni Paolo II)


Buona giornata a tutti. :-)